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Dalle caverne al mare: il feuilleton di Amalfi comincia dal Paleolitico

Ultimo aggiornamento giovedì, 23 Luglio, 2026   19:56

Lo storico medievalista Giuseppe Gargano, tra i massimi esperti della Repubblica Marinara e tra i fondatori del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, riprendendo la tradizione ottocentesca del feuilleton francese – il romanzo d’appendice che appassionò generazioni di lettori sulle pagine dei quotidiani – spoglia la ricerca d’archivio dal rigore accademico per offrirci un racconto lineare, descrittivo e accessibile a tutti, restituendo la sfolgorante verità storica di una Costiera amalfitana inedita.

Il periodizzamento delle ere vissute dall’umanità è nelle grandi linee segnato da tre fasi principali: preistoria, protostoria, storia.

Durante la preistoria, la fase più lunga, gli uomini vissero in piccoli gruppi dapprima nelle grotte e poi sulle palafitte; nella protostoria comunità umane più numerose, che già praticavano l’agricoltura e l’allevamento, risiedevano in città protette da mura ciclopiche di pietra e le loro case passavano gradualmente dalla forma di capanne di legna a dimore in muratura. La storia ebbe inizio con l’invenzione della scrittura e si consolidò a seguito dell’introduzione della moneta.

La preistoria è a sua volta distinta in tre ere:

Paleolitico, che va da 3 milioni, cioè dall’apparizione dei primi ominidi, a 10000 anni fa, periodo in cui l’uomo, specialmente il sapiens, apparso circa 130000 anni fa, viveva da nomade e lavorava la pietra;

Mesolitico, da 10000 a 8000 anni fa, ma in Medio Oriente da 20000 a 10000 anni fa, in cui l’uomo lavorava la pietra per trasformarla in utensili e diventava più sedentario;

Neolitico, dall’8000 al 3500 a.C., in cui l’uomo era diventato agricoltore e allevatore e si organizzava nei primi villaggi.

Queste ere caratterizzarono anche la Costa d’Amalfi.

La più antica apparizione umana sulla Costa d’Amalfi risale al Paleolitico superiore (36000-11500 anni fa); essa è attestata da ritrovamenti effettuati nella grotta La Porta di Positano, collocata a 70 m. di quota lungo le pareti rocciose propinque al cimitero. In essa furono rinvenuti manufatti litici (in pietra scheggiata), tracce di focolari e resti di pasti risalenti a 13000 anni fa. La scoperta avvenne negli anni ’50 del XX secolo da parte dei paleontologi Radmilli e Tongiorni.

Positano, La Grotta “La Porta” visibile dalla Strada Statale

A quel tempo il paesaggio costiero era sensibilmente diverso da quello attuale: era, infatti, ancora in corso l’era glaciale, cioè la glaciazione di Wurm, anche se in fase regressiva. Il clima era decisamente freddo su tutto il pianeta: la calotta polare artica si estendeva sino al centro dell’Europa. La glaciazione aveva prodotto l’abbassamento del livello del mare fino a 130 m. al di sotto di quello attuale. Così di fronte alla costa di Amalfi il mare distava più di 2 km. rispetto all’odierna linea costiera e la terra scendeva gradualmente verso la battigia di allora. La vegetazione era alquanto scarsa e di tipo alpino e la fauna rappresentata da stambecchi e cervi. 

Negli anni ’60 del secolo scorso furono scoperti i resti di un cervo del Paleolitico presso la sponda di un laghetto giacente in un’ampia cavità del Monte Aureo, la collina orientale di Amalfi, il cui accesso, nascosto dalla vegetazione, si trova a circa 30 m. più in alto, affacciando all’esterno sulle vestigia del monastero di S. Elena, presso la Salita per Pontone. 

Una prova ancora evidente della lontananza del mare per quell’epoca è costituita dalla presenza di stalagmiti in acqua nella Grotta dello Smeraldo: queste colonne solidificate di bicarbontato di calcio, prodotte dallo sgocciolamento dell’acqua piovana attraverso le rocce calcaree e con il contributo dell’anidride carbonica, non possono formarsi in un liquido ma esclusivamente all’asciutto, poiché il sale si scioglierebbe e non si consoliderebbe. 

Grotta dello Smeraldo, Conca dei Marini

La grande pianura degradante del Paleolitico raggiungeva Capri e le piccole isole delle Sirenuse, collegandole alla terraferma, per cui diventavano alture rocciose nei pressi del mare di quel tempo. 

La fine di quell’ultima era glaciale provocò l’innalzamento graduale del livello del mare, per cui la linea di costa si assottigliò significativamente al di sotto della grotta La Porta: questa 8000 anni fa, durante il Mesolitico, continuò ad essere abitata, come provano le analisi del carbonio 14 effettuate sui resti di conchiglie marine, resti di un pasto. Questi uomini della Preistoria amalfitana furono anch’essi testimoni del Diluvio universale, un evento segnatamente spaventoso e a tratti catastrofico conseguenziale all’alquanto rapido scioglimento dei ghiacci a livello planetario avvenuto 11500 anni fa e ricordato da miti e libri sacri di molti popoli. 

L’avanzamento del mare in Costiera si verificò circa 9000 anni fa. A quel tempo appartengono probabilmente i ritrovamenti di pietre scheggiate dalla forma rotonda del fiume di Amalfi, conservate presso i Musei Provinciali del Salernitano.

Amalfi, la Grotta di S.Andrea

L’avvento del Neolitico (8000-5000 anni fa) vide il costituirsi della situazione attuale per quanto concerne il profilo del litorale costiero. A quel tempo risale forse l’insediamento della grotta di S. Andrea, collocata alle spalle del molo foraneo di Amalfi, ora completamente invasa dalle acque. Nella grotta alcuni secoli or sono vi era una sottile spiaggetta, residuo di quella ben più ampia dell’era glaciale, sulla quale viveva, secondo la tradizione, un bue marino, un anfibio che di notte si recava sui vicini terrazzamenti per cibarsi di cipolle; l’animale, forse giunto sulla scia dei velieri di Conca dei Marini di ritorno dalle Americhe e diretti a Napoli, fu poi sparato dai pescatori mediante un fucile a trombone. Ciò permette di stabilire che l’episodio sarebbe accaduto agli inizi del XIX secolo.

La grotta di S. Nicola, ubicata al di sotto del convento di S. Rosa di Conca dei Marini, conservava tracce di un nucleo umano del Neolitico avanzato. In quell’anfratto e nell’altro di Positano, durante le serate invernali, come immagina il geologo Aldo Cinque, i vecchi raccontavano ai nipoti, al cospetto del focolare, il mitico evento del Diluvio.   

*Il titolo dell’intera opera è: “Amalfi: un messaggio di civiltà e di pace nel Mediterraneo medievale”.

La seconda puntata:

https://www.ecostiera.it/i-primi-villaggi-della-costiera-la-protostoria-tra-colline-e-montagne/

Autore

Giuseppe Gargano
E' tra i massimi storici medievalisti e profondo conoscitore della Repubblica Marinara di Amalfi.

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