“Ad Amalfi nascerà la Comunità GIAHS per tutelare i terrazzamenti agricoli” COPERTINA GLOBAL LOCAL PRIMO PIANO di Redazione Scritto domenica, 9 Novembre, 2025 19:36 L’annuncio del sindaco di Amalfi, Daniele Milano, durante il convegno internazionale della XIV edizione della rassegna storico letteraria “Approdi Mediterranei della Cultura europea e mondiale” organizzata dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, in occasione delle celebrazioni per i cinquant’anni dalla sua fondazione. “Ad Amalfi nascerà la Comunità GIAHS, una rete che riunisca agricoltori, custodi e cittadini impegnati nella cura dei nostri terrazzamenti agricoli”. Con questo annuncio, fatto durante il convegno internazionale “La rigenerazione dei paesaggi storici e dei valori identitaria in Italia e in Giappone”, il sindaco di Amalfi, Daniele Milano, ha aperto una nuova prospettiva per la valorizzazione del paesaggio rurale storico amalfitano, riconosciuto prima nel 2018 dal Ministero dell’Agricoltura ed ora come Sistema Agricolo di Importanza Globale (GIAHS) dalla FAO.Un riconoscimento che – ha sottolineato Milano – “non riguarda solo la qualità del prodotto, ma gli effetti che il sistema agricolo del terrazzamento produce sul territorio: tutela, stabilità idrogeologica e trasmissione di un sapere antico.” Il sindaco ha ricordato anche l’impegno dell’amministrazione a favore dell’agricoltura eroica, con 50.000 euro l’anno stanziati per sostenere chi coltiva attivamente i terrazzamenti, e l’uso dell’imposta di soggiorno per il miglioramento dei sentieri e della segnaletica escursionistica multilingue, con l’obiettivo di promuovere un turismo più consapevole e diffuso. Piccoli passi che fanno intravedere una visione diversa nei confronti del ruolo dell’agricoltura, rispetto al passato. Un riconoscere un ruolo vitale a chi ancora oggi si prende cura dei “giardini”. Screenshot Un bando per sostenere l’agricoltura attiva“Abbiamo stanziato 50.000 euro all’anno negli ultimi 2 anni e siamo prossimi a emanare un bando per sostenere questa agricoltura eroica – spiega sempre il sindaco – È una misura che non è stata pensata come un contributo a fondo perduto con cui poter sistemare dei terrazzamenti abbandonati e poi lasciarli abbandonati, ma come una misura di agricoltura attiva per cui saranno premiati coloro i quali già curano e coltivano i terrazzamenti agricoli di Amalfi. Ora sarà necessario costituire e formalizzare il Comitato per la gestione del sito GIAHS, immaginare di creare una comunità GIAHS fatta dagli agricoltori di professione e da tutti coloro che pur non essendo agricoltori di professione di fatto curano e manutengono i terrazzamenti agricoli e quindi anche il paesaggio di Amalfi”. Occorre una vera e profonda rivoluzione culturale, come ha più volte rimarcato nel suo intervento introduttivo, Giovanni Camelia, del Comitato scientifico del CCSA, in occasione del convegno svoltosi il 7 e 8 novembre presso la Biblioteca Comunale di Amalfi, parte del programma celebrativo per il cinquantesimo anniversario del Centro di Cultura e Storia Amalfitana (1975–2025). L’incontro ha approfondito i temi della rigenerazione ambientale sostenibile, della valorizzazione del paesaggio e della digitalizzazione del patrimonio culturale, in un dialogo tra due Paesi – Italia e Giappone – accomunati dal rispetto per le tradizioni e dalla ricerca di nuovi equilibri tra sviluppo e tutela.Il presidente Giuseppe Cobalto ha ricordato come il “Cinquantesimo non rappresenti solo una celebrazione del passato, ma una spinta verso il futuro della cultura e della conoscenza condivisa”. Il programma GIAHS “Il programma internazionale denominato GIAHS, cioè i Sistemi Agricoli di Importanza Globale promosso dalla FAO, che ci ha visto proprio pochi giorni fa a Roma – ha spiegato il primo cittadino di Amalfi che insieme ad una folta rappresentanza il 31 ottobre ha ritirato il riconoscimento – è tarato sulla importanza dei sistemi agricoli. Il sistema agricolo del terrazzamento amalfitano, la coltivazione dei nostri agrumeti e la coltivazione del nostro sfusato smalfitano, non è importante solo per il risultato, non è importante solo per la qualità del prodotto, ma è importante per gli effetti che determina sul territorio, che sono quelli che poi, al di là della bellezza, ci danno la possibilità, di coniugare il passato con il presente in funzione del futuro. Il sistema dei terrazzamenti determina la stabilità idrogeologica dei versanti e quindi è un sistema di mitigazione del rischio idrogeologico che ha funzionato e che è stato tramandato di generazione in generazione e che oggi, grazie all’impegno di tutti, si cerca di non disperdere. Questo è il punto, e l’impegno di tutti è rivolto, non solo alla tutela e alla conservazione, ma anche alla valorizzazione e alla fruizione di questo patrimonio”. Nel suo intervento, Daniele Milano va oltre nel ragionamento: “La Costa d’Amalfi ha bisogno di ritornare alla sua identità più profonda, deve ritornare ad essere, un laboratorio di idee e di creatività, che non si ferma soltanto all’idea del turismo di massa e del turismo mordi e fuggi, ma che deve ritornare ad essere un faro nel Mediterraneo e nel mondo, dove si vengono a studiare, dove si vengono a conoscere e dove si vengono ad applicare le buone pratiche”. Un approccio consapevole della rigenerazione dei luoghi Ed è questo il senso del convegno che ha visto trattare temi come quello di Maria Russo (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), concentrandosi sulla dimensione culturale e storica del paesaggio terrazzato amalfitano e sulla necessità di un approccio consapevole nella rigenerazione con il tema dell’abbandono dei terrazzamenti, un fenomeno che porta al degrado, all’avanzare del bosco e al dissesto idrogeologico, sottolineando il rischio di perdere non solo le strutture fisiche, ma anche le competenze e la biodiversità legate all’agricoltura locale (come l’agrobiodiversità). E poi il forte disequilibrio tra le “zone marginali” rurali e le zone “sotto i riflettori” (come i centri più turistici). Il futuro si gioca insieme con la necessità di riconoscere il valore economico delle competenze locali (contadini, artigiani) come elemento di sostenibilità sociale ed etica, non limitandosi solo al lavoro dei “professionisti” esterni. Occorre un approccio olistico tra “alto e basso”, “materiale e immateriale”. Giuseppe Gargano: La storia della Costiera non è solo una ‘città delle pietre’ Screenshot “La storia della Costiera non è solo una ‘città delle pietre’, ma è soprattutto una ‘città degli uomini’. E’ lo storico medievalista Giuseppe Gargano, insignito quest’anno del ruolo di Magister, a riportare la storia al suo punto centrale. “E un’opera d’ingegno umano che unisce l’analisi del manufatto (il muro a secco) con il suo ‘certificato di nascita’ attraverso lo studio di dati catastali e notarili.”“Il secolare isolamento in cui la Costiera visse fino al XX secolo”, ha spiegato il presidente onorario del CCSA, dinanzi a storici ed esperti di architettura rurale, arrivati dal Giappone, come Yuta Inamasu, Masako Toyoda, Junko Sanada, Seatsuji Nagase, Shun Kawaguchi, Seatsuji Nagase, Shun Kawaguch “ha preservato gran parte delle sue originarie eccezionali caratteristiche naturalistiche ed ambientali, che le hanno valso nel 1997 l’inserimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO. La costruzione di strade carrabili nel secondo Ottocento sovvertì poi completamente le modalità di percorrenza, influendo non poco sugli originari assetti con profondi e irreversibili sconvolgimenti in alcuni dei paesi attraversati”.La tradizione dell’immaginario collettivo popolare, ha raccontato Gargano, vuole che i limoni siano stati introdotti nella costa d’Amalfi dal Medio Oriente, probabilmente già a seguito delle prime puntate compiute dai mercanti navigatori amalfitani verso Antiochia. E in effetti un documento dell’883 potrebbe essere la più antica testimonianza a riguardo. Tanti poi gli esempi di come “il paesaggio amalfitano, riconosciuto Patrimonio UNESCO nel 1997, è un insieme unico di natura e intervento umano, plasmato dai terrazzamenti, dalle città e dai sistemi agricoli che meritano di essere preservati”. D’altronde già Boccaccio nel suo Decameron e il poeta latino Stazio celebrarono la Costiera come “Divina” dove l’uomo si è saputo inserire con sapienza. Continuerà e saprà ancora farlo? Dep 3 ante Convegno Giappone (b) 21ott-25Download Centro di storia amalfitana, 50 anni di cultura fra passato e futuro Autore Redazione Articoli redatti dalla redazione di e'Costiera Visualizza tutti gli articoli