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Così si lascia morire il prestigioso Istituto Filosofico di Napoli

Gerardo Marotta

Noi stiamo morendo”. A dirlo è Gerardo Marotta, fondatore del prestigioso Istituto Filosofico di Napoli. Marotta usa il plurale perché i “libri” sono la sua vera famiglia, ed oggi si trovano a dover trovare riparo in altre strutture, perché la biblioteca di questo storico ed importante Istituto, che il mondo ci invidia, è stato sfrattato dal Palazzo Serra di Cassano a Monte di Dio, e sempre per morosità anche da Casoria, dove i libri erano stati “depositati” temporaneamente. E così i 350 mila volumi della Biblioteca dopo varie traversie si sono depositati in giro, ma tutti rischiano lo sfratto. La politica ha promesso di ospitare i libri nella struttura di piazza Santa Maria degli Angeli, ma bisogna ancora ristrutturarla.

Questi libri, che rappresentano un patrimonio immenso per la città di Napoli, non possono essere più messi a disposizione di giovani e di studiosi. E questa è solo una parte del dramma. I debiti per la fondazione di Gerardo Marotta ammontano a 13 milioni di euro. Giorni fa nel chiostro di San Domenico Maggiore si è tenuta una manifestazione a sostegno della fondazione,

Ma Napoli e la Campania possono chiudere un’istituzione culturale tanto gloriosa? Quella che ha fatto del capoluogo partenopeo la capitale mondiale della filosofia, che ha fondato nell’Italia meridionale 200 scuole di alta formazione, che ha assegnato oltre 3mila borse di studio a giovani studenti e ricercatori di discipline umanistiche? Oltre che ad essere insignita con riconoscimenti internazionali e patrimonio Unesco?

E così l’ultimo atto di intimazione di sfratto per morosità è di qualche settimana fa: poco importa se a sloggiare dovranno essere personaggi come Giordano Bruno e Benedetto Croce, come Dante e Petrarca, consegnati all’eternità dai loro libri che dovranno essere fatti sparire dal complesso edilizio denominato ImAC, a Casoria, dell’immobiliare Niglio S.P.A. che rivendica la somma di 99.035,58 euro relativa ai canoni di locazione per il periodo marzo 2012-maggio 2013. A questo sfratto (80mila volumi) ne vanno aggiunti diversi altri per affitto di locali dalle parti di Monte di Dio per un totale di 463mila euro. E così l’immenso patrimonio librario dell’Istituto per gli studi filosofici, che supera le 350mila unità, si ritrova ancora una volta in cerca di una casa o, almeno, di un deposito. Un patrimonio per cui sono arrivate offerte di degna ospitalità da varie parti del mondo. Ma non a Napoli, sede dove dovrebbero continuare a stare.

I debiti dell’Istituto Filosofico ammontano così a 13 milioni di euro. Gerardo Marotta ha speso un’intera vita, depauperando tutti i suoi beni di famiglia, in nome della cultura e di questo Istituto impossibilitato oggi a far fronte alle spese di funzionamento e di attività che si aggirano sui 5 milioni di euro annui.

Ma nulla si è sbloccato nonostante la Camera dei deputati ha riconosciuto «il ruolo fondamentale degli Studi Filosofici» impegnando il governo «a valutare un quadro di interventi e di risorse». Ma la questione più paradossale riguarda il bando direttoriale numero 1105 del Miur del 9 ottobre 2002 che prevedeva dei finanziamenti da uno specifico fondo; un bando per il quale l’Istituto aveva presentato un progetto per 12 milioni di euro. Ma dalla commissione il progetto viene giudicato meno importante di quello di una ditta di salumi. Il Tar del Lazio dà ragione all’Istituto, stessa sentenza anche dal Consiglio di stato dopo il ricorso del Miur; ma dal ministero dell’Istruzione, puntualizza Gerardo Marotta, neanche l’ombra di un euro.

Ora non si riesce più a fronteggiare le spese per l’affitto dei locali in attesa del restauro della struttura di piazza Santa Maria degli Angeli, acquistata dalla Regione Campania e che nelle intenzioni dovrebbe, appunto, ospitare l’intera biblioteca dell’Istituto.

Sulla vita dell’avvocato Gerardo Marotta (nato a Napoli il 26 aprile 1927), più volte premiato per la sua azione di difensore delle idee della ragione e dell’illuminismo, ed uno degli studiosi che più hanno tenuto viva la memoria di quell’esaltante periodo storico, è stato girato un film-documentario del giovane regista napoletano Marcello Sannino “La seconda natura”. Attraverso le parole del protagonista, si traccia la storia del Sud Italia. Bella ma dannata.

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