Itla Italia: il paesaggio terrazzato frutto di una lungimiranza collettiva COPERTINA GLOBAL LOCAL PRIMO PIANO di Maria Rosaria Sannino Scritto martedì, 11 Novembre, 2025 19:16 Donatella Murtas – ITLA Italia – ad Amalfi ha offerto una riflessione sul valore culturale e ambientale dei paesaggi terrazzati, simbolo di equilibrio tra uomo e natura. Un messaggio di visione e responsabilità condivisa, che unisce idealmente le esperienze da Pantelleria al Piemonte ai paesaggi della Costiera amalfitana, dove la pietra a secco continua a raccontare una storia di armonia, lavoro e lungimiranza. Ci sono voluti secoli e un enorme investimento di tempo, competenze, materiali e saggezza per modellare i pendii in luoghi dell’abitare. Con questa “immagine” Donatella Murtas, coordinatrice di Itla Italia (Alleanza Internazionale per il Paesaggio Terrazzato), è andata subito al cuore del Convegno organizzato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana: “La rigenerazione dei paesaggi storici e dei valori identitari in Italia e in Giappone”, nell’ambito delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario che ha visto dall’8 al 9 novembre, partecipare studiosi, architetti rurali, rappresentanti delle associazioni locali, imprenditori e agricoltori. Donatella Murtas durante la relazione al Convegno di Amalfi “La rigenerazione dei paesaggi storici e dei valori identitari in Italia e in Giappone“ Donatella Murtas, architetto e fondatrice nel 1995 dell’Ecomuseo del Paesaggio Terrazzato in Piemonte — il primo ecomuseo della regione — ha proposto una riflessione sul significato culturale, ambientale e temporale dei paesaggi terrazzati, oggi al centro di un dibattito internazionale. “Mi vedo come un’architetta con un ruolo di mediatrice culturale tra le persone e i luoghi — ha esordito la relatrice — con l’intento di riallacciare i legami che negli anni si sono un po’ sfilacciati”.È da questa visione che prende forma la sua esperienza, maturata nel sud del Piemonte, nella Valle Bormida, un territorio terrazzato dove, dopo l’alluvione del 1994, emerse con forza la fragilità di un paesaggio che richiedeva una nuova attenzione. Da quell’esperienza nacque l’idea dell’Ecomuseo dei Terrazzamenti e della Vite, un progetto pionieristico che rappresentò una vera e propria svolta nel modo di intendere la tutela del paesaggio. Non si trattava più di “conservare” un bene in modo statico, ma di attivare la comunità locale come custode consapevole del proprio territorio, coinvolgendola in un processo collettivo di riconoscimento e rigenerazione. L’Ecomuseo si propose come laboratorio di cittadinanza attiva, dove la memoria dei saperi tradizionali — dalla costruzione dei muri in pietra a secco alla coltivazione della vite sui pendii — diventava materia viva per elaborare nuovi modelli di sviluppo coerenti con la storia del luogo. Fu, in questo senso, una delle prime esperienze italiane a coniugare patrimonio culturale, partecipazione e progettualità contemporanea, anticipando di molti anni i principi oggi promossi dall’UNESCO e dalle reti internazionali dedicate ai paesaggi culturali. La dimensione del tempo: costruire per durare L’esperta di paesaggi terrazzati ha ricordato che “ci sono voluti secoli e un enorme investimento di tempo, competenze, materiali e saggezza” per modellare i pendii in luoghi dell’abitare. Per realizzare un solo metro cubo di muro in pietra a secco — ha sottolineato — serve più o meno una giornata di lavoro di un artigiano”. Il paesaggio terrazzato è dunque la somma di un sapere stratificato, frutto di una lungimiranza collettiva, di una cultura del tempo lungo e della durabilità. È il risultato dell’interazione virtuosa tra l’uomo e l’ambiente, in cui ogni muro, sentiero o canaletta racconta un gesto di equilibrio e di adattamento. Il concetto di abitare: l’uomo come artefice di equilibrio “Il punto centrale è quello dell’abitare – ha spiegato l’architetta piemontese – Non si tratta semplicemente di occupare uno spazio, ma di interagire con esso in maniera profonda e sostenibile”. L’uomo, nei secoli, ha trasformato pendii ripidi e apparentemente improduttivi in luoghi vitali per il vivere quotidiano, il lavoro agricolo, le coltivazioni e la pastorizia, creando un equilibrio delicato tra esigenze umane e caratteristiche naturali del territorio. Questi paesaggi rappresentano un sistema complesso ma perfetto, dove ogni muro, ogni terrazza, ogni sentiero era progettato per durare nel tempo e per sostenere attività economiche e sociali, preservando al contempo la biodiversità e il suolo. Oggi, però, questo equilibrio è minacciato: i mutati stili di vita, l’abbandono rurale e la perdita di competenze tradizionali hanno interrotto il rapporto diretto tra comunità e paesaggio. Secondo Murtas, proprio in questa perdita di relazione con i luoghi si consuma il vero “crack” contemporaneo del paesaggio terrazzato: un patrimonio straordinario rischia di essere compromesso se non si recupera la consapevolezza del valore del territorio e del ruolo attivo di chi lo abita. Dall’esperienza piemontese alla rete internazionale ITLA Nel suo intervento, la coordinatrice di Itla ha ricordato che il tema dei paesaggi terrazzati è entrato nel dibattito globale nel 2010 con la Prima Conferenza Mondiale sul Paesaggio Terrazzato tenutasi in Cina, dove fu redatta la Dichiarazione di Honghe.Quel documento definisce i paesaggi terrazzati come «sistemi agricoli ed ecologici da salvaguardare per la loro intrinseca diversità biologica e culturale», sottolineando la necessità di unirsi per farne comprendere il valore e preservarne la conoscenza tradizionale. L’anno successivo, nel 2011, è nata ITLA Italia, la sezione italiana dell’Alleanza Internazionale per il Paesaggio Terrazzato, di cui Murtas è una delle fondatrici.Oggi l’Alleanza funge da piattaforma di confronto tra realtà diverse — “da Pantelleria al Trentino, dalle Cinque Terre alla Costiera amalfitana” — per promuovere un continuo scambio di esperienze e strategie di tutela.“ITLA è un setaccio di pensieri – ha spiegato Murtas- un laboratorio permanente per non lasciare che gli esperti agiscano isolatamente”. Rigenerare ribaltando la narrazione Un terrazzamento di limoni in Costiera amalfitana La “sua” rigenerazione dei terrazzamenti ha una visione che unisce sostenibilità, conoscenza e responsabilità condivisa. “Bisogna destrutturare le motivazioni negative che portano all’abbandono e ribaltarle – ha dichiarato Murtas – tutto è stato abbandonato perché considerato marginale; è necessario invece dichiararne la centralità”. La sfida futura consiste nel coniugare la lungimiranza del passato con la competenza del presente, evitando di investire “in cose che reggono poco il tempo”.Per farlo, Murtas sottolinea l’importanza di una responsabilità diffusa: “Il futuro si gioca insieme, tra istituzioni e comunità locale, con consapevolezza e lungimiranza”. La soluzione al dissesto idrogeologico “Occorre dire chiaramente che i terrazzamenti non sono la causa, ma la soluzione al dissesto idrogeologico”, ha sottolineato – In territori complessi come la Costiera amalfitana, dove i versanti sono ripidi e il rischio di frane e smottamenti è concreto, la salvaguardia dei terrazzamenti è essenziale per proteggere l’intero assetto del paesaggio e la sicurezza delle comunità. E tutto ciò non è teoria. E rigenerare questi spazi significa anche riconoscere e valorizzare le competenze site-specific, cioè quelle conoscenze locali, tecniche e manuali che hanno permesso di costruire muri a secco, terrazzamenti e sistemi di drenaggio capaci di durare nei secoli. Queste abilità rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale vivo, che non può essere sostituito da interventi standardizzati o poco rispettosi del contesto. L’abbandono dei terrazzamenti — conclude Murtas — non è dovuto alla fame o all’inattività, ma alla mancata valorizzazione di queste competenze eccezionali e del loro ruolo strategico per la sicurezza e la sostenibilità del territorio”.Il messaggio è chiaro: proteggere e rigenerare i terrazzamenti significa mettere al centro la resilienza del paesaggio e delle comunità, riconoscendo il valore della memoria storica e delle pratiche tradizionali come strumenti indispensabili per affrontare le sfide ambientali contemporanee. In piena sintonia con i principi della Dichiarazione di Honghe, la tutela dei paesaggi terrazzati è una responsabilità comune di comunità, istituzioni e cittadini.Non si tratta solo di preservare un’eredità, ma di comprendere che in quei muri, nelle terrazze e nei sentieri di pietra si custodisce una lezione di equilibrio e di tempo che può guidare il futuro dell’abitare. E questa volta, sì, sostenibile sarà “l’aggettivo” giusto. “Ad Amalfi nascerà la Comunità GIAHS per tutelare i terrazzamenti agricoli” Centro di storia amalfitana, 50 anni di cultura fra passato e futuro Autore Maria Rosaria Sannino Giornalista professionista, cronista, reporter di viaggi, appassionata di fotografia e reportage. Visualizza tutti gli articoli