Codice Ue su fake news. Pira, UniMe: lezioni come scuole Finlandia CULTURA di Massimo Ciccarello Scritto mercoledì, 13 Agosto, 2025 16:28 Ultimo aggiornamento domenica, 9 Novembre, 2025 20:01 MESSINA – “Seguiamo l’esempio della Finlandia, lezioni a scuola per riconoscere le fake news e combattere la disinformazione”. Parte dal profondo Sud, la campagna dei ricercatori per allineare l’Italia ai nuovi standard dell’Europa in materia di comunicazione pubblica. A prendere l’iniziativa è il docente dell’università di Messina, del Dipartimento di civiltà antiche e moderne da tempo laboratorio di studio sui nuovi media, con la cattedra di Sociologia dei processi culturali e comunicativi. Il professore associato che la occupa, Francesco Pira, ha appena dato alle stampe un “manuale d’uso” per la didattica su un tema fortemente attenzionato dalla Commissione europea. Il primo luglio, infatti, è entrato in vigore il nuovo “Codice di condotta” per le piattaforme online e i loro fruitori professionali. Si tratta di uno strumento giuridico, aggiornato ai sensi della recente legge europea sui servizi digitali, messo a punto per contrastare le campagne di mistificazione dirette a condizionare i regolari processi democratici. “Giornalismi: la difficile convivenza con fake news e misinformation” è il titolo della ricerca redatta insieme a Andrea Altinier, docente a contratto di Corporate comunication presso l’Istituto salesiano universitario di Venezia e Mestre. Una pubblicazione arrivata nei giorni in cui ha fatto notizia la denuncia a una corte federale statunitense presentata dal presidente francese, Emanuel Macron, contro una influencer americana per la sua campagna ai danni della first lady Brigitte. Le indagini di una delle più grosse società di investigazioni private operante in Usa, Gran Bretagna e nell’area dell’Asia-Pacifico, avrebbero accertato che i podcast di Candace Owens non erano solo bislacche opinioni personali sulla fantomatica transizione sessuale della première dame. Dietro i suoi video su YouTube ci sarebbero inequivocabili connessioni con ambienti della destra estrema internazionale, e persino con la Russia. PER APPROFONDIRE: “Figli delle app”, soli e fake-dipendenti: Pira studia la generazione Dad Sociologo e comunicatore d’impresa elaborano un “esagono” per riconoscere la disinformazione. Il lavoro a quattro mani degli studiosi italiani, pubblicato nelle edizioni di “Libreria Universitaria“, elabora i criteri oggettivi per distinguere la notizia artefatta o falsa, dall’informazione alternativa o divergente. Il confine sottile e permeabile fra propaganda e dissenso richiede solidi parametri scientifici per la classificazione, soprattutto se nelle istituzioni educative occorre “insegnare” la capacità di distinguere. Gli autori hanno individuato un “esagono delle fake news“, che focalizza le “sei caratteristiche fondamentali che rendono le notizie false così pervasive: appeal, viralità, velocità, crossmedialità, flusso e forza”. E’ un cocktail scientificamente messo a punto da strutture ben organizzate e robustamente finanziate, vere e proprie fabbriche di troll spesso con protezioni governative, dove sofisticate competenze tecniche sul funzionamento della rete si affiancano a raffinate analisi di psicologia sociale. “Le fake news infatti non sono anomalie – dice Pira –, ma elemento costitutivo di un ecosistema comunicativo regolato da logiche algoritmiche e dinamiche emotive, dove la verità spesso cede il passo all’engagement e alla polarizzazione“. PER APPROFONDIRE: Russia, la guerra è solo su Tik tok. Il sociologo Pira: schiera gli influencer Commissione Ue: misinformation minaccia per le democrazie, esposti 63 per cento dei giovani. Catturare l’attenzione con testi e immagini dalla carica fortemente emotiva, per alimentare dibattiti e condivisioni dai contenuti marcatamente estremizzati, sono il pilastro della comunicazione avvelenata diretta a destrutturare il consenso di fondo alle istituzioni politiche. Un’indagine della Commissione Ue definisce la disinformazione come “una minaccia crescente per le democrazie europee”. Una conclusione cui è giunta dopo un’approfondita indagine statistica, dalla quale è emerso che “il 63 per cento dei giovani europei incontra notizie false più di una volta a settimana”. Nonostante “l’83 per cento delle persone ritiene che la disinformazione costituisca una minaccia per la democrazia”, e “il 51 per cento degli europei ritiene di essere stato esposto alla disinformazione online“, dalle trappole sui social appare sempre più difficile sottrarsi. “In questo scenario, il ruolo di una buona educazione che sia ben comunicata è oggi più che mai cruciale”, avverte il sociologo Pira. Parlando di un “processo dialogico e trasformativo che deve affermarsi come pratica educativa diffusa, capace di integrare media education, educazione civica e cittadinanza digitale”. L’Europa sta cercando di agire alla fonte, ottenendo dai grandi provider innanzitutto l’impegno a “demonetizzare” i siti di disinformazione acclarata, attraverso ostacoli alle inserzioni pubblicitarie. Ma è una misura palliativa, se i committenti hanno risorse finanziarie da investire a fondo perduto. Così l’Ue amplia il campo d’intervento, muovendosi lungo la frontiera sottile fra garantire il pluralismo e proteggere la democrazia dall’inquinamento. PER APPROFONDIRE: Penna Maestra, premiato a Noto il giornalismo che resiste In vigore il Codice di condotta europeo contro le manipolazioni social di account falsi e botnet. Il “Codice di condotta“ in vigore dal mese scorso “rafforza le misure volte a ridurre i comportamenti manipolatori”, come “ad esempio account falsi, amplificazione guidata da bot, impersonificazione, deep fake malevoli”. I social sono “inoltre tenuti a rivedere periodicamente l’elenco delle tattiche, delle tecniche e delle procedure utilizzate dagli attori malintenzionati”, applicando “politiche chiare che coprano la gamma di comportamenti e pratiche individuati”. E’ un tema scivoloso e attualissimo, perché Facebook è stata spesso accusata di utilizzare arbitrariamente la policy contro i contenuti d’odio, bloccando utenti e post che sono solo scomodi a qualche gruppo di riferimento. Tanto che lo scorso anno 43 parlamentari di tutti i partiti hanno presentato un esposto all’Agcom, preceduto da due interrogazioni a Camera e Senato, presentate rispettivamente da Pd e Fi. Denunciavano che le “interazioni di politici, alcuni giornalisti e autori di vario genere hanno subito un crollo tra il 50 e l’80 per cento, mentre alcune fonti stanno ricevendo dei boosting di notevoli dimensioni, venendo i loro contenuti autopromossi (a titolo gratuito) da Meta stessa. I criteri sono totalmente sconosciuti, ma prescindono in larghissima misura dalla volontà del lettore. Risulta irrilevante che abbia espresso la volontà di leggere i contenuti di una fonte, dato che la decisione di rendergli agilmente fruibile il contenuto spetta a Meta”. PER APPROFONDIRE: Penna maestra a Ecostiera.it e La Sicilia: Siracusa premia i cronisti Obbligo per le piattaforme di trasparenza su pubblicità politica e sostegno al fact-checking. sopra e copertina, immagini tratte dal sito della Commissione Europea. Il “Codice” europeo chiede di “garantire l’integrità dei servizi” per assicurare la “trasparenza della pubblicità politica“, riconoscendone “l’importanza nel plasmare la vita pubblica”. Imponendo ai padroni della rete “misure di trasparenza più rigorose, che consentano agli utenti di riconoscere facilmente gli annunci politici fornendo un’etichettatura più efficiente, impegnandosi a rivelare lo sponsor, la spesa pubblicitaria e il periodo di visualizzazione”. Inoltre “il codice prevede che le piattaforme online forniscano un migliore sostegno alla ricerca sulla disinformazione”, e “garantire che le piattaforme utilizzino in modo più coerente la verifica dei fatti sui loro servizi”. Ma la Commissione è consapevole che non basta un loro impegno formale, né una legge comunitaria sui loro servizi, a imbrigliare lo strapotere delle multinazionali della rete. Specialmente se trovano un sostegno spregiudicato dall’amministrazione statunitense, sempre più sbilanciata verso la disintegrazione delle Istituzioni comunitarie, e la revisione dei processi democratici verso forme marcatamente autoritarie. Così Bruxelles ha codificato che “gli utenti saranno meglio protetti dalla disinformazione attraverso strumenti rafforzati per riconoscere, comprendere e segnalare la disinformazione, per accedere a fonti autorevoli e attraverso iniziative di alfabetizzazione mediatica”. La Finlandia ha già aperto la strada. PER APPROFONDIRE: Facebook e copia-incolla comunicati, l’Unci avverte: così muore il giornalismo “Scuole finlandesi prime su alfabetizzazione mediatica per società resiliente alle notizie false”. “Il caso finlandese, primo al mondo per alfabetizzazione mediatica e fiducia nei giornalisti, dimostra che è possibile costruire una società resiliente alla disinformazione attraverso un sistema educativo coordinato, efficace e lungimirante”. Il professore Pira, giornalista professionista già inviato in Iraq e formatore dell’Ordine di Sicilia, sottolinea inoltre che “l’educazione ai media in Finlandia è una componente essenziale dei curricoli scolastici sin dalle elementari, integrata trasversalmente nelle materie e radicata nella cultura familiare“. Spiega che “non si tratta soltanto di insegnare a riconoscere le fake news, ma di formare cittadini capaci di vivere lo spazio pubblico digitale con senso di responsabilità, e competenze socio-cognitive adeguate”. Infatti, “una comunicazione educativa di qualità non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma promuove consapevolezza emotiva, affidabilità nelle relazioni e una costruzione condivisa del significato”. Perciò diventa “fondamentale promuovere iniziative come le ‘Scuole per genitori‘, percorsi di formazione continua e progetti interdisciplinari che favoriscano il dialogo tra scuola, famiglia, università, media pubblici e istituzioni”. PER APPROFONDIRE: Cumo, il Penna Maestra a Pira e Cicero: premio alla cronaca che fa ricerca Università di Messina, il prof Pira: edu-comunicazione per centralità individuo pure nel digitale. Angel Boligan per il World press freedom day 2023. Secondo il cattedratico siciliano della Unime deve essere un “percorso che coinvolge studenti, docenti, famiglie e operatori dell’informazione, in grado di contrastare la ‘datificazione dell’esperienza’ teorizzata dalla sociologa statunitense Shoshana Zuboff“. La ricercatrice di psicologia sociale all’università di Harvard, ha studiato gli effetti di “quel processo attraverso cui ogni aspetto della vita quotidiana viene convertito in dati, monitorato e spesso utilizzato a fini predittivi e commerciali dalle grandi piattaforme digitali”. E’ la teoria del “Capitalismo della sorveglianza“, ripresa e approfondita anche da Zygmunt Bauman, secondo la quale si stanno riscrivendo tanto i rapporti economici quanto le istituzioni politiche che li riflettono. Il professore Pira spiega che, “in tale contesto, l’individuo rischia di essere ridotto a una mera somma di comportamenti tracciabili e manipolabili”. Mentre una “buona edu-comunicazione, al contrario, restituisce centralità all’essere umano come soggetto consapevole, responsabile e capace di interpretare, valutare e rielaborare le informazioni”. In parole povere “riaffermando il valore dell’autonomia personale e dell’impegno sociale nell’ambiente digitale”, dove gli algoritmi della Intelligenza artificiale ormai “imposti” sulle app e sui motori di ricerca, nelle nuove generazioni stanno minando la stessa formazione delle connessioni neurali preposte all’elaborazione del pensiero critico. PER APPROFONDIRE: Giornata comunicazione sociale: Leone XIV nel solco di Bergoglio Estate con sponsor inquinanti, c’è chi dice no: film ritirato da festivalsabato, 6 Settembre, 2025Ultimo aggiornamento domenica, 9 Novembre, 2025 20:06 AUGUSTA – C’è chi dice no, se la cultura “è un regalo avvelenato”. Se gli eventi dell’Estate augustana sono “coriandoli lanciati sugli… Codice Ue su fake news. Pira, UniMe: lezioni come scuole Finlandiamercoledì, 13 Agosto, 2025Ultimo aggiornamento domenica, 9 Novembre, 2025 20:01 MESSINA – “Seguiamo l’esempio della Finlandia, lezioni a scuola per riconoscere le fake news e combattere la disinformazione”. 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