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Catania come Ecomac, plastica in fiamme: Augusta trema di nuovo

AUGUSTA – A Catania brucia uno stabilimento di riciclo, e Augusta si risveglia con un altro incubo Ecomac. La colonna di denso fumo nero che la mattina del 9 agosto si è levata dalla zona industriale di Pantano d’Arci, ha nuovamente messo in allarme la popolazione delle contrade esterne. Ancora una volta la direzione del vento ha favorito le aree abitate intorno Brucoli e Agnone, spingendo gli inquinanti potenzialmente carichi di diossine verso le campagne di Francofonte. E ancora una volta le informazioni più tempestive sono arrivate dalle reti sociali, mentre i canali ufficiali si sono attivati quando Facebook era già piena di foto e post allarmati. A differenza di quanto accaduto il 5 luglio nel petrolchimico siracusano, la vicinanza dell’aeroporto e della metropoli etnea hanno fatto accendere subito i riflettori dei grandi media. Ma con reportage stranamente monchi del nome dell’azienda divorata dalle fiamme. Solo un comunicato diffuso nel primo pomeriggio dalla “Etna global service” alla stampa catanese, ha dato un’identità. Attribuendo la paternità dell’incendio “allo sfregamento di materiali ferrosi”. Nessuna spiegazione su come quelle scintille si siano propagate alle ecoballe, stoccate nella sede aziendale della Quinta strada. Infatti, nella prima edizione del Tg3 Sicilia, il servizio dell’inviato sul posto parlava solo di fiamme nel “deposito di materiale plastico e di materiali di scarto”. Cosa è accaduto nei piazzali di questa Srl, registrata alla Camera di commercio nel 2005 con l’Ateco “riparazioni meccaniche di autoveicoli“, e che nel 2024 è stata unica offerente per l’appalto sullo “stoccaggio e successivo recupero di rifiuti in plastica” nell’area metropolitana catanese?

I venti aiutano ancora Augusta, nube tossica spinta verso gli agrumeti del Lentinese.

sopra e copertina, l’incendio delle plastiche riciclate visto da Brucoli.

Il comunicato della società a responsabilità limitata esclude un’azione dolosa. Ma chi si trovava a transitare nella zona ha raccontato di un boato, in concomitanza alla colonna di fumo che si levava in prossimità dell’Ikea. Saranno i periti a fare luce sull’incidente, e saranno i campionatori Arpa subito richiesti sul posto a rilevare gli inquinanti dispersi in atmosfera. Però quante diossine sono state sparse sopra gli agrumeti del vicino triangolo agrumicolo del Lentinese, probabilmente non si saprà mai, se vengono seguiti gli stessi protocolli applicati per l’incendio Ecomac. Perché i dubbi sulle procedure di monitoraggio e di protezione civile si sono rafforzati, dopo il consiglio comunale straordinario sull’argomento, tenutosi ad Augusta il 6 agosto su richiesta di Pd e 5 Stelle. Il sindaco, Giuseppe Di Mare, ha parlato in aula di “una cabina di regia che si è subito attivata”. Nonché di un’emergenza “costantemente monitorata”. Accennando al “reato di procurato allarme“, se gli avvisi del Comune alla popolazione precedono gli allert sollecitati dagli enti preposti. E dicendo infine di “fidarsi pienamente delle istituzioni“. Le quali, tuttavia, non hanno dato la stessa fiducia ai suoi colleghi sindaci delle città vicine. Dato che Peppe Carta a Melilli, e Pippo Gianni a Priolo, sin dall’inizio hanno dichiarato l’intenzione di ricorrere a laboratori privati per le analisi sugli inquinanti.

In consiglio il caso Ecomac e i monitoraggi fatti fra gli scavi di Megara Hiblea ma non alla villa.

relazione Arpa al consiglio comunale di Augusta: mappa dei campionamenti sul suolo contaminato.

In effetti, come già accaduto per l’incendio Ecomac del 2022, Augusta resta fuori “di default” dai rilevamenti Arpa durante le crisi. Nella relazione dell’Agenzia regionale trasmessa all’ultimo consiglio, la mappa allegata coi campionamenti del suolo contaminato è illuminante. C’è persino la villa comunale di Solarino, che dista 11 chilometri, ma non quei giardini pubblici di Augusta che a soli 5 chilometri fronteggiavano l’incendio senza barriere naturali. In compenso i laboratori di Palermo hanno analizzato il suolo degli scavi a Megara Hiblea, dato necessario a pianificare in sicurezza le prossime campagne archeologiche, ma di scarsa utilità per chi frequenta i nuovi giardinetti disseminati in città dall’amministrazione comunale. Poi c’è tutto il capitolo degli avvisi di protezione civile, che l’opposizione contesta come lacunosi e tardivi, dando voce alle contestazioni degli ambientalisti. Il sindaco ha rivendicato il primato dell’allert lanciato nell’area coinvolta, con un messaggio “redatto personalmente” su Telegram il 5 luglio, dove alle 11,44 parlava genericamente di “incendio che non coinvolge impianti della zona industriale“. Cui ne è seguito un altro 9 minuti dopo, dove accennava a “un’azienda di rifiuti differenziati in zona San Cusmano“. La localizzazione Ecomac, che evocava subito la natura cancerogena del fumo derivante dalla combustione di plastiche, compare in un avviso delle 13,12. Sono passate quasi due ore da quando l’Arpa è stata mobilitata per i monitoraggi:“Questa Agenzia, intorno alle ore 11,30 ha ricevuto richiesta di intervento per un vasto incendio sviluppatosi presso l’impianto Ecomac nell’area industriale di Augusta e una squadra tecnici, in servizio di reperibilità, si è subito recata presso il sito”.

Di Mare: è solo campagna elettorale la polemica di Pd e 5 Stelle sugli avvisi del Comune in ritardo.

sopra l’incendio Ecomac del 5 luglio scorso e sotto quello dell’agosto 2022.

La “cabina di regiaper le emergenze quindi sapeva già di cosa si trattava, visto il precedente di 3 anni prima con la stessa azienda di smaltimento. Eppure, stando alle parole del sindaco in aula, le istruzioni di protezione civile sono state impartite ai sindaci “appena si è avuta certezza”. C’è una evidente sfasatura nei tempi di avviso sul fumo alla diossina, che ha pericolosamente esposto quegli operai in servizio nei vicini impianti petrolchimici, per i quali non si erano già autonomamente attivati i protocolli aziendali d’emergenza. “Gli esiti delle determinazioni analitiche, eseguite e relazionate dalla scrivente Arpa, evidenziano che a seguito dell’evento la presenza di diossine e furani nel particolato atmosferico e pertanto la presenza di tali sostanze sulla matrice aria, fino ai prelievi eseguiti il 16 luglio, è stata conclamata“. Il dibattito consiliare a tratti aspro con la minoranza, che Di Mare ha derubricato a campagna elettoraleconfortato dal silenzio-assenso della maggioranza, non ha fugato i dubbi sulla tempestività degli avvisi. “Negli impianti di stoccaggio/trattamento dei rifiuti la natura del rischio, gli effetti degli scenari incidentali e le conseguenti azioni da adottare dipendono dalla tipologia di rifiuto, dalle attività che si svolgono all’interno dell’impianto, contenuti già nel Piano di emergenza esterno e da cui, sin dalle prime ore dell’evento, scaturiscono le azioni di prudenza, in funzione delle condizioni meteo e a prescindere dei dati analitici (che comunque Arpa trasmette appena disponibili)”. Lo puntualizza l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, aggiungendo che il suo “ruolo nella gestione delle emergenze ambientali è di supporto alle strutture di soccorso tecnico, sanitario e ai soggetti competenti nelle materie oggetto di intervento o titolati a provvedimenti di protezione civile, al fine di dimensionare e valutare il fenomeno ed esprimere proposte atte ad impedire e/o limitare quanto più possibile il coinvolgimento dell’ambiente”.

Arpa “smentisce” il sindaco: tempi per le analisi non compatibili con decisioni in emergenza.

Quindi aspettare i dati dei monitoraggi per evitare il “procurato allarme” è come iniziare a frenare solo quando si attiva l’airbag. “Appare opportuno osservare che proprio nel Piano operativo per la sicurezza ambientale si legge che ‘i tempi di risposta relativi alle attività svolte da Arpa per la gestione dell’evento possono subire grandi variazioni in funzione della sostanza e dell’evento verificatosi e della sua evoluzione. In generale, quindi, i tempi utili per le decisioni da prendere in emergenza, potrebbero risultare non compatibili con la maggior parte delle attività svolte da Arpa, ciò a causa delle differenti modalità di campionamento e delle analisi necessarie'”. Per essere ancora più chiara, l’Agenzia regionale scrive che “in termini di Pee e più in particolare di Posa e di identificazione del rischio, l’incendio avvenuto presso l’impianto Ecomac rientra tra le casistiche di ‘incidente ad alto impatto ambientale‘ ovvero incendio prolungato, con emissioni in atmosfera di prodotti di combustione liberati in relazione al materiale in combustione contenenti sostanze pericolose (composti organici, idrocarburi policiclici aromatici, diossine) e successive ricadute”. Insomma, non servivano i canister o la palla di vetro per sapere cosa stava accadendo a San Cusmano. E anche se i venti hanno in prevalenza “graziato” Augusta, l’ultimo incendio a Catania racconta che su un territorio i rischi ambientali sono condivisi. E prima o poi colpiscono tutti.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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