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Istat: italiani più vecchi e culle più vuote. Anche in Campania si nasce di meno

Ultimo aggiornamento domenica, 19 Marzo, 2017   21:42

-2,1 per cento solo in Campania. Gli italiani sono sempre di meno e così anche i campani. In Basilicata il dato più alto: -5,7 così come in Valle d’Aosta. Solo in Provincia di Bolzano si registra un più 6,6. E gli italiani si scoprono sempre più vecchi e le culle sempre più vuote. Il Rapporto dell’Istat sugli indicatori demografici è davvero negativo.

La popolazione italiana al 1° gennaio 2017 ammonta a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille). La natalità si conferma in calo costante: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486 mila, è superato da quello del 2016 con 474 mila.

I decessi sono 608 mila, dopo il picco del 2015 con 648 mila casi, un livello elevato, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione. Il saldo naturale (nascite meno decessi) registra nel 2016 un valore negativo (-134 mila) che rappresenta il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 (-162 mila).

Continua inesorabile il processo di invecchiamento della popolazione in Italia.

Al 1 gennaio 2017 l’età media dei residenti, dice l’Istat, è di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%). Ma sono soprattutto gli ultranovantenni a registrare un aumento sensibile: al 1 gennaio 2017 sono 727 mila, un numero superiore a quello dei residenti in una grande città come Palermo. Sebbene questo segmento della popolazione rappresenti oggi appena l’1,2% del totale, il suo peso nei confronti della popolazione complessiva è andato aumentando nel tempo: 15 anni fa ammontavano a 402 mila e costituivano solo lo 0,7% del totale.

Grafico dei dati Istat 2016 (fonte Ansa)

Gli ultracentenari sono invece oltre 17 mila, in calo rispetto ai quasi 19mila del 2015. Una diminuzione che si deve, secondo l’Istat, a due fattori specifici: la forte mortalità del 2015 che ha abbassato il numero di circa 300 unità, cui segue nel 2016 l’ingresso tra i centenari dei nati nel 1916, una fascia di età con un più basso numero di superstiti rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Gli ultracentenari, comunque, sono complessivamente molto aumentati negli ultimi 15 anni: oggi sono più che triplicati rispetto al 2002. E i dati sulla natività preoccupano anche i vescovi della Cei: “I piccoli aiuti non bastano – ha dichiarato Monsignor Pietro Fragnelli, presidente della Commissione Cei per la famiglia – vanno riscoperte le relazioni tra generazioni come vera ricchezza per un Paese che vuole uscire dalla crisi”.

E'costiera
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