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Slow Food: ora un patto fra chef e contadini. Chance per Costiera e Cilento

Ultimo aggiornamento Saturday, 30 May, 2020   23:56

Se questa pandemia rischia davvero di far chiudere il 30% delle aziende di ristorazione, come sostengono diversi studi, ce ne accorgeremo questa estate. Quando in territori come la Costiera amalfitana, che negli ultimi anni ha sofferto di sovrannumero di presenze turistiche, si vedranno insegne abbassate. O come il Cilento, dove negli ultimi periodi c’era una considerevole crescita turistica (la fascia soprattutto costiera), e che con le sue aree interne stava valorizzando un’ottima biodiversità rurale, si rischierà ora di vedere tutto il lavoro perso, e si scorgeranno di nuovo “locali abbandonati”.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, da anni divulgatore di tutto ciò che rappresenta la biodiversità alimentare italiana, lancia un appello a tutti coloro che “credono in un futuro basato sulla cura dei territori, sui saperi delle comunità, sul piacere della condivisione”. La ristorazione senza un’agricoltura di qualità non è “appetibile”: è orfana del suo elemento principale che la può rendere unica. E così anche l’agricoltura, quella fatta di piccole quantità, e prodotti di eccellenza dei territori, in grado però di sostenere intere famiglie e aree, senza i ristoratori, rischia di tornare indietro con la perdita di altri posti di lavoro. E non solo. Rischia di far andare in malora tutto il lavoro fatto finora. Anche la stessa salvaguardia della biodiversità agricola e la tutela dell’ambiente rischiano di fare passi indietro. Eppure anche negli ultimi anni, ad onor del vero, erano ancora pochi i ristoratori e pizzaioli, che acquistavano produzioni del territorio. In molti casi, i prodotti di qualità (ad esempio: limone Igp Costa d’Amalfi, pomodori Re Fiascone, vini doc Costa d’Amalfi, alici di Cetara, e tanti altri prodotti inseriti anche in panieri come la “Cesta della biodiversità” con le specificità del Cilento) hanno fatto più chilometri verso l’estero, che metri vicino casa. Basta fare un piccolo sondaggio, e notare come c’è sempre stata questa enorme incongruenza. Molti sono sopravvissuti grazie all’esportazione.

Forse ora, con una pandemia che non è ancora alle spalle (e che rischia di ritornare in autunno), e con l’esperienza che ha portato il Covid-19, e cioè che la globalizzazione non è sempre ricchezza, qualcosa necessariamente dovrà cambiare, e non è detto che sia in peggio (almeno su questo aspetto). Solo chi vorrà mantenere alti gli standard della cucina, volgerà di più lo sguardo verso le coltivazioni vicino casa, sostenendo anche il territorio, in un’economia circolare che arricchisce tutti. 

Alleanza Slow Food: appello a favore della ristorazione e delle produzioni agricole

Oggi la ristorazione dovrà faticare per sopravvivere e mantenere il suo legame con il territorio – avverte Carlo Petrini sulle pagine di Repubblica – Eppure bisogna fare di tutto per tenere vivo questo filo e dobbiamo lavorare affinché non si inneschi una corsa al ribasso. Le difficoltà saranno molte, ma se la sinergia tra produttori, ristoratori e cittadini si consoliderà, allora tutti ne avranno benefici. Una filiera gastronomica di prossimità e di qualità costituisce un patrimonio collettivo di un territorio e le sue ricadute positive arrivano a tutti i livelli: chi lavora la terra in maniera virtuosa sarà incentivato a continuare a migliorare, i ristoratori potranno valorizzare le unicità di un paese meravigliosamente variegato, i cittadini avranno accesso a un cibo buono, pulito e al giusto prezzo, i turisti avranno un motivo in più per muoversi, l’ambiente e il paesaggio saranno migliori”.

I membri dell’Alleanza Slow Food in una petizione chiedono così al governo, tra le altre cose, di “estendere il credito di imposta, già previsto per alcune spese legate all’emergenza Covid-19, agli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali (dove per locale si intende la dimensione regionale), in una misura pari almeno al 20%, da aumentare al 30% nel caso in cui tali aziende pratichino un’agricoltura biologica, biodinamica, o siano localizzate in aree marginali, disagiate e di particolare valore ambientale del nostro Paese”.

La filiera gastronomica di prossimità e di qualità, richiederà davvero una grande rete, condita da una buona dose di collaborazione Una mobilitazione che deve partire da ogni singolo territorio. La base che contraddistingue anche l’idea della rete dei Distretti rurali. Chef, contadini, pescatori, pizzaioli, produttori, pastori, e anche  cittadini: insieme per la sopravvivenza di tanti piccoli borghi. Altrimenti si ritornerà di nuovo ad emigrare come fu negli anni del dopo guerra. Anche dove un tempo il turismo era la fonte principale di reddito. E si pensava che nulla poteva cambiare tutto ciò.

Appello dell’Alleanza Slow Food dei cuochi a sostegno della ristorazione di qualità e dei produttori buoni, puliti e giusti

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