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Slow Food Campania sfida la crisi facendo “incontrare” il cibo di qualità

In un castello confiscato alla camorra, un incontro che promuove le piccole realtà legate al cibo. La “trasformazione” dei luoghi si vede anche da questi gesti simbolici. Slow Food Campania nella sede dell’Ente Nazionale del Vesuvio presso il Castello Mediceo di Ottaviano, ha aperto le porte alle piccole realtà che fanno rete sul territorio.

I responsabili di Slow Food Campania (al centro Vito Trotta e Rita Abagnale)

Il tema “Incontra il cibo slow” (svoltosi il 20 marzo) è stato un riavvicinare attraverso le produzioni, aree anche lontane tra loro (dall’avellinese al napoletano, dal casertano al cilentano e alla costiera fino al sannio).

Associazioni, produttori, ristoratori e istituzioni si sono così trovati intorno ad un “tavolo” a discutere di biodiversità rurale, contratti di rete, comunicazione, bandi di finanziamento, etichette narranti, semi da conservare. E se anche non ci si conosce, sono questi argomenti a farti sentire compagni di viaggio e non certo “concorrenti”.

Rita Abagnale responsabile dell’Alleanza dei Cuochi per la Campania e la Basilicata così spiega a chi le chiede della sua passione per la ristorazione di qualità: “Il mio amore per la cucina mi ha spinto da sempre a condividere con gli altri e a far qualcosa in questo settore – racconta Abagnale – devo molto di questa mia passione a mia nonna avellinese e a tutto ciò che mi ha trasmesso”. E il ruolo svolto da Slow Food in questa sua passione? “ E’ grazie a Petrini e al sostegno di Slow Food – racconta Rita – se in Campania abbiamo potuto tutelare realtà che altrimenti sarebbero andate perse e creare una rete forte che comprende anche numerosi giovani, e questo mi rende orgogliosa”. Vito Trotta, responsabile dei presidi di Campania e Basilicata, punta sulla conoscenza dei prodotti, sulla narrazione che di loro si fa anche tramite un’etichetta. Un mondo tutto da raccontare. E da mettere insieme, magari con un Contratto di rete, come spiega Anna Pina Arcaro, presidente del Comitato dei Distretti rurali, invitata qui a parlare di come “si possono avere agevolazioni fiscali e progettare aggregazioni territoriali che facciano in modo che le piccole produzioni siano più competitive”.

Temi come la Comunità del Cibo, l’Alleanza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli, Leguminosa e Sementia, sono stati spiegati anche a quanti si sono avvicinati qui per la prima volta, come tanti studenti degli istituti professionali di agraria. E alcuni dirigenti regionali, come ad esempio Gennaro Casato e Assunta Di Mauro del settore tutela della biodiversità, hanno avuto modo di far conoscere a chi produce, ed è a contatto più con la terra che con “uffici”, cosa prevede un finanziamento come la Misura 10.2, e come fare in modo che il patrimonio di semi continui ad esserci e non muoia. Tanti i racconti di difficoltà nel salvare antiche piante dai parassiti che le uccidono; storie di terre strappate all’abbandono e di produzioni locali che hanno creato una sana economia. E storie di donne come Libera Feola che a Somma Vesuviana produce albicocche, noci, marmellate fatte in casa e che si è messa in gioco anche posando su un calendario “Donne di Terra 2017”.

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