“Adotta un bene”: la cittadinanza attiva entra nel cuore del Premio Francesca Mansi COPERTINA GLOBAL LOCAL PRIMO PIANO di Redazione Scritto venerdì, 9 Ottobre, 2026 17:44 L’XI edizione invita le scuole della Costiera amalfitana a conoscere, raccontare e prendersi cura del territorio. Il ricordo di Gioacchino Di Martino diventa un passaggio di testimone alle nuove generazioni C’è una Costiera amalfitana che si guarda e un’altra che si vive. La prima è quella delle immagini perfette, dei panorami conosciuti in tutto il mondo, delle strade affollate e dei luoghi che ogni anno attirano visitatori. La seconda è più difficile da raccontare: è fatta di sentieri percorsi da generazioni, torrenti che attraversano i valloni, terrazzamenti, piccole chiese, botteghe, parole dialettali, tradizioni familiari, mestieri che rischiano di scomparire. È proprio da questa seconda Costiera che parte l’XI edizione del Premio Francesca Mansi per l’Ambiente, rivolta alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio. Il titolo scelto per il 2027 è già una dichiarazione d’intenti: “Adotta un bene: sui sentieri della cittadinanza”. Non si tratta soltanto di studiare un luogo. Agli studenti viene chiesto qualcosa di più: individuarlo, conoscerlo, ricostruirne la storia, capire quale rapporto abbia con la comunità e domandarsi che cosa possa essere fatto per custodirlo. Dalla denuncia alla responsabilità Francesca Mansi Il nuovo bando rappresenta anche la naturale prosecuzione del percorso iniziato lo scorso anno. La X edizione, “Territori in vetrina. Comunità in cerca di futuro”, aveva messo gli studenti davanti ad alcune delle contraddizioni più evidenti della Costiera contemporanea: turismo eccessivo, difficoltà abitative, trasporti, servizi, spopolamento, perdita di residenti e prospettive per le nuove generazioni. I ragazzi avevano intervistato cittadini, costruito questionari, realizzato video e podcast, avanzato proposte. Questa volta la domanda cambia. Non più soltanto: che cosa non funziona nel territorio in cui viviamo? Ma: che cosa siamo disposti a conoscere meglio e a prenderci cura di ciò che ci appartiene? È un passaggio importante. Dall’osservazione alla partecipazione. Dalla critica alla responsabilità. Un bene può essere anche una parola L’aspetto forse più interessante del nuovo bando è proprio l’idea ampia di “bene”. Non necessariamente un monumento famoso o un edificio di particolare valore artistico. Una classe potrà scegliere un sentiero o un torrente, una spiaggia, un vallone, un terrazzamento. Oppure una piazza, una fontana, una bottega storica. Ma potrà anche occuparsi di qualcosa che apparentemente non si può toccare: una tradizione, un rito, un mestiere antico, un racconto tramandato oralmente, un sapere contadino o artigianale, perfino una parola del dialetto che rischia di non essere più pronunciata. Ed è forse proprio qui che il progetto acquista una dimensione più profonda. Perché un patrimonio non scompare soltanto quando crolla un edificio. Può scomparire quando muore l’ultima persona che conosce una tecnica, quando nessuno ricorda più il nome con cui veniva chiamato un luogo, quando una storia smette di essere raccontata. Il percorso è stato pensato in modo da potersi integrare naturalmente anche nell’Educazione civica. Ma la cittadinanza, in questo caso, non viene affrontata soltanto attraverso principi astratti. Può significare andare a parlare con un anziano del paese. Cercare una fotografia in un cassetto di famiglia. Chiedere perché un sentiero non viene più percorso. Capire dove nasce un torrente e dove finisce. Intervistare l’ultimo artigiano che esercita un determinato mestiere. La ricerca può così diventare un modo per mettere in relazione generazioni diverse. Ed è già accaduto nelle precedenti edizioni del Premio: i lavori scolastici hanno spesso superato i confini delle classi, coinvolgendo genitori, nonni, abitanti, associazioni e istituzioni. È probabilmente uno degli aspetti più interessanti di un’esperienza che, giunta all’undicesima edizione, ha costruito nel tempo una sorta di archivio collettivo dello sguardo dei ragazzi sulla Costiera amalfitana. Tutto nasce dalla memoria di Francesca Mansi che perse la vita nell’alluvione del 9 settembre 2010 ad Atrani. Da allora il Premio che porta il suo nome ha provato a trasformare quella memoria in un percorso educativo. Ambiente, fragilità idrogeologica, biodiversità, terrazzamenti, piccoli borghi, produzioni locali, memoria e identità sono diventati negli anni temi attraverso i quali migliaia di studenti hanno imparato a leggere il luogo in cui vivono. Non per celebrarlo, ma per comprenderlo. E talvolta anche per metterne in discussione le trasformazioni. Il passaggio di testimone di Gioacchino Di Martino L’XI edizione avrà anche un significato particolare: è dedicata alla memoria di Gioacchino Di Martino, socio fondatore del Club per l’UNESCO di Amalfi, vicepresidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, ambientalista e uomo impegnato in numerose realtà associative del territorio, come il Fai di Salerno cui è stato delegato per l’Ambiente. Gioacchino aveva fatto della conoscenza della Costiera meno conosciuta una delle ragioni del proprio impegno: sentieri, valloni, biodiversità, paesaggio, memoria dei luoghi. Pochi giorni prima della sua scomparsa aveva voluto partecipare alla premiazione della X edizione ad Atrani. Pur provato dalle condizioni di salute, era rimasto fino alla fine, accanto ai ragazzi. Quell’ultima presenza oggi assume quasi naturalmente il significato di un passaggio di testimone. Non a caso uno dei riconoscimenti dell’XI edizione sarà il Premio Speciale “Gioacchino Di Martino – Sui sentieri della cittadinanza”, destinato al progetto che saprà trasformare meglio la conoscenza di un bene in un gesto di responsabilità e partecipazione. Prima di proteggere un luogo bisogna riconoscerne il valore. È forse questa la scommessa più interessante del nuovo bando. Non si può chiedere ai giovani di difendere un territorio che conoscono soltanto superficialmente. Prima occorre attraversarlo. Ascoltarne le storie. Impararne i nomi. Capire perché una scala, un torrente, una vecchia bottega o una parola pronunciata dai nonni possano avere un valore collettivo. Solo dopo può nascere la domanda decisiva: che cosa possiamo fare perché tutto questo continui a esistere? Le scuole potranno aderire all’XI edizione del Premio entro il 1° dicembre 2026. Gli elaborati dovranno essere presentati entro venerdì 30 aprile 2027. Tra queste due date ci saranno diversi mesi di lavoro. Ma forse il risultato più importante non sarà quello che arriverà alla Commissione sotto forma di video, ricerca, fotografia, podcast o progetto. Sarà lo sguardo con cui, dopo aver “adottato” un bene, un ragazzo tornerà a passargli accanto. Il bando completo si può trovare qui: https://clubunescoamalfi.it/adotta-un-bene-sui-sentieri-della-cittadinanza-il-bando-dellxi-edizione-del-premio-francesca-mansi-per-lambiente/ La Costiera non diventi solo cartolina: la lezione dei ragazzi Costiera, quale futuro: X Premio Francesca Mansi per l’Ambiente Autore Redazione Articoli redatti dalla redazione di e'Costiera Visualizza tutti gli articoli