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Arpa, report Augusta: un mare di microplastica e fondali all’arsenico

AUGUSTA – Forse “c’è un futuro per Augusta” come città da turismo balneare, ma intanto per il suo mare c’è un presente fatto di microplastiche record che vi galleggiano. Insieme ad arsenico, nichel e cromo impastati coi sedimenti marini oltre i limiti europei. Mentre la posidonia “sentinella” dell’habitat mediterraneo inizia a mostrare sofferenza, proprio nelle praterie più vicine al porto petrolifero. E’ un’analisi indifferente alle ambiziose narrazioni da campagna elettorale, quella contenuta nella Relazione strategia marina 2024″ dell’Arpa. Pubblicato il 12 novembre scorso, il report fa la radiografia sullo “stato dell’ambiente marino in Sicilia“. Non è un’indagine a tutto campo, perché si attiene alle linee guida dettate dalla Direttiva quadro Marine strategy framework del 2008. Ma è comunque indicativa sulla salute dell’ecosistema, perché “rappresenta il principale strumento adottato dall’Unione europea per proteggere e salvaguardare, promuovendo al contempo la sostenibilità delle attività legate al mare”. L’Agenzia regionale protezione ambientale, in particolare, ha investigato sei “descrittori qualitativi” in aree costiere individuate come rappresentative. E il litorale augustano è stato scelto per quelli relativi allo stato di salute delle piante acquatiche alloctone, per la permanenza di contaminanti chimici nei fondali, nonché per la presenza di plastica microscopica nell’acqua dove si va a pescare o ci si fa il bagno.

sopra e sotto: tabelle dal rapporto Arpa Sicilia 2024.
copertina: sensibilizzazione ambientale nella scogliera di Sant’Elena.

Contaminanti chimici sopra i valori europei pure nei fondali al largo di Costa Saracena.

sotto le coordinate dei monitoraggi nei sedimenti, sopra la trasposizione geografica nella mappa satellitare.

Come già accaduto per i rilevamenti delle diossine sprigionate dall’incendio Ecomac, ancora una volta Arpa non effettua i campionamenti laddove il senso comune ne avverte maggiore necessità. Per studiare il grado di contaminazione nei sedimenti sottomarini, lo specchio d’acqua prescelto è invece 4 miglia al largo di Costa Saracena, a oltre 7 chilometri e mezzo a nord di Brucoli. Una zona ben distante sia dal polo petrolchimico, sia dalla zona industriale di Catania. Nonostante ciò, il cromo registra una concentrazione di 82,4 milligrammi a fronte di un valore soglia di 50. L’arsenico non dovrebbe superare i 12, eppure raggiunge i 14 milligrammi. Mentre il nichel è di un decimale sopra il limite di 30, uno sforamento minimo che tuttavia piazza le acque brucolane fra le uniche tre in Sicilia a superarlo. C’è da dire che nell’isola le tabelle riassuntive mostrano molte località messe male o peggio, ma resta da capire se i punti scelti per monitorarle siano stati più prossimi alle aree empiricamente percepite come critiche, rispetto quelle augustane.

Rapporto strategia marina 2024: posidonia in sofferenza in acque più vicine al porto.

Se per i contaminanti chimici il rapporto di Arpa indica esattamente latitudine e longitudine dei monitoraggi effettuati, per lo studio sulla posidonia oceanica invece pubblica un quadratino verde che indica approssimativamente sulla mappa i fondali scandagliati. Grosso modo dovrebbero andare da Punta Izzo alla rada megarese, facendo intuire il golfo Xifonio come punto focale del controllo. La buona notizia è che non hanno trovato “presenza di specie aliene invasive”, magari trasportate dalle acque di sentina delle petroliere. Quella cattiva è che “una parte della prateria di Augusta viene classificata non accettabile, sia per la profondità del limite inferiore che per la tipologia di limite, essendo quest’ultimo di tipo regressivo cioè con presenza di matte morta”. La “Relazione 2024” sottolinea quindi che “particolare attenzione deve essere posta sulla prateria più prossima al porto commerciale, che presenta un limite di tipo regressivo, evidenziando la presenza di disturbi che potrebbero derivare dalla vicinanza del porto stesso”. A renderlo evidente sono “valori inferiori di densità e superficie fogliare, e in alcune porzioni sono stati riscontrati segni di regressione”. Cioè sta scomparendo una pianta acquatica che grazie al suo sviluppo fogliare libera nell’ambiente acquatico fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni metro quadrato di prateria, ed è al contempo in grado di sequestrare nel sedimento 10 volte più Co2 delle foreste temperate e ben 50 volte quella delle foreste tropicali, in rapporto alla superficie coperta.

Al largo e sottocosta particelle microscopiche di polimeri sintetici superano soglia Ue.

Il “Programma di monitoraggio dei microrifiuti nello strato superficiale della colonna d’acqua”, si è posto invece l’obiettivo di cercare le microplastiche, “una delle principali minacce emergenti per gli ecosistemi marini. Nei campioni presi sia a mille metri dalla costa che 11 chilometri al largo, si è rilevato che “la maggior parte dei rifiuti marini fosse costituita da frammenti di materiali, probabilmente derivanti dalla degradazione di oggetti più grandi che si sono disgregati nel tempo”. Fra i prelievi di inizio estate e quelli a fine anno, “è stata registrata una diminuzione significativa nella quantità”: nel giugno 2024 la concentrazione di microplastiche è stata infatti 3 volte quella riscontrate fra novembre e dicembre. Il perché di questa differenza fra stagioni è ancora tutta da studiare. La riviera antistante la scogliera di Augusta tuttavia è messa meglio sia della spiaggia palermitana di Mondello, che della Playa catanese. Ma tutte e tre “non raggiungono il Good environmental status“, cioè quel “Buono stato ambientale” fissato nei paramenti Ue. Anzi, “la maggior parte ricade nella classe Poor, in quanto le concentrazioni sono fino a 100 volte superiori al valore soglia. Arpa spiega che “si tratta di minuscole particelle di polimeri sintetici, con dimensioni comprese tra 5 millimetri e 330 micrometri, che possono assumere forme e colori diversi e presentare una vasta gamma di composizioni chimiche“. In parole povere, plastica microscopica che invade naso e orecchie quando si nuota. E in una grigliata di pesce fresco può rivelarsi l’ingrediente invisibile.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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