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Salerno, Archivio di Stato in vendita: così si perde la storia

L’Archivio di Stato di Salerno, istituito nel 1934 e dove si conserva una documentazione quasi sterminata – centomila pezzi di documentazione cartacea e più di mille pergamene, oltre ad una biblioteca di circa ventiquattromila volumi – sarà messo in vendita per volere della Provincia di Salerno che l’ha inserito nel piano delle alienazioni per il biennio 2016/2018 e che ora lo riporta in Consiglio provinciale nell’ordine del giorno (per il 29 settembre). Bisogna fare cassa. Questo sembra essere l’obiettivo principale: sedici milioni di euro al posto della storia.

Salerno, l’esterno dell’Archivio di Stato, in piazza Abate Conforti

Ma oltre ai documenti, è lo stesso edificio che si trova in piazza Abate Conforti a rappresentare un vero e proprio tesoro. Irragionevole e incomprensibile sembra quindi la scelta del presidente Pd Giuseppe Canfora a voler disfarsi di un patrimonio simile che rappresenta l’identità dell’intera provincia salernitana. Nel Palazzo medievale, situato al piano terra, si conserva la cappella di San Ludovico con gli affreschi del XIII secolo, aperta al pubblico dopo i lavori di restauro conclusi nel 2009. Ogni storico, studente, insegnante, ha come punto di riferimento questo luogo, una vera istituzione per tutti. Ad esempio: per ricostruire le vicende dell’Antico Regime, del decennio francese e della Restaurazione e del periodo post-unitario non si può davvero prescindere dai fondi dell’Archivio. Così come la consultazione di documenti come il terremoto del 1980 fino ad arrivare alle corti ducali di Amalfi e di Nocera, e alle corti regie di Positano e di Ravello, risalenti al XVI secolo. Del patrimonio documentario fa parte sia il carteggio prodotto dagli organi periferici dell’amministrazione dello Stato, aventi sedi nella provincia, che la documentazione di provenienza non statale: archivi notarili e archivi privati.

Archivio d Stato di Salerno, evento dedicato alla sua storia

Tra i documenti dell’antico regime (fino al 1806) vi sono gli atti delle corti locali, della Regia Udienza Provinciale, del catasto e del catasto onciario. I documenti del periodo napoleonico e della restaurazione comprendono gli atti dell’Intendenza, delle magistrature giudiziarie, del catasto murattiano e i documenti demaniali. Del periodo post unitario fanno parte i documenti relativi alla prefettura ed alle sottoprefetture, all’ordinamento giudiziario, all’Intendenza della Finanza, al Genio Civile, al provveditorato agli studi ed al subeconomato dei benefici vacanti. I fondi di provenienza non statale comprendono protocolli notarili, archivi comunali, dell’amministrazione provinciale, delle corporazioni religiose, archivi privati e l’archivio del Collegio Medico. Tutto ciò dove andrà a finire una volta venduto l’immobile che lo ospita?

L’associazione “Memoria in Movimento” ritorna su questa storica battaglia per salvare l’Archivio: “Nel dicembre del 2015 fummo, come associazione, tra i primi a lanciare l’allarme sulla alienazione dell’Archivio di Stato da parte dell’Ente Provincia – spiegano dall’associazione – Da allora, malgrado gli sforzi da noi fatti insieme a tanti (singoli cittadini, associazioni, Italia Nostra solo per citarne alcuni) oggi siamo di nuovo al punto di partenza“.

Chi fa sentire il proprio dissenso verso questa operazione è stata anche Isabella Adinolfi, europarlamentare del Movimento Cinque Stelle: “Dobbiamo evitare questa follia, accesso agli atti poi valuteremo se ricorrere al TAR”. A giugno 2017, la stessa Isabella Adinolfi aveva scritto ed invitato (invano) il presidente Canfora ad “eliminare dal piano delle alienazioni l’Archivio di Salerno e a non metterlo in vendita”.

Intanto ora si rischia di veder cedere questo bene ai privati. E di vedere traslocati (non si sa dove) tutto un immenso patrimonio documentario e librario, che finirà nei soliti scatoloni, abbandonato chissà dove.

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