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Centrale nucleare Garigliano di Sessa Aurunca: passo passo si smantella

E’ una operazione complessa quella dello smantellamento della centrale nucleare di Sessa Aurunca in Campania, disattivata nel 1982. Restano da portar via quattrocento tonnellate di ferro, rame, acciaio, su un impianto con 262.970 tonnellate di materiale convenzionale e 5.180 tonnellate di sostanze radioattive destinate al deposito nazionale.

La centrale che fu chiusa prima ancora del referendum sul nucleare per motivi di sicurezza nel 1982 (dopo due anni dal terremoto), sono iniziati i lavori di smantellamento nel 2012. E si prevede la totale scomparsa nel 2026. Fu costruita nel 1964, progetto di Riccardo Morandi, lo stesso ingegnere del ponte di Genova crollato. Ha funzionato per 14 anni, poi è arrivata la sua chiusura.

E’ la Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento delle centrali nucleari e dello stoccaggio dei materiali radioattivi, ad occuparsi di tutta la delicata procedura. Nel caso della turbina del Garigliano gran parte del materiale viene recuperato e riciclato. Solo diciassette tonnellate di amianto, il 4% dell’alternatore, non potranno essere riciclate e finiranno in discarica.

Poi si procederà alla demolizione della turbina, entro il 2020. La parte più delicata sarà la demolizione del guscio del reattore, il vessel, dove è concentrato il 99% del materiale radioattivo. Ed è nel “Tavolo della Trasparenza per le attività di dismissione della centrale nucleare del Garigliano” istituito dalla Regione Campania (delibera n.163/2011) dove periodicamente vengono illustrati gli avanzamenti di decommisioning dell’impianto. La centrale di Garigliano è stata la seconda delle quattro centrali nucleari italiane, dopo quella di Trino, ad ottenere nel 2012 il decreto di disattivazione. 

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