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A Satriano si diventa albero: ecco il carnevale più ecologico

Tra i carnevali più ecologici c’è sicuramente quello di Satriano: un’antica festa popolare che si svolge il sabato e la domenica prima del martedì grasso, ritenuto il più caratteristico, suggestivo e misterioso della Basilica.

Carnevale è una delle feste che più mi piace per la possibilità di indossare una maschera  e almeno per quest’occasione, abbandonare il tuo status e lasciarti andare. E’ un grande momento di liberazione e di catarsi.

A Satriano si diventa alberi

Da ragazzi c’è stato un periodo in cui le feste in maschera le organizzavamo tra di noi. Nell’adolescenza davamo libero sfogo alla fantasia. Mi ricordo quei costumi divisi tra sacro e profano che erano l’espressione di quello che era la ricerca di se stessi. Indossare una maschera ti dava quella sicurezza che nella quotidianità non avevi e solo con quella maschera riuscivi a essere veramente te stesso. Oggi tanti sono i Carnevali che si ritrovano in giro per la nostra penisola.

Il Carnevale di Satriano è considerato come uno degli ultimi riti arborei e ancestrali sopravvissuti nella loro integrità.

A partire dal 2013 il suo significato subisce una evoluzione quando si accosta alle maschere della  tradizione: Il Rumita, l’Orso e la Quaresima e quella dell’Uomo Albero, diventando portatore di valori ecologici e naturalistici.

Qualche settimana prima dell’evento programmato per la domenica di carnevale ecco “La foresta che cammina”.

Antonella Dell’Orto diventa un albero a Satriano

E così ho telefonato e mi sono iscritta all’elenco per “diventare un Albero!”. Quale emozione al solo pensiero. Sarei diventata Albero

Finalmente arriva l’atteso giorno.

All’arrivo un’organizzazione perfetta grazie all’associazione Al Parco che in questi anni sta facendo un bel lavoro e ogni anno questa festa richiama persone da tutto il mondo.

Un’anziana di Satriano

Una bella passeggiata per il paese ci porta a scoprire i murales. Una guida autorizzata della regione Basilicata ci spiega il significato di quest’arte che incontriamo sulle pareti degli edifici  e contemporaneamente ci racconta la storia del paese. Un modo intelligente per promuovere una parte di territorio interno che, come buona parte della nostra “Italia Interiore” che “rischia lo spopolamento”.

Dopo una pausa pranzo, tra ristorantini e street food arriva il momento tanto atteso.

Il bosco si anima. Coloro che si sono candidati a diventare alberi si radunano nel boschetto . La vestizione si completa  

Il Rummit: Uomo(donna) vegetale, albero vagante, maschera silente avvolta e cosparso di foglie, rampicanti e tralci d’edera. Completa il costume un bastone lunghissimo con all’apice un ramo di pungitopo o di ginestra

Nei giorni del giovedì e martedì grasso gira tra le strade del paese strusciando il “fruscio”  sulle porte delle case e in cambio di un buon auspicio, gli si dona qualcosa (generi alimentari o qualche spiccio).

La foresta che cammina è costituita da 131 Rummit tanti quanti sono i comuni della Basilicata.

Al suono fragoroso di tamburi e allo scandire di un ritornello si dà il via al corteo.

Dietro seguono le altre maschere e una folla di gnomi, farfalle, e tanti costumi ispirati al mondo variegato della natura. Il trionfo della Biodiversità.

Dietro quelle fronde, quell’intreccio di rami di edera con cui è costruito il costume da Albero si è verificata la magìa del Carnevale. Mi sono sentita albero. Potente e maestoso utile alla respirazione dell’umanità, ma allo stesso tempo fragile e spesso vittima innocente della stupidità umana.

Il Carnevale di Satriano è un inno alla gioia del creato e mai come in questo periodo c’è bisogno di sentirsi alberi. E di sentirsi parte integrante di questo pianeta e lottare per la sua difesa.

Antonella Dell’Orto*

*Biologa contadina e per un giorno Albero

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Carnevale di Satriano – Il Rumita

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