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Augusta è senz’acqua ma Musumeci offre a Di Pietro solo una desinenza

AUGUSTA – Il presidente della Regione interviene sul “caso Augusta“. Ma per Nello Musumeci non è la crisi idrica, che da due mesi sta martoriando i 10 mila residenti dell’isola con acqua mista a fango. Per il governatore della Sicilia, il vero problema della città è come Cettina Di Pietro vuole essere chiamata quando sta in consiglio comunale: praticamente come dice lei. Perché se la grillina sentenzia che deve essere appellata sindaco“, anziché sindaca come sostengono la Crusca e il Miur, allora così è d’obbligo fare. Poiché “la coniugazione al femminile di una carica istituzionale appartiene esclusivamente alla libera autonomia di chi la ricopre”. E guai, come ha fatto il 16 dicembre la Consigliera di Parità, nel richiamarla a valorizzare le donne nella politica anche attraverso il linguaggio di genere“. Subito arriva il post da Palazzo d’Orleans, dove l’inquilino acese “stigmatizza e dissente” dalla sua concittadina Margherita Ferro.

Lo specchietto del Miur.
Copertina, Musumeci e Di Pietro all’inaugurazione del Centro amianto.

Art1: non stupisce foto di 2 “camerati” antifemministi.

“Sindaca è sgarbo istituzionale”,
la risposta ad Attivamente

E’ diventato un giallo politico, nonostante gli aspetti surreali, la difesa di Musumeci alla pentastellata augustana. “Non mi stupisce l’immagine di 2 vecchi ‘camerati’ della Destra che si ripropongono insieme in questa battaglia antifemminista“, nota subito Giancarlo Triberio. Il consigliere di Articolouno aveva involontariamente fatto scoppiare il caso nella seduta consiliare del 4 dicembre. Quando, in aula, si era sentito rimbrottare “se continua a chiamarmi sindaca la chiamerò Giancarla“. Una vera fissa per l’ex finiana Di Pietro, questa di sentirsi sminuita dalla desinenza femminile, che considera così svilente da usarla come minaccia. Al punto da mettere nero su bianco, in una lettera al gruppo consiliare di Attivamente “che il perdurante utilizzo, anche in note ufficiali, appare come autentica mancanza di rispetto alla carica, altrimenti detto sgarbo istituzionale“.

Il governatore: dire sindaca è integralismo linguistico.

Pur assillato da tanti problemi, il governatore di “Diventerà bellissima” ha trovato il tempo per difendere Di Pietro da quello che considera “un integralismo linguistico che non aiuta certo a migliorare le condizioni di disparità delle donne in Sicilia“. Alle quali evidentemente, per non prendere mazzate, devono bastare le “panchine rosse“. Se invece qualcuna prova a creare una cultura per eliminare gli stereotipi di genere nel linguaggio che discrimina le donne, in quanto le esclude”, allora Musumeci prende cappello e tastiera. Fra l’altro, contro una professoressa nominata dal suo assessorato per fare proprio quello che ha fatto. “Un intervento assolutamente inopportuno e inappropriato, oltre che privo di qualsiasi fondamento giuridico”, scrive il presidente della Regione. Ricevendo dalla sindaca un sentito “ringrazio per la sua presa di posizione che rispecchia esattamente il mio sentire“.

“Ieri cantava Bella ciao, oggi è col maschilista ex Msi”.

Il post di Triberio a sostegno della Consigliera.

“Noto che Di Pietro è passata in pochi giorni dal cantare Bella ciao a Milano, facendosi fotografare accanto a Liliana Segre, al farsi difendere sul suo indifendibile comportamento nell’aula consiliare da un ‘maschilista‘ come Musumeci, che proviene politicamente dal Movimento sociale italiano“, nota caustico Triberio. Insieme al compagno di partito Franco Lisitano e al consigliere Diem25, Giuseppe Schermi, dopo quella marcia contro l’antisemitismo aveva presentato un’istanza per far revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e darla alla senatrice ebrea, spedita ad Auschwitz dalle leggi razziali del Duce. Ora si augura che “i mutevoli grillini girino nuovamente dal lato giusto, portando in aula e votando la mozione”.

Piscitello si smarca: bene Ferro, dico “sindaca” forever.

L’uscita Facebook di Musumeci con tanto di foto accanto la sindaca fasciata di tricolore in primo piano, e il controverso deputato regionale Pippo Gennuso a fare da “inquietante” sfondo, non deve essere stata considerata una gran trovata nemmeno negli ambienti del governo regionale. La prova è Rino Piscitello. Adesso sta nell’ufficio di gabinetto del vicepresidente della Regione, Gaetano Armao. Ma la qualifica di “componente esterno” è decisamente riduttiva del reale ruolo di consigliere politico, e riferimento del movimento autonomista Unione dei siciliani. Perciò c’è una certa suggestione, quando l’ex deputato di Augusta scrive sul suo blog Sindaca forever. Utilizzo da sempre questo termine, convinto che il mancato uso della declinazione al femminile sia un dato culturale. Ho fortemente apprezzato la nota della Consigliera di Parità che, con garbo ma determinazione, ha spiegato perché è giusto ci si rivolga con questo termine”.

Ferraro Fazio: Musumeci è vergognoso e oltraggioso.

La stessa determinazione della professoressa Ferro, ma con molto meno garbo verso il “maschilista” Musumeci, la mostra Pina Ferraro Fazio. “Vergognoso e oltraggioso! Supponenza e arroganza, oltre che una grande ignoranza sul ruolo e le funzioni delle consigliere di parità”, scrive quest’altra Consigliera. La quale invoca scuse pubbliche alla collega che ha svolto egregiamente e correttamente il suo ruolo di pubblico ufficiale nel contrasto alle discriminazioni di genere”. Triberio scrive che “dopo le inaccettabili dichiarazioni del governatore, è evidente come la strada da percorrere sulla parità di genere sia ancora lunga; e grazie a questa destra post-missina e neo-leghista, alla quale il Movimento di Casaleggio porge il sasso nascondendo la mano, tutta nuovamente in salita”.

“Consigliera Parità si occupi di ben altri problemi”.

Secondo il presidente della Regione, la sua Consigliera di parità che ha bacchettato la grillina “dovrebbe occuparsi di ben altri problemi, invece che richiamare, senza averne titolo, un sindaco eletto direttamente dal popolo”. Secondo il consigliere di Art1 eletto dallo stesso popolo, “magari un governatore così attento alle questione augustane, invece di rimbrottare chi svolge con scrupolo e coscienza ammirevoli il suo compito, avrebbe potuto usare le proprie prerogative per mettere a disposizione la Protezione civile regionale a dare sostegno agli abitanti da due mesi senza acqua potabile“.Ma per dare da bere agli assetati, Comune e Regione forse credono ci si debba rivolgere chi ce l’ha nel programma da 2 mila anni.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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