Quando imperatori e patrizi inventarono il turismo in Costiera AMALFITANIA COPERTINA CULTURA PRIMO PIANO di Giuseppe Gargano Scritto martedì, 28 Luglio, 2026 07:30 Dopo i rifugi delle grotte preistoriche e i primi villaggi montani tra Tramonti, Agerola, Vietri e la nascente Scala, la Costiera Amalfitana incontra lo splendore di Roma. Nella III puntata del nostro feuilleton, lo storico Giuseppe Gargano ci racconta la nascita del “turismo imperiale”: le dimore da sogno di patrizi e imperatori, dalla corte isolana di Tiberio a Capri fino alle meraviglie architettoniche di Positano, Amalfi e Minori. La nascita dell’impero e l’avvento della pax Romana o augustea nell’intero Mediterraneo favorì la ricerca da parte delle gentes romane patrizie, senatorie ed equestri di nuovi otia tra divine e selvagge coste, dove poter trascorrere momenti di dolce oblìo, lontane dai frastuoni dei municipia e dei fori. Era questo il fenomeno che possiamo definire “turismo imperiale”. Così i patrizi romani comandarono agli abili costruttori del tempo di intervenire sul paesaggio divino ma nel contempo aspro, modellando e addolcendo le asperità naturali, creando, con i materiali del luogo e con altri trasportati da vari siti, superbi colonnati, bagni dai vapori benefici, giochi d’acqua, simulacri stabili e robusti, ninfei e triclini dalle pareti affrescate, dai pavimenti in mosaico, dalle absidi in opus reticulatum segnato da rombi bicromi: erano rappresentate scene di mitologia, di caccia o di vita quotidiana con animali e piante. La splendida architettura era inserita nel bel mezzo di orti verdeggianti, di giardini profumati e variopinti, di macere con viti cariche di grappoli cari a Bacco. La villa sorrentina di Pollio Felice, celebrata dal poeta napoletano Stazio, ne era un valido esempio; egli afferma nella poesia dedicata alla villa e pubblicata nelle sue Silvae che lì si poteva gustare un vino così buono da inebriare Bromio (il dio Bacco) e capace di superare il migliore dei Falerni. Gli fa eco Marziale nei suoi epigrammi: << Che vino, il Sorrento! >>. L’insenatura nella quale si affacciava la villa era sotto la protezione del dio Nettuno, mentre alla salvaguardia delle pareti rocciose era preposto Ercole. Capri e la “Versailles” dell’imperatore Tiberio Nel IV libro degli Annales Tacito giustifica la scelta dell’imperatore Tiberio di governare l’impero dal suo palazzo costruito sull’isola di Capri (Villa Jovis), acquistata dal municipio di Napoli: << Stanco di municipi e di colonie e di ogni altra terra del continente, l’imperatore Tiberio si chiuse nell’isola di Capri, discosta tre miglia di mare dall’ultima punta del promontorio di Sorrento. Molto gli piacque quella solitudine, perchè laggiù non ha porti, ma solo ripari per piccoli navigli e nessuno potrebbe mettervi piede se non per una svista delle guardie >>. Villa Jovis, la dimora imperiale di Capri L’imperatore fece costruire sull’isola altre dodici ville oltre al suo palazzo, per accogliervi i migliori esponenti del patriziato romano: dava luogo, in tal modo, ad una Versailles ante litteram, anticipando di secoli il re di Francia Luigi XIV, detto “il re Sole”, e Carlo III di Borbone con la reggia di Caserta. Scrive ancora Tacito: << Mite è il clima in inverno a Capri, protetta com’è dal monte contro le furie dei venti, e dolcissima l’estate, esposta alle brezze di ponente con quel gran mare aperto all’intorno >>. Proprio quel dolce clima, insieme alla bellezza della natura, determinò, sull’onda di Tiberio, la fondazione di numerose ville nel Sinus Neapolitanus (golfo di Napoli) e nel Sinus Paestanus (golfo di Salerno) da parte di ricche famiglie patrizie e di qualche parvenu di classe sociale più bassa. Positano e la tragedia di Amalfi: ville sepolte dall’eruzione La Villa Romana di Positano La villa di Positano fu fabbricata in età giulio-claudia; essa era in comunicazione con le ville capresi e con quella presente sul Gallo Lungo, il maggiore dei tre isolotti delle Sirenuse, della quale restano pochi elementi: una cisterna e i pilastri a fior d’acqua di un attracco portuale. Le prime tracce della villa di Positano furono individuate nel XVIII secolo; nel 1932 si cominciò a scavare ma solo negli ultimi tempi sono venute alla luce notevoli testimonianze artistiche di pregevole valore, insieme a vari oggetti della quotidianità, grazie alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Nell’anno 2000 furono scoperte le vestigia di una villa nella zona bassa di Amalfi: si trattava dei resti di un ninfeo, o piuttosto un triclinio, del I secolo d.C. in fase di costruzione, inviluppato nel tufo piroclastico proiettato sulle colline retrostanti dall’eruzione del 79 e scivolato a valle a seguito della violenta pioggia torrenziale di pochi giorni dopo l’evento. La piroclastite ancora calda avvolse una varietà di oggetti chiusi nei loro contenitori, tra cui anfore vinarie a punta, calice di vetro, lucerna in terracotta con figure di delfini, ventilabro di bronzo, nonché i miseri resti di un cane di guardia rannicchiati intorno alla sua catena. Le strutture architettoniche presentano pareti in opus quadratum, realizzato con mattoni di tufo grigio, un’abside con opus reticulatum e alcune canalizzazioni e condutture idriche. Al di sopra di questa villa ne fu edificata un’altra in seguito: nel corso della costruzione di un cinema tra il 1948 e il 1951 furono trovate le sue pareti interrate in un giardino, insieme a colonne, capitelli, l’ala di una statua marmorea intessuta di pietre colorate, alcune sepolture in vasi (enchytrismos) per i bambini. I recenti scavi di una cappella ipogea quattrocentesca sottoposta alla vicina chiesa di S. Maria Maggiore, interrata nel corso del XVII secolo, hanno permesso l’individuazione di alcuni frammenti ceramici dell’età repubblicana romana, di certo inseriti, insieme ad altri reperti più tardi, nel terreno del giardino dov’era sepolta la predetta villa. Il capolavoro di Minori: la regina delle ville marittime La villa marittima di maggior rilevanza sia per lo stato di conservazione che per il livello artistico-architettonico è senza dubbio quella rinvenuta per puro caso nel 1932 a Minori, scavata per poco più della metà dagli archeologi Maiuri, Sesturri e Napoli e per interessamento del dottor D’Amato. In origine essa era a due piani, com’era evidenziato in un prospetto affrescato in una stanza del primo livello, ora purtroppo illeggibile, poiché cancellato dall’umidità. Una scala prospettica collegava i due piani. Villa romana di Minori Un ampio viridarium con piscina al centro, alimentata dall’acqua fluviale mediante il trasporto con tubazioni in piombo, era delimitato da un peristilium porticato e presentava sul lato meridionale l’accesso principale dalla parte del mare. Sul versante settentrionale si nota ancora il ninfeo con decorazioni a stucco nella volta e a mosaico nella pavimentazione. Vi è poi il tepidarium con i resti dell’impianto di riscaldamento al piano di calpestio. Altre sale dedicate alla musica e al teatro conservano ampie tracce di affreschi del I secolo. Le tecniche murarie usate furono l’opus latericium (con mattoni) e l’opus incertum (con pietre calcaree), la cui materia prima doveva provenire da cave di creta rossa individuabili a Tramonti e ad Agerola e da una cava litica locale. In alcuni ambienti furono trovati dolea in terracotta per la conservazione del vino con incise sui bordi superiori le annate di produzione. Il ritrovamento di ami e crocelle di bronzo per la cucitura delle reti prova l’attività della pesca e l’organizzazione di peschiere. Non sappiamo allo stato se la villa minorese fu costruita in età giulio-claudia o in età flavia; appartenne di certo a qualche personaggio di spicco della Roma imperiale, un esponente di una gens principum di alto lignaggio. Dall’esame stilistico dei cicli pittorici risulta che la villa fu attiva almeno per tutto il III secolo d.C.; ad un livello superiore furono rinvenute tombe alla cappuccina del secolo seguente con lucerne cristiane che recavano il cristogramma. Cento anni dopo fu inesorabilmente coperta da una forte alluvione. LEGGI ANCHE: Dalle caverne al mare: il feuilleton di Amalfi comincia dal Paleolitico I primi villaggi della Costiera: la protostoria tra colline e montagne Autore Giuseppe Gargano E' tra i massimi storici medievalisti e profondo conoscitore della Repubblica Marinara di Amalfi. Visualizza tutti gli articoli