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“Custodire il Paesaggio”: l’alleanza di pietra che unisce Costiera e Cilento

A Tramonti si è concluso “Custodire il Paesaggio”. Oltre la vetrina del turismo di massa, le aree interne dei due siti UNESCO campani si uniscono per combattere dissesto e abbandono. Non solo un cantiere-scuola, ma un manifesto politico e ambientale: perché la vera transizione ecologica passa per le mani dei giovani e la sapienza delle pietre.

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Non c’è solo l’ennesima immagine che ha fatto il giro del web di una Costiera amalfitana intasata di auto e persone. C’è n’è un’altra più silenziosa ma più potente, che riassume il lungo ponte del primo maggio trascorso a Tramonti: diciannove ragazzi, tra i 18 e i 30 anni, con le mani sporche di terra e polvere vulcanica, impegnati a incastrare pietre che pesano secoli. Sono i protagonisti di “Custodire il Paesaggio”, l’iniziativa del progetto Crocevia (“Giovani, territori ed azioni per il clima nella provincia di Salerno”), promosso da Mòvesi APS www.movesi.org e co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea, che ha trasformato un angolo dei terrazzamenti della Costiera amalfitana (dal 1 al 3 maggio) in un laboratorio civile e ambientale. 

Il cantiere-scuola ha visto la partecipazione di giovani provenienti da diversi territori campani e anche da contesti extra-regionali, impegnati sulla storia e la manutenzione dei muretti a secco e nello studio della gestione idrica dei terrazzamenti, che non è nostalgia o folklore, ma visti i tempi in cui viviamo, si tratta di vera ingegneria climatica.

La novità “politica” dell’evento è l’abbraccio tra la Costiera amalfitana e il Cilento. Per troppo tempo queste due realtà Patrimonio UNESCO si sono guardate da lontano, specchiandosi nelle loro coste da cartolina mentre i rispettivi entroterra soffrono in silenzio. Spopolamento, rovi che mangiano i sentieri e un assetto idrogeologico sempre più precario sia a causa dei cambiamenti climatici che dell’abbandono. Oggi, grazie alla rete tra Acarbio, Mòvesi, Auletta Casa Mia, R.E.S.T.A. e Fada Collective, queste “viscere” montane hanno iniziato a parlare insieme una lingua comune. Fare rete non è più un’opzione, ma l’unico modo per dare voce alle aree interne, trasformandole da zone marginali a centri di sperimentazione per la sostenibilità.

“Un sistema di muri a secco è un’infrastruttura che può essere paragonata alle piramidi per complessità e valore storico”, lo ha dichiarato Mario Panzarella, presidente di Mòvesi. Ed è vero. Se le piramidi celebravano la morte, i terrazzamenti celebrano la vita: regolano le acque piovane, impediscono alle montagne di scivolare a valle, creano microclimi ideali per la biodiversità e permettono un’agricoltura eroica che è l’antitesi dell’agroindustria predatoria. Il maestro artigiano Antonio Della Pietra ha guidato i giovani nel ripristino di un tratto collassato, spiegando che ogni pietra ha un posto e un senso. Una lezione che va oltre l’edilizia: è un richiamo alla responsabilità collettiva. Se il muretto crolla, non è solo un danno estetico; è una ferita alla sicurezza del territorio.

L’operazione valica i confini campani. Grazie al partenariato di Acarbio con ITLA Italia (Alleanza Mondiale per i Paesaggi Terrazzati), il lavoro svolto a Tramonti si connette a una rete internazionale di territori fragili che lottano per la sopravvivenza e per il riconoscimento dei propri diritti ambientali. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trasformare la manutenzione del paesaggio in una “priorità strutturale” delle agende politiche. Non più interventi d’emergenza dopo l’alluvione, ma cura costante e quotidiana.

Oltre ai muretti, i giovani hanno esplorato l’arte dell’intreccio dei cesti in castagno e la panificazione tradizionale, supportati da realtà come la Paranza d’o Tramuntan. È la dimostrazione che il paesaggio non è solo terra e roccia, ma un organismo vivente fatto di relazioni e saperi trasmessi.

Come ha sottolineato Vincenzo Sannino, presidente di Acarbio: “Vedere giovani sporcarsi le mani ci dice che la strada della rete è l’unica percorribile”. È da qui, tra i castagneti di Tramonti e le valli del Cilento, che nasce una nuova forma di cittadinanza attiva. Una cittadinanza che non aspetta soluzioni dall’alto, ma le costruisce pietra su pietra, nel solco di un’alleanza che unisce oggi il passato e il futuro di questi territori.

Il progetto “Crocevia” proseguirà nei prossimi mesi con nuove tappe. La rivoluzione silenziosa dei custodi del paesaggio è solo all’inizio.

Autore

Redazione
Articoli redatti dalla redazione di e'Costiera
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