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Costiera amalfitana e Sorrento: posti nel turismo ma nessuno li vuole

Ultimo aggiornamento martedì, 10 Maggio, 2022   20:41

Nel settore turistico della Costiera amalfitana e della Penisola Sorrentina, tra domanda e offerta di lavoro, inizia ad esserci più di un problema: all’appello manca più del 30% del personale. 

A confermare la disponibilità di posti di lavoro in questo segmento economico vitale per intere aree, non è solo il “passa parola”, o gli annunci che si vedono in giro, ma è anche una recente indagine di UnionCamere e Anpal. Dalla rilevazione mensile, sul periodo aprile – giugno 2022, tramite il sistema informativo Excelsior sulla domanda di lavoro delle imprese, è emerso che a livello nazionale le entrate programmate nei servizi “alloggio e ristorazione” e nei servizi turistici sono più di 340 mila, a cui si affianca però una difficoltà di reperimento delle figure specializzate del turismo pari al al 38,7%. E’ un po’ ovunque il problema, anche se in alcuni territori sta diventando un fattore non indifferente di preoccupazione.

Paghe basse e lavoratori che abbandonano il settore

Turisti che affollano Amalfi (scale del Duomo)

Dopo due anni di lockdown, con un settore che nonostante gli incentivi e i “rimborsi” per mancati incassi, ha registrato segni meno nei bilanci, ora a destare preoccupazione con l’arrivo dell’estate, è la mancanza all’appello di tante figure professionali che fanno sì che un soggiorno si trasformi in un’esperienza indimenticabile : da chi fa ricevimento, agli addetti ai piani, da chi cucina a chi porta in tavola. E’ qui, grazie alla professionalità di tanti, che un albergo fa la differenza.

Ma in questi due anni di pandemia, molti hanno finito per abbandonare il turismo e si sono dirottati su lavori più stabili e non stagionali. Tanti invece – come denunciano in molti – preferiscono rinunciare ad un lavoro piuttosto che ricevere uno stipendio e orari di lavoro che non trovano adeguati rispetto al ruolo svolto. Molti sono attirati dal reddito di cittadinanza, spesso più sicuro di molti contratti. C’è anche da sottolineare, come molti alberghi – anche in zone come Ravello, Amalfi, Positano – non garantiscono ai propri dipendenti neanche un giorno di riposo. 

I centri di impiego sommersi da annunci 

Cartelli con “cercasi staff”

E così sta capitando che ci sono molte aziende turistiche (alberghi, ristoranti, B&B) che hanno bisogno di personale da assumere. Molti si affidano ai centri dell’impiego che pubblicano in media, su tutto il territorio nazionale, circa 400 annunci di lavoro a settimana.

Penisola Sorrentina: già soldout ma si cercano addetti 

Una veduta su Sorrento

Se in Penisola Sorrentina già si registra un tutto esaurito, soprattutto nei weekend, si nota anche un generale abbassamento del livello qualitativo, a fronte di una richiesta di “spendere di meno”. Così si sono abbassati i costi (e la qualità) ma anche gli stipendi, come stanno denunciando molti addetti al settore. Così da tempo si lanciano allarmi, ma senza però fare azioni che portano a rendere più competitiva l’offerta. Se i lavoratori si pagano meglio e si chiede maggiore professionalità, dovrebbe essere più semplice trovare persone disposte a lavorare. Il problema esplode quando invece li si vuole pagare poco e far lavorare tanto.

L’esempio della Liguria: il bonus assunzioni 

Ora si guarda con interesse al “Patto del lavoro”, sottoscritto in Liguria (tra Regione, sindacati e categorie) finanziato dal Fondo sociale europeo. La misura, arrivata alla quinta edizione, mira, attraverso l’erogazione di bonus, ad incentivare le aziende turistiche affinché garantiscano l’apertura dell’attività per periodi più lunghi, con un aumento sia in termini numerici che di durata dell’occupazione degli addetti. E’ l’unica regione in Italia ad aver messo in campo una misura di questo tipo nell’ambito degli interventi di sostegno al lavoro. Questo patto ha portato alla sottoscrizione di migliaia di contratti, anche a tempo indeterminato. Due le categorie beneficiarie, identificate con i codici ateco: le imprese del comparto alberghiero ed extra-alberghiero legate all’accoglienza (anche catering, agenzie di viaggio e tour operator, organizzazione di convegni, fiere, feste e cerimonie) oltre agli stabilimenti balneari che stipulino contratti di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di almeno sei mesi; le attività della ristorazione, bar, pasticcerie e gelaterie che stipulino contratti di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di almeno nove mesi. Il patto è stato sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Federalberghi, Confindustria, Confesercenti e Confartigianato. 

La criticità legata al tipo di contratto

Da dati forniti da UnionCamere e Anpal si evidenzia nitidamente la criticità legata al tipo di contratto offerto al momento dell’assunzione. Resta uno dei motivi di “minor accordo” tra imprenditori e dipendenti. Solo il 24% dei contratti saranno stabili e a tempo indeterminato o di apprendistato. Nel 76% dei casi saranno invece a termine (a tempo determinato o con durata predefinita). La maggior parte offre “contratti regolari” – stabiliti in base al contratto nazionale collettivo di categoria – con una cifra di ingresso (a seconda dei livelli di lavoro) che si aggira attorno ai 1.100 euro. Ma a fronte del carico di lavoro, dei giorni di riposto non riconosciuti, e della stagionalità, tutto ciò non basta più.

La lettera scritta dagli stagionali: anno 2017

Oltre alle bellezze, alla storia e alla cultura, si è mai chiesto come vive un cittadino della Costiera Amalfitana?”. Una lettera dei lavoratori stagionali del comparto turistico scritta all’allora premier Paolo Gentiloni mise a nudo tutte le “frustrazioni” di gran parte dei lavoratori della Costiera amalfitana. Basta rileggerla per capire molte cose. E’ ancora attuale.

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Redazione
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