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L’origine dei nomi in Costiera amalfitana: l’impronta di Roma

L’origine dei nomi in Costiera amalfitana: l’impronta di Roma

Tra patrizi, liberti e antiche vie imperiali, lo storico Giuseppe Gargano svela la mappa toponomastica delle origini della Costa d’Amalfi.

Dalle prime caverne della preistoria (I puntata) ai villaggi collinari della protostoria (II puntata), fino allo splendore del “turismo imperiale” (III puntata), alle vigne e vie romane dei Lattari (IV puntata) e al grande giallo dei marmi e degli “spolia” (V puntata), il racconto di E’costiera affronta ora l’impronta più duratura lasciata da Roma: la lingua. Nella VI puntata del nostro feuilleton, lo storico Giuseppe Gargano analizza la toponomastica delle origini, svelando come i nomi dei nostri borghi — da Positano a Cetara, da Amalfi a Maiori, Minori, Tramonti — derivino direttamente da famiglie patrizia romane, mercanti, divinità e attività dell’antichità.

Atrani in un’antica mappa con il suo fiume Dragone
Una mappa storica del comune di Tramonti

Altri toponimi di origine classica romana sono Corsano e Capitignano a Tramonti, nonché Siriniano, Aurano e Gragnano nel territorio stabiano (tutti terminanti in -anum): si tratterebbe di nomi di luoghi associati a possedimenti terrieri con ville rustiche e locali agricoli (praedia) e derivati dagli omonimi proprietari. Un casale di Tramonti, Cesarano, dove in più occasioni furono trovate significative tracce di attività vitivinicole romane, era di sicuro un praedium di proprietà imperiale. Infatti il toponimo deriva da Caesar nell’accezione di imperatore ed era presente nella stessa forma a Caiazza nel ducato di Napoli e nel territorio della Liburia (Caserta). Una tradizione assai poco credibile, riportata dal cronista tramontano Colandrea Mola, afferma che i Romani abitanti di Scala avrebbero fondato il casale di Cesarano a Tramonti, chiamandolo in tal modo dal nome Cesare, primo abitante di quel luogo.
Dalla presenza di una villa della potente famiglia romana dei Metelli, ubicata dove poi sorse l’abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni, derivò nell’Alto Medioevo la denominazione Actus Metilianus, riferita ad una vasta area che comprendeva i territori di Cava e di Vietri.
Situazione analoga si presenta per Bomerano, casale di Agerola, il cui toponimo è l’evoluzione linguistica della versione originale Memoranum o Memmoranum, che corrisponde a Mammoranum, registrato nell’area di Gaeta in una fonte altomedievale, la quale ricorda anche vestigia architettoniche romane.

Cetara in un’antica stampa

La facies latina lungo la Costa d’Amalfi continuava con altri interessanti toponimi.
Cetara è stato da tempi immemorabili un villaggio di pescatori e contadini per metà nella giurisdizione amalfitana e per metà in quella salernitana. Il suo nome è da porre in relazione con il termine imperiale romano cetaria, collegato ad uno stabilimento per la lavorazione e la conservazione del pescato. Ancora oggi lì si produce la colatura, una salsa di pesci marinati erede del garum, ricavata, com’era prassi nella regione dell Bitinia (parte nord-occidentale dell’Asia Minore), dalle alici conservate sotto sale dapprima in botti e barili e poi in piccoli vasi ceramici.
Alla punta estrema di un promontorio situato nella località Fonti, che si sviluppa poco più a levante di Cetara, almeno sino al XIV secolo era attaccata un’opera muraria marittima in seguito sprofondata nel mare. La struttura fu realizzata in parte in opus reticulatum e in parte in opus incertum; assume una forma sezionale a guisa di V allargata e capovolta, è in pendìo verso l’interno, presenta fori sulle pareti, forse utilizzati per l’innesto di una struttura in legno collegata alla terraferma. Le costruzioni complementari lignee lascerebbero supporre che fosse un apparato permanente per la pesca, segnalato da un faro a forma di torretta cilindrica. Questa scoperta di archeologia subacquea costituirebbe una prova del significato del toponimo Cetara.
Poco più ad occidente di Cetara si trova il villaggio marinaro di Erchie, denominato nella forma Ercle nelle fonti del X secolo. Questo nome dev’esser interpretato come la forma contratta di Ercules, rivisitata nell’espressione popolare latina per Ercle! La presenza accanto al monastero benedettino di S. Benedetto de Ercle della grotta marina Cauche costituisce la prova certa che si tratti della memoria di Ercole e di una delle sue dodici fatiche, quella che consistette nell’uccisione del mostro Caco, insediato in una grotta lungo il litorale laziale.

Un mosaico della Villa Romana di Minori

Come s’è già detto in precedenza, il termine romano regina indicava una via principale di comunicazione. Passando una di queste più grande e una più piccola in due vallate fluviali della Costiera, estesero la loro denominazione ai due rispettivi corsi d’acqua, determinando gli idronomi altomedievali di Reginna Maior e Reginna Minor, dai quali trassero i nomi gli omonimi centri marittimi. Come avvenne per Marcìna Veteris, che vide trasformato il suo appellativo in Veteri e poi in Vietri, così anche Reginna Maior e Reginna Minor persero il nome mentre si sostantivizzava l’attributo, per cui dal XIII secolo in poi furono chiamati Maiori e Minori.

Autore

Giuseppe Gargano
E' tra i massimi storici medievalisti e profondo conoscitore della Repubblica Marinara di Amalfi.

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