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Maiori, l’Avvocata non è solo festa: Civale narra 70 anni di “scalate” devote 

E’ meglio sapere dove andare e non sapere come, che sapere come andare e non sapere dove”. E’ con questa frase un po’ “intrigata” posta a mo’ di epigrafe, che l’ottantacinquenne Filippo Civale ci fa iniziare il “cammino” verso “La Mia Avvocata”, luogo conosciuto con questo nome dagli abitanti della Costiera amalfitana.

Un’immagine di repertorio della processione della Madonna dell’Avvocata che si svolge il lunedì d Pentecoste

Qui si trova il Santuario dedicato alla Madonna dell’Avvocata, posto a più di ottocento metri sul livello del mare. Questa volta però non ci inerpichiamo tra i sentieri che partono da Maiori, a tratti impervi (e che di solito la maggior parte delle persone del posto fa soltanto il lunedì di Pentecoste quando diventa meta di pellegrinaggio), ma “leggeremo” quelle “sue” salite. Che non sono mai stanche. Fatte ininterrottamente da più di 70 anni e raccontate in un grazioso opuscolo, autoprodotto (e non in vendita) di 121 pagine, dal titolo “La Mia Avvocata”. Le copie sono già tutte finite, distribuite per brevi manu dallo stesso autore, e solo a persone che davvero riescono a comprendere questa sua dedizione-devozione. Visto il grande interesse, si sta procedendo intanto anche ad una ristampa in inglese. 

La copertina del libro “La Mia Avvocata”

Da ex imprenditore a camminatore solitario 

Filippo Civale a metà percorso lungo il sentiero che porta all’Avvocata (località Santa Maria)

E’ dal lontano 1952 che Filippo continua a salire sul Monte Falesio. Oggi che i suoi anni richiedono una maggiore cautela, avviene almeno una volta a settimana. Ma nel suo periodo ruggente, era come una continua “litania”: ogni giorno, e in ogni stagione dell’anno. Finanche il 15 agosto, quando a Maiori la festa è tra le sue strade, non certo nella sua montagna. Filippo vive così la sua devozione mariana. Fa oltre quattro ore di cammino, dove si intervalla la fatica di ripidi (e poi scoscesi) gradoni di pietra, con tratti di sentieri che attraversano terrazzamenti, e che con l’altezza il paesaggio man mano diventa bosco. E se il respiro diventa affannoso, ci pensa l’ossigeno del bosco ad alleviare la fatica, insieme a quella misteriosa forza che solo il pensiero di un grande “traguardo” riesce a darti. Poi basta iniziare a scorgere il Santuario e l’energia inizia ad aumentare. O girarsi e guardare la Costiera amalfitana dinanzi ai propri occhi.

Filippo questo continuo andirivieni, non lo fa per sport. E non lo fa perché vuole battere il Guinness dei primati. Lo fa “solo” per andare a pregare la “sua” Madonna che secondo la leggenda, apparve in sogno a Gabriele Cinnamo, un giovane pastore di Maiori, nel lontano 1485. 

Filippo Civale che prega dinanzi all’immagine della Madonna dell’Avvocata

Una montagna diversa dalle altre

Nato e vissuto a Maiori, per Filippo il monte Falesio è una montagna diversa dalle altre che circondano il suo sguardo che spazia tra il mare e i Monti Lattari. Si venera qui la Madonna dell’Avvocata, cara a sua mamma che le ha trasmesso questa potente devozione. Un filo sottile l’ha legato a lui fin dalla nascita. Secondogenito di sei figli, la madre ventenne, prima della sua nascita, in un pellegrinaggio al Santuario fatto insieme al padre, lo affida alla Madonna. Il racconto parte proprio da questo evento che lo segnerà per tutta la vita. “La mia prima visita fu quando avevo 16 anni – racconta Filippo che come prova, pubblica la foto di quando ancora ragazzo salì con il suo amico Erasmo – e fu in occasione della sua festa, giorno dopo la Pentecoste. Da allora non l’ho lasciata più sola durante la sua festività, sono stato sempre presente. Adesso abbiamo stipulato un patto. Le ho detto: Madonna, fammi salire  su perché ho delle preghiere, qualora non mi fai salire, le preghiere non ti giungono”. 

Il “patto” con la Madonna dell’Avvocata

Ed è grazie a questo tacito patto, che da anni Filippo sale e scende con il suo collaudato “equipaggiamento” (camicia a maniche lunghe, pantaloni lunghi e larghi, rete protettiva sul viso per evitare punture di insetti). Perché in questo suo libro – che ha visto la sua nascita anche grazie all’amico Gerardo Russomando, già assessore comunale a Maiori, che ne ha curato l’editing – c’è un po’ di tutto: dai ricordi personali alla devozione, da alcune curiosità (come “I segni miracolosi della Madonna”) al percorso. E tante foto che ne mostrano gli angoli più suggestivi che regala la scalata (insieme a tanti volti che per l’autore sono essenziali nel suo ricordo di “accompagnatore”). Diventa così anche una guida inedita (escludendo qualche passaggio di vita familiare) perché di questo luogo ne comprendi e ne apprezzi di più l’essenza. 

Tra corbezzoli e salamandre

In località Acqua del Castagno: da qui lo sguardo spazia sulla Costi

Filippo conosce qui ogni presenza: dal vegetale all’animale. Ha una aggiornata “enciclopedia” del luogo. Questa sua incessante osservazione si avverte anche dalla scelta fotografica: dalle piante di corbezzoli (conosciute in dialetto come “sovere pelose”), ai fiori primaverili di San Giuseppe. Dalla salamandra, allo spettacolo incredibile di stalattiti e stalagmiti. Da un vecchio pagliaio con l’effige dell’Avvocata, a lucertole, vipere e lepidotteri come le processionarie, che per chi non le conosce, possono incutere timore. Filippo se si trova in compagnia, fa fotografare tutto ciò che incontra. E lo racconta nella sua semplicità. E’ come uno studioso che continua a voler apprendere incessantemente argomenti che già conosce, ma che non si accontenta della “superficie” delle cose. Anche la sua fede è così. La scava in profondità ad ogni salita. Per lui anche ”quando la Chiesa è chiusa, la preghiera non trova ostacoli”. 

Le persone del Santuario

Filippo non è stravagante. Filippo è un devoto che conosce come pregare “attivamente”. Con i suoi gesti, lui ci insegna come fare. E come lui, ci sono stati altri personaggi che hanno arricchito la vita di questo luogo. E Filippo ce lo ricorda: “Il primo eremita che conobbi fu Vincenzo Buonocore il quale, rivolgendosi a Lei durante il conflitto della seconda guerra mondiale, fu miracolato e dopo la fine della guerra viveva più sul Santuario che nella propria casa”. Poi arrivò suo nipote: “Si chiamava Vincenzo Coppola e faceva il possibile per far trovare la Chiesa aperta per noi fedeli, innanzitutto nei giorni festivi”. In seguito, sul Monte Falesio portano la loro impronta i monaci benedettini della Badia di Cava de’Tirreni: “Ricordo Fra Urbano e, dopo di lui, Don Gennaro Lo Schiavo, che è venuto a mancare pochi mesi fa per il Covid. Grazie a lui il Santuario è diventato una piccola cattedrale”. Ora è la volta del nuovo rettore: don Domenico Zito (insediatosi il 17 ottobre 2021), a cui Filippo si è già affezionato.

Filippo Civale mentre prega dinanzi alla chiesa chiusa

Hai spento il telefonino?

La presentazione, affidata a Stefano Della Pietra, inizia con l’aneddoto di quando l’autore accettò di accompagnare l’ex sindaco di Maiori, suo amico di vecchia data, nel suo percorso giornaliero. Filippo parte subito con una raccomandazione: “Hai spento il telefonino? Sennò ti succhia tutta l’energia e non riuscirai a salire bene fino in cima”. Quella perentoria richiesta per Stefano Della Pietra apparve solo come un rituale un po’ bizzarro. “Qualche anno dopo – confessa Della Pietra – dovetti fare ammenda mentre leggevo un passaggio che parlava delle ultime ricerche scientifiche sui danni rilevanti dall’uso del telefonino” e sull’osservazione di “una maggiore elettricità cerebrale durante l’uso del cellulare: l’elettroencefalogramma registra picchi e curve che durano fino a 24 ore successive allo spegnimento dello stesso. Ebbi quindi l’ennesima conferma che la cultura ed ancor più la saggezza non hanno nulla a che fare con l’erudizione”. 

Ed è nell’introduzione di Gerardo Russomando, che arriva la schietta riflessione (che chiunque potrebbe farsi) sul perché questo “moderno asceta” conduce la sua vita nell’incessante bisogno di salire sul quel monte: “Ci va perché non può non andarci. La Madonna nella sua vita è, in certo senso, tutto. E in queste pagine si racconta e si capisce benissimo questo legame inscindibile”. Un legame che Filippo ha voluto  testimoniare, mettendolo nero su bianco. Affidandolo ai lettori. E non solo con il suo continuo cammino solitario. 

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Un piede nella barca e l’altro nella vigna: l’antico miracolo amalfitano

Maria Rosaria Sannino
Giornalista professionista, cronista, reporter di viaggi, appassionata di fotografia e reportage.
http://www.twitter.com/mrsannino

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