Tra vigneti e antiche strade: le ville rustiche di Tramonti e Agerola AMALFITANIA COPERTINA CULTURA PRIMO PIANO di Giuseppe Gargano Scritto mercoledì, 12 Agosto, 2026 13:31 Dalle prime caverne della preistoria (I puntata) ai villaggi collinari della protostoria (II puntata), fino al lusso del “turismo imperiale” sulle coste di Capri, Positano, Amalfi e Minori (III puntata), il racconto dello storico Giuseppe Gargano svela ora un altro volto della domina romana. Nella IV puntata del nostro feuilleton, ci porta tra i monti dei Lattari: un viaggio tra le ville agricole di Tramonti e Agerola, la produzione del vino, il celebre “latte medicamentoso” raccomandato da Galeno e le grandi vie di comunicazione che avrebbero dato forma ai futuri borghi medievali. I Romani colonizzarono l’area amalfitana realizzando pure ville rustiche tra i monti e le colline della catena dei Lattari. Le aree scelte furono in particolare Tramonti e Agerola. La prima terra era prossima alla città romanizzata di Nuceria Alfaterna, mentre la seconda era legata alla città di Stabiae. Tramonti romana: tra vigne antiche e dolea di terracotta A Polvica (Tramonti), nel sito dov’erano esistiti un villaggio dell’età del bronzo e un altro dell’età ellenistica, fu fondata forse la più antica villa romana del territorio amalfitano. Si trattava di una villa rustica con una dichiarata vocazione agricola. Un calco ricavato in un terreno attiguo ha provato che furono proprio i Romani a introdurre in quella terra la vite. Tramonti, in frazione Polvica l’ingresso della villa romana rustica Coperta da una coltre di pomici eruttate nel 79 d.C., sul suo strato superiore fu edificata un’altra villa nel II secolo, distrutta poi da un’alluvione nel V secolo. Nell’Antiquarium di Minori tanti i resti ritrovati nella villa rustica romana di Tramonti Sempre nel territorio di Tramonti, a Cesarano, nel XIX secolo furono individuati i resti di un deposito agricolo contenente grossi dolea in terracotta per il vino; nel contempo fu evidenziata una villa rustica alle Pietre. L’esistenza del toponimo Figlino, derivato dal latino figulinus (vasaio), costituisce un’ulteriore prova circa l’attività vitivinicola sin dall’età romana. Infatti sul posto doveva esistere una produzione di dolea e di anfore da parte di locali artigiani mediante l’uso della creta rossa molto abbondante nel territorio tramontano, un’argilla così buona “da fare piatti più belli che quelli di Faenza”, come si affermava nel XVI secolo. Su quel terreno, denominato cretazzo, allignava molto bene la vite. Agerola e il Mons Lactarius: il latte “miracoloso” raccomandato da Galeno Altri interessanti ritrovamenti furono effettuati, ancora nel XIX secolo, nel territorio di Agerola. Una villa rustica esisteva a San Lazzaro, sottoposta ad un grande edificio del XVIII secolo. A Ponte furono intercettati i ruderi di una fabbrica romana che conservava lucerne, patere, vasi fittili, orcio con iscrizione. A Campora fu evidenziata una conduttura idrica romana con tubazioni in muratura coperte a tettuccio. La vista da Agerola dalla località San Lazzaro sulla Costiera amalfitana Gli autoctoni agerolesi dell’età romana praticavano la pastorizia e l’allevamento; essi conducevano al pascolo alle falde del Mons Lactarius (S. Angelo a tre pizzi) una particolare qualità di mucche che si cibavano di speciali erbe e producevano un latte medicamentoso: il celebre medico romano Galeno raccomandava ad un suo allievo di recarsi a Stabiae per berlo, in modo da guarire la sua malattia allo stomaco. La Via Regina e la Via Stabiana: le “autostrade” romane attraverso i Lattari Anche Scala ebbe una frequentazione romana, seppur più tarda: sepolture in vasi del IV secolo d.C. vennero alla luce negli anni ’60 del secolo scorso presso Casa Romano. Le ville marittime e rustiche del territorio amalfitano erano in comunicazione con i municipia collocati nelle vicinanze mediante due arterie principali, che avevano come capolinea Nuceria. Da quella città della valle del Sarno partiva la Via Stabiana, che saliva a Ravello, proseguiva per Scala e per la valle interna di Amalfi, raggiungeva Agerola e, quindi, scendeva nel territorio stabiano. Questa via era ancora molto frequentata nel Medioevo. Il tratto che tuttora conduce a Lettere conserva un antico selciato viario formato da ampie lastre calcaree. Un’altra via partiva sempre da Nuceria, s’inerpicava tra le cime dei Lattari, superava il valico di Chiunzi, attraversava il territorio di Tramonti, passando nei pressi delle ville rustiche, e scendeva sul litorale di Maiori, dove si collegava con un molo situato nei pressi dell’odierno Hotel Sole; lì dovevano essere caricati sulle imbarcazioni derrate alimentari, vini e prodotti vari destinati alle ville marittime del golfo. Questa arteria si chiamava Regina, il cui termine indicava nella Roma imperiale una via principale (regina viarum). Moli, liberti e schiavi: così nacquero i futuri borghi medievali Le ville marittime dovevano essere attrezzate di modesti approdi. Un piccolo molo ad archi e pilastri (opus pilarum) fu rilevato in pianta nel 1947 da Pfister e Mingazzini: i suoi resti si possono notare all’ingresso della minuscola rada dell’isolotto del Gallo Lungo al servizio della villa ivi esistente. Essendo rivolto verso sud-ovest, nella direzione di Capri, doveva accogliere imbarcazioni da trasporto provenienti dall’isola e da Sorrento. Resti del porto romano di Miseno Banchine simili, costruite con pilastri a mattoni sostenenti archi, in modo da favorire la circolazione dell’acqua nel bacino portuale ed evitare l’insabbiamento, sono ben visibili in un affresco del I secolo d.C. strappato a Stabiae e ora esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Queste ville marittime e rustiche, abitate principalmente dai liberti e dagli schiavi, poiché i proprietari, impegnati nei negotia politici, sociali ed economici dei municipia, venivano sporadicamente a disintossicarsi dalla vita frenetica in quegli otia divini, costituivano gradualmente i nuclei fondati dei futuri insediamenti altomedievali. Quando imperatori e patrizi inventarono il turismo in Costiera I primi villaggi della Costiera: la protostoria tra colline e montagne Dalle caverne al mare: il feuilleton di Amalfi comincia dal Paleolitico Autore Giuseppe Gargano E' tra i massimi storici medievalisti e profondo conoscitore della Repubblica Marinara di Amalfi. Visualizza tutti gli articoli