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Augusta Marcellino: idrocarburi fissi in aria, benzene 4 volte il limite

AUGUSTA – Respirare idrocarburi non metanici in abbondanza, praticamente ogni santo giorno. E inalare picchi di benzene oltre il 450 per cento, una quantità tale da fare quasi schizzare fuori scala persino le centraline di monitoraggio. E’ ancora preoccupante il report di Arpa Sicilia sulla qualità dell’aria nel Petrolchimico di Priolo, rilevata lo scorso marzo. Questo 2026 è iniziato col paradosso di una crisi nella produzione della zona industriale, ma con le immissioni nocive nell’atmosfera che fanno segnare ancora qualche record. Specialmente nella stazione di Augusta Marcellino, la più vicina alle banchine del porto commerciale. Dove le strumentazioni hanno registrato quasi quotidianamente sforamenti della soglia di Nmhc, con valori in media sopra quattro volte il consentito, e con punte che hanno toccato il 650 per cento. Il grafico allegato alla relazione dell’Agenzia regionale protezione ambiente, parla da solo. Fra l’altro, per questi composti organici volatili classificati come inquinanti primari, il limite di 200 microgrammi per metro cubo è persino obsoleto. Lo fissava un Dpcm del 1983, ma poi la quantità massima ammessa dalla legge è stata abrogata da un Decreto legislativo del 2010. E oggi, “in assenza di una normativa a livello comunitario, nazionale e regionale” si utilizza “come valore di riferimento la concentrazione orariaindicata nel vecchio decreto, “seppur cautelativamente”.

sopra e sotto: i grafici del rapporto Arpa per marzo 2026.

Benzene supera per 5 volte l’ampia soglia per le zone industriali, un picco sfora del 650 per cento.

sopra e copertina, la zona industriale (foto generiche di repertorio).

Stessa “cautela” normativa è per il benzene, come emerge sempre dal report Arpa riguardante marzo 2026, ma pubblicato alla fine di aprile. Il decreto di 16 anni fa prevede “solo un valore limite annuo pari a 5” microgrammi per metro cubo. “Tuttavia si è osservato che le concentrazioni orarie negli agglomerati urbani, in cui non sono presenti impianti industriali, in genere non superano i 20 µg/m3, pertanto si utilizza tale concentrazione come utile riferimento, per individuare eventi in cui la componente industriale è rilevante”. Cioè, vicino uno stabilimento petrolchimico diventa “normale” avere una qualità dell’aria quattro volte inferiore, almeno in termini di misurazione. Eppure  quell’inquinante è risultato così cancerogeno, che una Direttiva europea ha abbassato dell’80 per cento il limite per l’esposizione dei lavoratori, passando da 3,25 a 0,66 milligrammi per metro cubo. Anche in questo caso, il grafico dell’Agenzia ambiente è eloquente riguardo la stazione di monitoraggio al Marcellino. Il rapporto parla di ben 5 picchi oltre il limite, registrati il 2 e il 3, il 16, il 20 e il 21. Sono tutti giorni che hanno preceduto o seguito subito un week end.

Idrocarburi non metanici fissi nell’aria più vicina a Punta Cugno, nell’Isola sforano 3 volte.

monitoraggio ambientale alla nuova darsena dell’Isola.

Il favore della brezza marina ha risparmiato il quartiere urbano del Paradiso, come ha registrato la centralina piazzata nella nuova darsena, dove la soglia di benzene è stata sfiorata una volta sola. Neanche i venti dal largo, però, hanno potuto tenere lontani gli idrocarburi non metanici, presenti in grande quantità nell’atmosfera sopra il Marcellino. La strumentazione sull’isola di Augusta ha infatti registrato per 3 volte un lieve superamento di Nmhc, mentre la lancetta di quella piazzata vicina Punta Cugno impazziva praticamente quasi ogni giorno. Tuttavia il monitoraggio olfattivo del progetto Nose “non ha registrato alcun Alert durante il mese, sebbene sia scattato un campionamento dell’odorprep presso l’ufficio comunale di Priolo il 10 marzo. Inoltre è stato effettuato un sopralluogo il 19 marzo a Priolo, su richiesta del Comune stesso, a seguito di molestie olfattive causate dalla fuoriuscita di idrocarburi da un serbatoio della Isab sud in data 18 marzo”. E’ l’unico imputato individuato dalle analisi Arpa sui monitoraggi. Le manutenzioni e gli sfiaccolamenti di Sonatrach, censiti quel mese dall’albo pretorio comunale, non compaiono nel report dell’Agenzia. Appare invece la statistica sulle segnalazioni degli utenti registrati al Network for odour sensitivity, realizzato in collaborazione col Cnr, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima. Sono numeri significativi solo per ciò che i nasi umani percepiscono, molto più limitati dei sensori elettronici. 

Nose: Augusta prima fra i comuni Aerca per segnalazioni, intensità di puzze e malesseri accusati.

Stop veleni, manifestazione di protesta.

Fra i 6 comuni dell’Area a elevato rischio di crisi ambientale, Augusta è quello da dove arrivano le maggiori segnalazioni al Nose di puzze industriali. Il dato in sé tuttavia non può dire molto, perché è anche la città dove il comitato ambientalista Stop veleni ha fatto un’efficace opera di sensibilizzazione alla popolazione. Su 248 eventi segnalati nel mese investigato da Arpa, sono 66 quelli arrivati da augustani. Sono loro ad aver avvertito maggiormente la presenza di idrocarburi nell’aria, il 26 per cento delle segnalazioni totali. Così come è dalla città fra i due porti che sono stati denunciati gli odori più forti (19,4 per cento), seguita a distanza da Melilli (16,1) e Priolo (13,7). Fra i malesseri registrato nell’Aerca di Siracusa, oltre un quarto ha accusato mal di testa, un 16 per cento problemi agli occhi, e più di un quarto irritazioni alla gola. I megaresi guidano anche questa classifica, immediatamente seguiti dai melillesi. Il rapporto si conclude con “Arpa Sicilia ringrazia tutti i cittadini che collaborano con Nose. Ma difficilmente da questi arriverà un “prego, dovere” senza iniziative per individuare chi causa quei picchi che odorano di cancro.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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