Si sono calati con le corde dentro il canyon selvaggio del Vallone Porto di Positano, e hanno filmato e fotografato la bellezza di un'area naturalistica unica nel suo genere e in tutta la Costiera amalfitana. Michele Angileri e Andrea Pucci appassionati di torrentismo, disciplina sportiva anche conosciuta come canyoning, che consiste nel percorrere in discesa le gole dei torrenti di montagna, hanno così voluto testimoniare la loro vicinanza alla battaglia del Wwf e delle associazioni ambientaliste locali in difesa di questo posto, minacciato da lavori di cementificazione.
“La nostra specialità e passione – hanno raccontato i protagonisti dell’incredibile avventura - è la scoperta o la riscoperta di gole sconosciute. Negli scorsi anni abbiamo volto la nostra attenzione anche verso lo stupefacente ambiente dei Monti Lattari scoprendo alcuni splendidi torrenti inesplorati. Stavolta è toccato alla Forra del Vallone Porto. Lungo la gola sono stati trovati i segni di una precedente discesa, effettuata non meno 10 anni fa. Discendendola abbiamo avuto il privilegio di entrare in un ambiente dalle dimensioni maestose: una gigantesca scultura di pietra, un canyon come ce ne sono pochi in Italia. La gola del Vallone Porto è uno tra i canyon più imponenti di cui abbiamo notizia”.
Sul sito internet di Michele Angileri, questa passione viene così spiegata: “Non hai bisogno di recarti in un luogo alla moda, uno di quei luoghi lontani che vedi nei documentari: ti basta avventurarti tra le colline dietro casa (e non fermarti ai primi ostacoli) per scoprire mondi selvaggi, sublimi perchè ostili e grandiosi, belli perché tu conosci i modi per viverli senza troppi rischi. Nei canyon io trovo anche altre cose di cui ho bisogno. Trovo una frattura netta con la quotidianità, trovo luoghi e situazioni capaci di entrarmi nella testa così a fondo da interrompere il flusso incessante dei pensieri. Trovo la comunione con le rocce, l'acqua, gli alberi, il tempo. Trovo enormi giardini dove giocare a muovermi, a contorcermi, ad arrampicarmi, a nuotare. Trovo la fatica fisica che mi serve per bilanciare la mia sedentaria quotidianità. Trovo il filo conduttore dei miei viaggi. Trovo il piacere di scoprire luoghi nuovi, mai visti dall'Uomo, mai neppure immaginati. Ciò è paradossale: in questa nostra Italia abitata da millenni esistono centinaia di canyon (detti anche gole o forre) dove l'Uomo non ha ancora voluto o osato mettere piede, mai percorsi da alcuno, sconosciuti, inesplorati”.
Tutte queste emozioni si possono trovare propri qui, in un territorio come la Costiera amalfitana, che nel corso degli anni ha avuto un'antropizzazione quasi forsennata e che ha conservato pochi luoghi davvero intatti. I due esperti di torrentismo non si sono “limitati” a fare la discesa, ma anche poi a filmare e fotografare la bellezza che si stagliava davanti ai propri occhi.
Una scheda tecnica descrive poi le difficoltà, il tipo di roccia, l'altezza delle quote.
“La forra del Vallone Porto era già stata discesa integralmente, con tutta probabilità da speleologi campani – scrivono i due appassionati - gli armi che abbiamo trovato lungo la gola erano però tutti arrugginiti e inservibili: certamente la gola non veniva più percorsa da molti anni. Non so dire se essa sia mai stata ripetuta: di certo è stata esplorata e poi praticamente dimenticata. Uno strano destino per una delle gole più imponenti e interessanti d'Italia “. Angileri e Pucci si soffermano anche sulle recenti storie di questa valle: “Il Porto è sopravvissuto alla cementificazione grazie all'impegno di due artisti, Vali Myers e Gianni Menichetti, che vi abitano fin da metà degli anni '50 – scrivono sul sito - La loro presenza nel Porto e il loro strenuo impegno per la conservazione dell'ambiente naturale, contro ogni progetto che prevedesse la cementificazione o lo sfruttamento del Vallone hanno reso possibili la sensibilizzazione della popolazione e delle autorità e la conseguente istituzione di una riserva naturale protetta, la cui gestione è affidata al WWF. Dall'anno 2000 il Vallone Porto è un "sito di importanza comunitaria".I tentativi di sfruttamento del Vallone Porto, tuttavia, non si sono fermati. Nel 2008 il Comune di Positano ha deliberato alcuni lavori finalizzati alla "riduzione del rischio idrogeologico", che prevedono la realizzazione di muraglioni e briglie in cemento e pietre. Si tratta di opere dal grande impatto ambientale, che rischiano di danneggiare gravemente il delicato ecosistema del Vallone e che potrebbero costituire l'occasione per la realizzazione nel Porto di ulteriori infrastrutture. Contro questo scellerato progetto è insorta quella parte della popolazione più sensibile alle tematiche ambientali. Sono stati organizzati dibattiti e tavole rotonde, e i media hanno dato spazio a questa vicenda. Così i lavori non sono iniziati ma la delibera non è stata annullata”.
“I video realizzati dai due esperti sono assolutamente suggestivi – dichiara Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina - ma più interessante è il fatto che ancora una volta l'ennesimo "straniero" abbia apprezzato e goduto delle meraviglie che la Natura ha creato in questo angolo di Costiera, spesso sconosciute dai suoi stessi abitanti,“meraviglie” rimaste ancora intatte, mentre tutt'intorno è cresciuta l'urbanizzazione, spinta da una malintesa idea di progresso che pare non riuscire più a coniugare il concetto di modernità con quello del bello e del rispetto di un paesaggio unico e irripetibile. Ormai la nostra battaglia per evitare la costruzione di devastanti dighe in cemento nel Vallone Porto dura da oltre 2 anni e mezzo. Ma l’Amministrazione burocrate e miope di Positano pare non sapere o non volere ancora fare un passo indietro e bloccare i fatidici lavori, dando ascolto alle oltre 5000 persone che hanno firmato le diverse petizioni, e né pare riuscire a dare una risposta alle numerose incongruenze, contraddizioni e "fantasticherie" (per usare un eufemismo) prodotte dai loro tecnici “professionisti” a sostegno dell’ inutile, devastante e dispendioso progetto”.