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La ripartenza di Assindustria: rivedere i piani paesaggio e qualità dell’aria

AUGUSTA – Ripresa economica per l’intera provincia, o rigore ambientale per la zona industriale di Augusta e dintorni? La fase 2 dell’epidemia Coronavirus si apre all’insegna di un dilemma vecchio quanto il Petrolchimico. A mettere subito le carte in tavola è stato il presidente di Assindustria Siracusa, Diego Bivona. Che già alla vigilia del primo step per l’alleggerimento del #iorestoacasaaveva scritto alla Regione insieme a Sicindustria e all’omologa associazione di Catania. Proprio per chiedere “una nuova e convinta politica industriale legata a principi di sviluppo sostenibile“. Da accompagnare con la “semplificazione della macchina amministrativa rendendo certi e veloci i percorsi autorizzativi per i nuovi investimenti, e alleggerendo i molteplici vincoli imposti dalla attuale normativa”. Un messaggio nella bottiglia, lanciato da chi si sta preparando a evitare che la tempesta della recessione faccia affondare tutto in una catastrofica depressione. Ma agli ambientalisti, più che un grido di aiuto, era subito suonato piuttosto come un sinistro “vogliamo le mani libere“. E non si sbagliavano di molto. Considerato che il massimo rappresentante del mondo imprenditoriale ha indicato nel Piano paesaggistico e nelle stringenti norme sulla Qualità dell’aria, i recinti da abbattere per non ingabbiare una ripartenza già difficile di suo.

La prefetta: fase 3, laboratorio orizzontale coi cittadini.

Giusi Scaduto
prefetta di Siracusa.

Non sarà facile per la prefetta Giusi Scaduto “governare” le contrapposte tensioni, che segneranno i prossimi mesi specialmente nell’hinterland dei Comuni nel perimetro “Sito di interesse nazionale“. Un saggio sono stati fumi e puzze segnalati a più riprese, nonostante gli stabilimenti marciassero a regime ridotto. E la reazione ostile degli ecologisti allo studio del Cipa sul miglioramento dei parametri inquinanti, che grazie al #iorestoacasa ha potuto misurare la reale incidenza del traffico veicolare sui dati complessivi. “Il tema ambientale è centrale, siamo consapevoli che non ci sono ricette precostituite e che le priorità saranno tutte da scrivere”, ha detto la rappresentante del governo ai giornalisti, durante la video-conferenza organizzata l’8 maggio da Assostampa. Anticipando l’intenzione di costituire una sorta di laboratorio orizzontale in cui coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati, compresi i parlamentari e i cittadini“. Precisando subito che le “piacerebbe avere proposte e non lamentele, considerando che abbiamo sfide che fanno tremare i polsi”. Un invito probabilmente indirizzato alle associazioni di cittadinanza attiva, che Legambiente ha subito raccolto e replicato.

Legambiente: pronti a esserci e abbia continuità.

“Siamo sempre disponibili per un confronto di idee e proposte”, dice Enzo Parisi, a commento della conferenza stampa in streaming pubblico. L’esponente storico di Legambiente ricorda di “aver partecipato alle prime redazioni del protocollo ambientale, quando esisteva il comitato di controllo per il Piano di risanamento ambientale“. Quando quello strumento normativo si è poi evoluto in Sin“la prefettura non ci ha più invitati”. L’attuale prefetta sembra rivolgere maggiore attenzione alle questioni sociali rispetto i predecessori, perciò l’ambientalista si augura che l’annunciato laboratorio “si concretizzi e abbia continuità, perché le idee buone non arrivano solo da chi ha più soldi”. E così arrivano subito a stretto giro di stampa, i puntini ecologisti sulle “i” alla deregulation chiesta da Assindustria“Nel Piano paesaggistico ci sono le vertenze più rilevanti di questi anni, per la tutela dei beni paesaggistici dalle colate di cemento. Perché di questo si tratta, quando si parla dei progetti su Arenella, Brucoli e parte di Punta Cugno“.

Bivona: risorsa mare sprecata solo per ombrelloni.

Bivona comunque si era mantenuto generico, invitando solo a guardare la risorsa mare” come un’opportunità di sviluppo economico, non solo “per mettere qualche ombrellone”. Notando solo che “si è alimentata per decenni una coscienza ostile all’industria nel convincimento che fosse di ostacolo al turismo. Il turismo invece è bloccato dalla burocrazia. Il Piano paesaggistico che impedisce di fare del Porto grande di Siracusa una Marina, nonostante ci siano stati degli investitori, è una grossa perdita per il nostro territorio”. Il presidente di Assindustria aggiunge che “non abbiamo una visione molto ampia di quello che deve essere lo sviluppo reale di un territorio”, se il litorale è ingessato come mera zona balneare. E’ un punto di vista che gli ambientalisti non condividono nemmeno sotto il profilo imprenditoriale.

Parisi: dividendi da capitale ambiente, non dal cemento.

Enzo Parisi, Legambiente.

“Bisogna invece guardare alle prospettive di sviluppo legate alla conservazione“, replica Parisi. Per Legambiente occorre “iniziare a calcolare i dividendi che può dare il capitale ambiente, anziché pensare a mangiarselo per fare subito cassa“. L’ambientalista parla di “visione poco lungimirante”, e sostanzialmente troppo affaristica“Non si può continuare a operare come se il paesaggio fosse a disposizione del mercato, anziché della collettività“. Il valore economico della conservazione lo si può vedere nelle riserve naturalistiche e nei tanti centri storici preservati, mostrati da Il borgo più bello d’Italia, che attraggono visitatori dove c’era solo sottosviluppo. Con i benefici effetti sull’agroalimentare a produzione diretta, sull’artigianato locale, sulla ristorazione tipica, sulle ristrutturazioni edilizie per le riconversioni in case-vacanza. Ma è anche vero che il turismo dai grandi numeri è un’industria, che richiede posti letto in alberghi con piscine e campi da tennis. O, come nel caso di quello nautico, approdi attrezzati di tutto. Nel momento in cui la pandemia inizierà a presentare il conto in termini di recessione, la scelta fra posti di lavoro e salvaguardia del territorio sarà forse la più difficile delle mediazioni. Se ne trova già una traccia nella questione qualità dell’aria.

“E ci sarà un perché investono ovunque tranne qui”.

Investimenti nella nostra zona oramai non se ne fanno più da oltre 10 anni: e ci sarà un motivo perché le grandi multinazionali con stabilimenti in tutto il mondo fanno investimenti, e a Siracusa invece non li fanno”. Un’idea chiara su questa scelta al ribasso per il Siracusano, Bivona ce l’ha. “Si fanno norme per guardare esclusivamente all’ambiente, senza riflettere su tutte le altre componenti. Se guardiamo il piano della qualità dell’aria, impone solo vincoli senza nessun beneficio in termini di salute“. Secondo il pensiero sottinteso di Assindustria, le raffinerie vengono caricati di costi solo per andare incontro alle esigenze elettorali di un territorio che le ritiene uniche colpevoli dall’alto tasso di patologie tumorali. D’altronde, il benzene nei polmoni può finirci anche con le sigarette e gli scappamenti delle auto, come ha fatto notare lo studio del Cipa, non solo dalle raffinerie. Certo, nota Parisi“ci sono i picchi registrati durante il lockdown dalle centraline in contrada Marcellino“, un’area di campagna frequentata da Ape Piaggio e qualche campagnolo forse neanche tabagista. Ma il riavvio degli impianti dopo la manutenzione porta sempre qualche sbuffo di troppo, mentre il dato medio resta molto sotto la soglia limite di legge.

Italia: condivido sburocratizzazione ma non liberi tutti.

Francesco Italia
sindaco di Siracusa.

Quando Assindustria spiega che sburocratizzare significa rendere agevoli tutte quelle forme che servono a aiutare le imprese”, Legambiente lo legge come “mani libere per fare nella fase 3 un po’ di più di ciò che gli era già permesso di fare nella fase 1″. Parisi dice che “questa cosa non può essere consentita. Lo stesso ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha dichiarato che non ci sono deroghe dai limiti delle emissioni“. Ma a Roma troppe bandiere sono state ammainate dai 5 Stelle di governo, per considerare un punto fermo l’assicurazione di quel ministero grillino. Comunque Bivona sottolinea che “le imprese cono fortemente responsabili, non mettono mai al primo posto il profitto al posto della sicurezza e della salute dei lavoratori”. A beneficio dei malfidenti aggiunge che “su questo abbiamo la garanzia dei sindacati, che vigilano sul campo, hanno percezioni, salvaguardano loro stessi e tutto il territorio”. Per Francesco Italia, evidentemente, questi osservatori sul campo da soli non bastano. “E’ sbagliato dire che tutte le aziende sono rispettose dai vincoli, se fosse così non esisterebbero inchieste della magistratura, né i problemi che abbiamo vissuti”. Eppure il sindaco di Siracusa aveva “condiviso i contenuti della nota degli industriali, perché in questo il momento è indispensabile superare blocco atavico burocrazia. Però è chiaro che sburocratizzazione non significa libera tutti”.

Il sindaco di Siracusa pronto a rivedere sul Porto grande.

Vera Carasi
segretaria Cisl.

Il primo cittadino del capoluogo riconosce che è “il momento di parlare di sostenibilità, ma andando a vedere caso per caso. Ci sono investimenti sostenibili, come quello sul Porto grande. Altri lo sono molto meno. Attenzione alle generalizzazioni, la sostenibilità va pesata e ponderata”. Il sindacato guarda “al modello Genova, che in tempi accettabili ha sostituito il ponte Morandi crollato. Vera Carasi lamenta che “abbiamo un sistema ingessato in Sicilia“, ricordando come hanno sbattuto “sugli ammortizzatori sociali, dei quali neanche un terzo hanno avuto la possibilità di accedere”. Forse il bizantinismo burocratico sarà una reminiscenza di quando Siracusa era capitale dell’impero d’Oriente, fatto sta che “quello che qui è complicato a Ragusa diventa più facilmente risolvibile”, lamenta la segretaria territoriale Cisl delle due province. La prefetta comunque ricorda a tutti che “bisogna mettersi d’accordo sulla terminologia”, perché un conto è velocizzare un iter e un altro cancellare delle norme. La burocrazia, puntualizza Scaduto, “serve a controllare, specialmente l’uso del denaro pubblico”. In ogni caso Parisi mette subito le mani avanti:“Niente estensione generalizzata del silenzio-assenso“.

Assindustria: ridurre il Sin per fare fabbriche medicali.

Diego Bivona, Assindustria

Assindustria, comunque, sa come certamente come chiudere una contrattazioneo. Perciò Bivona cala subito l’asso della riduzione dell’area Sin, che è stata allargata a dismisura aldilà di ogni logica”. Allentandone vincoli che talvolta sono stati estesi eccessivamente, grazie a qualche amministrazione che sperava nella cornucopia dei finanziamenti a pioggia, si potrebbe “mettere in piedi un’area industriale attrattiva per consentire alla aziende di continuare a investire“. E dove? In “alcune manifatturiere a supporto del servizio sanitario“. Così alletta con produzioni di “mascherine ad alta tecnologia, reagenti per i laboratori di analisi, apparecchiature medicali”. Come credenziale a far diventare il Petrolchimico pure un polo del Covid-businessporta le statistiche. “La Fase 1 ci ha visti protagonisti nell’economia del territorio, non solo quello siracusano e siciliano. Come riportato dall’indice Istat siamo stati ai primi posti per lavoratori attivi in Italia durante il lockdown. Priolo al numero 1 della lista, Melilli al 10, Augusta al 14. E’ stata ribadita la strategicità grazie all’intenza collaborazione fra mondo delle imprese e sindacati. Qui è stato stabilito un protocollo adottato poi a livello nazionale. Tutto ciò non è stato fatto a costo zero”. Ora passa all’incasso di questo investimento suggerendo un modello Emilia Romagna“, dove “partendo dalla crollo seguito al terremoto l’economia è uscita ancora più forte e coesa”. E per chi ancora dovesse ostinarsi sui “preconcetti”, l’avvertimento è chiaro:La crescita è lo strumento per evitare problemi sociali“. E stavolta la politica difficilmente troverà un virologo che gli possa credibilmente giustificare quale bicicletta intende pedalare.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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