La Costiera non diventi solo cartolina: la lezione dei ragazzi COPERTINA GLOBAL LOCAL PRIMO PIANO di Maria Rosaria Sannino Scritto domenica, 7 Giugno, 2026 01:37 C’è una Costiera amalfitana che il mondo guarda, fotografa, attraversa e consuma, trasformandola spesso in una sequenza di immagini da condividere. E poi c’è una Costiera amalfitana che ogni giorno prova semplicemente a vivere: andare a scuola, andare al lavoro, trovare casa, muoversi da un comune all’altro, incontrarsi, restare. È questa seconda Costiera, meno raccontata ma sempre più urgente, ad essere emersa con forza dalla X edizione del Premio Francesca Mansi per l’Ambiente, che si è svolta nella Collegiata di Santa Maria Maddalena di Atrani, luogo simbolico di una memoria che da anni continua a trasformarsi in educazione, partecipazione e responsabilità verso il territorio.Il tema scelto per il 2026, “Territori in vetrina. Comunità in cerca di futuro. La Costiera amalfitana fra turismo, spopolamento e prospettive future per le nuove generazioni”, non era semplice. Anzi, forse era uno dei più difficili mai proposti alle scuole. Perché chiedeva ai ragazzi non solo di descrivere il paesaggio, la bellezza, la storia o le tradizioni, ma di interrogarsi su una domanda molto più scomoda: si può ancora immaginare un futuro qui? Una Costiera di tredici comuni che fatica a incontrarsi La Costiera amalfitana è un territorio piccolo solo sulla carta. Tredici comuni stretti tra mare e montagna, vicini geograficamente ma spesso lontani nella vita quotidiana. Le distanze non si misurano soltanto in chilometri, ma in curve, traffico, a volte si rischia di rimanere incolonnati per ore e ore, parcheggi impossibili e costosi anche per i residenti equiparati a turisti, corse degli autobus insufficienti, tempi lunghi, stagioni turistiche che cambiano il ritmo di tutto.Anche per questo il Premio Francesca Mansi, giunto alla sua decima edizione, rappresenta qualcosa che va oltre la premiazione dei migliori lavori. È uno dei pochi momenti in cui scuole, insegnanti, studenti, famiglie, associazioni e amministratori comunali, si ritrovano nello stesso luogo, attorno a una domanda comune. Non è poco, in un territorio dove perfino incontrarsi può diventare complicato e anche troppo “costoso” in tutti i termini. Lo ha ricordato anche il sindaco di Atrani, Michele Siravo, sottolineando come i lavori dei ragazzi restituiscano “idee, esigenze e punti di vista che meritano attenzione”. Per gli amministratori, ha spiegato, non è sempre semplice trasformare i desideri in azioni concrete, tra vincoli, difficoltà quotidiane e problemi strutturali. La giornata di Atrani (5 giugno, ndr) lo ha mostrato anche questa volta con le solite difficoltà a raggiungere il luogo stabilito. Ma poi, ecco l’accoglienza in piazzetta, con la colazione offerta agli studenti da Lello Rispoli del Bar La Risacca, il luogo in cui Francesca lavorava e da cui venne portata via dalla furia dell’alluvione del 2010. Un gesto che si rinnova ad ogni edizione e che ha assunto nel tempo il valore di un piccolo rito collettivo: accogliere i ragazzi nel luogo della memoria prima di accompagnarli verso la Collegiata per la premiazione. E così la salita fatta insieme lungo le scalinatelle. Un rito semplice, ma significativo. Prima ancora dei premi, c’è un gesto di comunità: arrivare, riconoscersi, condividere uno spazio. Non una gara, ma un ascolto Durante la cerimonia è stato sottolineato come il Premio Francesca Mansi non vuole essere una competizione tra scuole. I riconoscimenti servono a valorizzare alcuni lavori particolarmente significativi, ma il senso vero è un altro: offrire ai ragazzi uno “spazio” di confronto per approfondire, osservare, raccontare e proporre.Quest’anno quello spazio è diventato particolarmente importante. Perché dai lavori non sono emerse solo descrizioni, ma domande. Domande sui trasporti pubblici che sono carenti, sui residenti che diminuiscono ogni anno, sulla denatalità, sulla perdita di luoghi di comunità, sui servizi che arrancano.I ragazzi hanno osservato come ci sia sempre più difficoltà nel trovare abitazioni per residenti. E c’è chi ha anche confessato con tristezza che la sua famiglia tra qualche mese avrebbe dovuto lasciare casa e il comune dove hanno sempre vissuto. Hanno notato e annotato sui loro quaderni come ci sia un proliferare ovunque di trasformazione di case in strutture ricettive, con i prezzi che crescono, di luoghi che si trasformano in altro, e i giovani costretti a immaginare altrove il proprio futuro. Hanno parlato di paesi bellissimi ma sempre più difficili da abitare. Hanno parlato di comunità che rischiano di svuotarsi, non solo di persone, ma di relazioni.E lo hanno fatto con linguaggi diversi: telegiornali, podcast audio, video, interviste, cartoline, racconti, elaborati grafici, lettere. A cogliere con particolare sensibilità questo aspetto è stata Michela Manzoni, presidente della Commissione giudicatrice, già dirigente scolastica. “La sorpresa più gradita – ha osservato – è stata vedere come molti studenti abbiano scelto di interrogare l’esperienza dei nonni per comprendere il senso di appartenenza e di comunità, trasformando quei racconti in proposte concrete per il futuro”. Accanto alla memoria, ha aggiunto, è emersa anche una grande capacità di usare linguaggi moderni: podcast, telegiornali, interviste, video e narrazioni creative. Il primo premio a Minori: ascoltate i bisogni della comunità Il Primo Premio è andato alle classi I D e II D della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Roberto Rossellini” di Maiori, plesso di Minori, con i lavori “TG Turismo” e “Minori ieri, oggi e domani”, coordinati dall’insegnante Amalia Mostacciolo. L’insegnante Amalia Mostacciolo insieme ad una rappresentanza delle classi di Minori vincitrici del primo premio La forza di questi lavori sta nella complementarità. Da un lato l’ascolto diretto della comunità, attraverso interviste, testimonianze e un linguaggio giornalistico vicino ai ragazzi; dall’altro una riflessione più ampia sulla memoria, sull’identità, sul patrimonio e sulla partecipazione. Non una Costiera astratta, ma una Costiera fatta di residenti, bisogni, case, servizi, relazioni, giovani. Non solo un luogo da ammirare, ma un luogo da abitare.È probabilmente questo il motivo per cui il lavoro di Minori ha colpito la Commissione: non si è fermato alla denuncia delle criticità, ma ha cercato di capirne le ragioni con un sondaggio tra i cittadini e ha provato a costruire una visione. Ha ricordato che il turismo è sicuramente una risorsa, ma che senza comunità fatta di residenti, il territorio rischia di perdere il suo stesso significato.Non a caso il sindaco di Minori, Andrea Reale, si è detto particolarmente emozionato per il risultato ottenuto dagli studenti del proprio comune. “Momenti come questi – ha sottolineato – sono indispensabili per leggere e comprendere il territorio da prospettive diverse. I ragazzi riescono spesso a cogliere aspetti che gli adulti rischiano di dare per scontati”.Alle classi vincitrici è stato assegnato anche il premio a sorpresa previsto dal bando: un video professionale che racconterà gli studenti, la scuola, il lavoro svolto e il percorso che ha portato al Primo Premio. Un modo per lasciare memoria della decima edizione e per restituire valore a un’elaborazione che merita di essere condivisa oltre la cerimonia. Positano, Amalfi, Tramonti, Pogerola: voci diverse di uno stesso disagio Il Secondo Premio, assegnato alle classi II A e II B dell’Istituto Comprensivo “Lucantonio Porzio” di Positano per “Positano, le due facce della medaglia”, ha messo in luce con immediatezza il contrasto tra l’immagine da cartolina e la vita reale dei residenti. Il messaggio dei ragazzi è chiaro: non vogliono essere trattati come turisti nei propri paesi, ma come cittadini con bisogni, diritti e desideri.Il Terzo Premio, alle classi I A, I B e I C dell’Istituto Comprensivo “Gerardo Sasso” di Amalfi con “Turisti a casa nostra”, ha mostrato una forte capacità di trasformare l’osservazione in proposta. Significativa la lettera indirizzata alla SITA, con la richiesta di maggiore attenzione al trasporto pubblico e alle esigenze degli studenti. Lettera alla Sita scritta dagli alunni di Amalfi Nella loro lettera, gli studenti hanno raccontato una difficoltà concreta e quotidiana: raggiungere la scuola, muoversi tra i comuni anche quelli più vicini, tornare a casa in orari compatibili con la vita scolastica. Hanno chiesto più attenzione al trasporto pubblico, corse dedicate agli studenti e un servizio capace di rispondere non solo alle esigenze dei turisti, ma anche a quelle di chi abita il territorio tutto l’anno. I ragazzi in fondo non chiedono privilegi, ma il diritto a una mobilità normale in un territorio che spesso rende complicati anche gli spostamenti più semplici.In diversi lavori è emersa con chiarezza una preoccupazione che attraversa ormai molti paesi della Costiera: la progressiva riduzione dei residenti e la denatalità. I ragazzi hanno osservato che, anno dopo anno, diminuiscono le famiglie che riescono a vivere stabilmente nei centri costieri, mentre aumentano le case destinate all’accoglienza turistica. Il rischio non è soltanto demografico, ma culturale e sociale: meno residenti significa meno bambini, meno scuole vive, meno botteghe di prossimità, meno relazioni quotidiane, meno comunità.È proprio su questo tema che il Premio Speciale “Francesca Mansi Memoria e Territorio”, assegnato alle classi I A e I B dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Pascoli” di Tramonti, con il podcast “Oltre il territorio fragile del Dragone” ha riportato il Premio alla sua origine: ricordare Francesca significa anche interrogarsi su come ci si prende cura di un territorio fragile.Il Premio Speciale “Semi di Futuro”, assegnato alle classi I, II, III e V della scuola primaria di Pogerola, ha invece mostrato come anche i più piccoli possano avvicinarsi a temi complessi attraverso la memoria, il dialogo con i nonni e la creatività. Dante visto dai ragazzi Nel lavoro “Parole per una Costiera più Divina”, la “penna di Dante” diventa il tramite per osservare una Costiera cambiata, sovraffollata, ma ancora capace di custodire identità e bellezza se rispettata. Attraverso questo sguardo poetico e insieme disincantato, i bambini hanno immaginato Dante alle prese con una Costiera diversa da quella del passato: luoghi affollati, paesi trasformati, bellezze da custodire ma anche fragilità da riconoscere. Dal lavoro emerge una frase semplice e potente: un territorio rispettato è un luogo che i giovani non desiderano abbandonare, perché continua a trasmettere storia, cultura, tradizioni e senso di appartenenza. È una lezione elementare solo in apparenza: il futuro di un luogo dipende anche dal modo in cui viene raccontato, amato e rispettato fin dall’infanzia. Le domande che restano agli adulti Il valore di questa edizione non si misura solo nei premi assegnati. Si misura soprattutto nelle domande che i ragazzi hanno consegnato agli adulti. Chi potrà ancora vivere in Costiera? Dove troveranno casa le nuove generazioni? Come si può conciliare turismo e qualità della vita? Che cosa accade a un paese quando perde residenti, bambini, botteghe, spazi di socialità? Quale futuro è possibile se il territorio diventa una vetrina sempre più bella, ma sempre meno abitabile? Sono domande che non appartengono soltanto alla scuola. Riguardano le amministrazioni, le associazioni, le famiglie, gli operatori economici. Riguardano una Costiera che non può pensare di risolvere comune per comune problemi che sono ormai strutturali e condivisi.Per questo assume un significato importante l’idea, annunciata durante la cerimonia, di proseguire in autunno con un incontro pubblico dedicato proprio ai temi emersi dai lavori. Non per trasformare i lavori premiati in documenti tecnici, ma per riconoscere che in quelle ricerche, in quelle interviste, in quelle lettere e in quei video c’è una lettura autentica del territorio. Dal ricordo di Francesca a una comunità che vuole vita Lello Mansi, papà di Francesca Il Premio Francesca Mansi nasce da una ferita. Ma nel tempo ha saputo trasformare quella memoria in un percorso educativo. Lo ha ricordato con commozione anche Raffaele Mansi, padre di Francesca, ringraziando quanti continuano a portare avanti il Premio e a trasformare il ricordo della figlia in un’occasione di educazione, memoria e partecipazione per centinaia di giovani. La sua presenza, discreta e profondamente significativa, resta ogni anno uno dei momenti più intensi della cerimonia. Atrani, la Collegiata, il saluto del parroco don Christian Ruocco sul valore della cura del Creato, l’impegno delle associazioni promotrici — Italia Nostra Salerno, Club per l’UNESCO di Amalfi e Acarbio — restituiscono il senso di un cammino che non si limita a ricordare. Ricordare, in questo caso, significa educare. Significa chiedere ai ragazzi di guardare il territorio con occhi più consapevoli. Costruire una comunità educante capace di tenere insieme scuola, associazioni, istituzioni e cittadini. E significa anche accettare che, a volte, siano proprio i più giovani a formulare con maggiore chiarezza le domande che gli adulti faticano a pronunciare. La domanda che resta, dopo questa X edizione, non riguarda soltanto le scuole premiate. Riguarda tutti.Se i ragazzi chiedono trasporti, servizi, spazi di incontro e possibilità di restare dove sono nati, significa che hanno già compreso il punto essenziale: un territorio non vive di sola bellezza. Vive di persone. E senza comunità, anche il paesaggio più ammirato rischia di diventare soltanto una scenografia. https://clubunescoamalfi.it/dieci-edizioni-di-cittadinanza-attiva-il-premio-francesca-mansi-per-lambiente-da-voce-alle-nuove-generazioni-della-costiera-amalfitana Itla Italia: il paesaggio terrazzato frutto di una lungimiranza collettiva Autore Maria Rosaria Sannino Giornalista professionista, cronista, reporter di viaggi, appassionata di fotografia e reportage. Visualizza tutti gli articoli