Miti e nobiltà: il culto della Romanità in Costiera amalfitana AMALFITANIA COPERTINA CULTURA PRIMO PIANO di Giuseppe Gargano Scritto sabato, 10 Ottobre, 2026 10:50 Dalla fanciulla romana Amalfi alle origini mitiche dei casati nobiliari di Ravello e Scala: lo storico Giuseppe Gargano esplora l’eredità latina del Ducato. Dai primi insediamenti preistorici e protostorici (I e II puntata), attraverso l’età imperiale (III e IV puntata), il reimpiego dei marmi antichi (V puntata), l’origine dei toponimi (VI puntata), il cataclisma del Vesuvio (VII puntata) e la saga dei profughi romani (VIII puntata), il nostro viaggio storico affronta le radici ideologiche della Costiera. Nella IX puntata del Feuilleton, Giuseppe Gargano racconta come Amalfi, Ravello e Scala abbiano nutrito e rivendicato il mito della propria Romanità: dalle leggende sulla fondazione della città fino agli alberi genealogici delle grandi famiglie del territorio. Le varianti del mito: la fondatrice Amalfi, il generale e l’imperatore Allegoria di Amalfi tratta dallo storico Francesco Maria Pansa Lo storiografo erudito Francesco Maria Pansa riferisce una variante della saga d’origine: la fondazione di Amalfi sarebbe avvenuta nell’anno 520 ad opera di patrizi romani giunti da un’altra Melfi, quella interna della Basilicata. Col passare del tempo la comunità amalfitana, sull’esempio del mito di Romolo fondatore eponimo di Roma, ideò nuove leggende, nelle quali non era più un gruppo ma un personaggio ben individuato a fondare la città. Così la fondatrice sarebbe stata Amalfi, fanciulla romana figlia di Marcello Rufo. Un’altra versione sostiene che la giovane Amalfi sarebbe partita con un gruppo di compagni per Costantinopoli, seguendo un itinerario opposto rispetto a quello iniziato dalle gentes Romanae e poi interrotto dalla tempesta. Ad un certo punto la fondatrice fu mutata in un fondatore: questi sarebbe stato Amalfo, capitano dell’imperatore Costantino il Grande. Una variazione su tale tema indicava proprio lo stesso imperatore quale fondatore della città. L’erudito ravellese Marino Freccia (1579) ritiene che dopo la morte di Costantino patrizi romani provenienti dalla costa lucana presso la foce del Sele edificarono le città di Scala, Amalfi e Ravello, per cui l’intera Costa fu colonia romana; in particolare, Ravello, fondata proprio sotto Costantino da uomini nobilissimi, è celebre per la salubrità dell’aria. La colonia romana di Amalfi, fondata dalle milizie di Costantino, era il capoluogo delle città picentine che si affacciavano sul mare. Archeologia e toponimi: da Costantino ai vici di Silla Lo stemma Sedile dei Nobili E proprio al IV secolo, al tempo di Costantino e dei suoi immediati successori, come confermano i dati archeologici, cominciarono a costituirsi piccoli insediamenti nei posti dove in precedenza erano sorte le ville imperiali marittime e rustiche: sepolture in vasi ad Amalfi e a Scala, tombe alla cappuccina a Minori, vestigia a Tramonti. Ancor più antichi sarebbero, secondo Freccia, gli insediamenti del territorio stabiano, nel Medioevo sottoposto alla giurisdizione di Amalfi. Veduta d’epoca di Lettere (Pacichelli, 1702) con lo stemma e le tre “L” della leggenda romana. Dopo la distruzione di Stabiae durante la guerra civile combattuta da Mario e Silla, i sostenitori di quest’ultimo si dispersero, secondo Plinio il Vecchio, tra i villaggi (vici) diffusi alle falde dei Monti Lattari, tra i quali ve n’è uno, Lettere, il cui toponimo sarebbe derivato dall’espressione Litterae Latae Lucio (“lettere inviate a Lucio”, cioè Silla); pertanto, nel suo stemma vi sono le tre L. Un altro villaggio, Gauranum, poi Gragnano, ricco di acque, giardini e frutti, sarebbe stato edificato da Granio, un tempo capo dell’esercito di Silla. Aquile, Pandette e stemmi: i simboli del diritto romano Frontespizio dei “Commentarii Feudales” (1575) di Marino Freccia, il giurista ravellese che nel XVI secolo sostenne la tesi della Costiera come antica colonia romana La Romanità di Amalfi si completa con altre suggestive e interessanti testimonianze. Il simbolo del Sedile dei Nobili del Ducato era costituito da un’aquila romana d’argento in campo rosso che reggeva con gli artigli un cartiglio, sul quale era scritto: << Descendit ex Patribus Romanorum >>, antico retaggio dei padri romani. Il diritto medievale amalfitano era fondato su quello romano: in vari atti vi sono riferimenti a leggi e a consuetudini romane. Gli Atranesi di Salerno affermavano di vivere secondo il diritto romano. Ad Amalfi era conservata una copia d’epoca (VI secolo) delle Pandectae o Digestum del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, trafugata poi nel 1135 dai Pisani. Le sue norme venivano puntualmente citate negli atti. Persino gli antichi stemmi di Amalfi e di Atrani di influsso bizantino del X secolo presentavano un simbolismo connesso alla Romanità: la banda rossa in campo d’argento per la prima città e la fascia rossa nello stesso campo per la seconda città, dove il colore rosso rappresentava lo scorrere perpetuo del sangue romano. Le genealogie nobiliari: dai Fabii ai d’Afflitto, dai Sasso ai Rufolo Qualche stirpe comitale amalfitana, cioè generata da un comes (conte) della repubblica, inventava una lontana origine romana dal centurione Longino, il quale, essendo cieco, ferì casualmente Cristo nel fianco con la lancia e per miracolo riacquistò la vista grazie al sangue divino che gli calò sugli occhi. La famiglia Dentice diceva di discendere da Dentato, un personaggio dell’antica Roma. La Fabario, appartenente alla nobiltà dei domini, si rifaceva alla gens dei Fabii. Il novello patriziato di Scala e di Ravello, allo scopo di celare le sue modeste origini contadine principalmente dal territorio stabiano e da Tramonti e di elevarsi al di sopra dei nobiliores amalfitani e atranesi, che vantavano capistipite certi di alto lignaggio, cercò con la fantasia personaggi ben più antichi quali loro progenitori. Sant’Eustachio (il generale romano Placido) dipinto da Pietro da Befulco: il leggendario progenitore rivendicato dai d’Afflitto di Scala. I d’Afflitto già nel XII secolo ostentavano la loro discendenza da sant’Eustachio, nobile generale romano di nome Placido, che si convertì al Cristianesimo a seguito dell’apparizione in un bosco dell’immagine di Gesù sulle corna di una cerva. Egli fu martirizzato verso il 103 sotto l’imperatore Traiano, “fritto” in un bue di bronzo infuocato ma in realtà decapitato, in quanto cittadino romano. Così il cognome de Afflicto sarebbe derivato da fricto, attributo a sua volta collegato al martirio del capostipite. Le campanelle azzurre e dorate del vaiato evidenti nello stemma simboleggerebbero le lacrime dell’afflizione per il crudele martirio. I Sasso si rifacevano al patrizio romano Unghero Sasso e dicevano di esser giunti a Scala da Roma nel 330 d.C. Un’altra tradizione li faceva discendere da san Romualdo, membro della famiglia ducale longobarda di Beneve Statua di San Michele Arcangelo (1358) con lo stemma dei Sasso a Campidoglio (Scala), famiglia che rivendicava un capostipite romano arrivato a Scala nel 330 d.C. I Bonito erano convinti di esser stati generati dal senatore romano Bonetus. I Frezza asserivano che anch’essi avevano un’origine romana. In età angioina i Rufolo crearono la leggenda della loro origine da Publio Rutilio Rufo, tribuno della plebe e console nel 105 a.C. A tal proposito indicavano quale testimonianza visiva la dedicazione funeraria al decurione Publio Ottavio Rufo del IV secolo d.C. incisa su di un sarcofago esposto nel Chiostro Paradiso di Amalfi. Alcuni eruditi del XVII secolo riportano una tradizione, secondo la quale i Coppola si sarebbero stabiliti a Scala al tempo dell’imperatore di Bisanzio Basilio il Macedone (812-886). Era forse questa un’attestazione dell’affluenza di Bizantini nel territorio amalfitano in atto già da alcuni secoli prima. Pontone (Scala): lo stemma marmoreo dei Bonito, il casato che legava il proprio nome al senatore romano Bonetus. Conclusione: Amalfia e Amalfis Il lungo viaggio che abbiamo compiuto nella Romanità di Amalfi ci conduce ad una chiara conclusione: considerando che tutti gli atti del IX e del X secolo riportano entrambi i toponimi Amalfia e Amalfis, possiamo ritenere che il primo si rifacesse alla gens Amarfia proprietaria della villa marittima, mentre il secondo rievocasse il mito della saga d’origine. DA LEGGERE: La saga delle origini di Amalfi: il mito dei profughi romani Quando il Vesuvio cambiò la Costiera: l’eruzione del 79 d.C. e la spiaggia scomparsa L’origine dei nomi in Costiera amalfitana: l’impronta di Roma I marmi antichi della Costa d’Amalfi: l’enigma degli spolia romani Tra vigneti e antiche strade: le ville rustiche di Tramonti e Agerola Quando imperatori e patrizi inventarono il turismo in Costiera I primi villaggi della Costiera: la protostoria tra colline e montagne Dalle caverne al mare: il feuilleton di Amalfi comincia dal Paleolitico Autore Giuseppe Gargano E' tra i massimi storici medievalisti e profondo conoscitore della Repubblica Marinara di Amalfi. Visualizza tutti gli articoli