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Piano aria da rifare, il Tar: si basa su dati vecchi e centraline fuorilegge

AUGUSTA – Il Tar fa tornare la “vecchia aria” sulla zona industriale. Con una sentenza che ha scosso il mondo ambientalista, i giudici amministrativi hanno bocciato il Piano per il controllo sulle emissioni in atmosfera. La sentenza pubblicata il 27 luglio, tuttavia, è stata una sconfitta solo parziale per la Regione. Perché, “in nome del popolo italiano”, i magistrati della prima sezione di Palermo hanno accolto soltanto i rilievi tecnici prospettati dalle raffinerie. E’ stata invece respinta la pretesa di negare la competenza regionale sulla materia. Per gli stabilimenti industriali tornano valide le Autorizzazioni integrate ambientali già ottenute, che avrebbero dovuto rivedere alla luce delle norme più stringenti imposte in Sicilia. Le inalterate prerogative dell’autonomia siciliana consentiranno a Palazzo D’Orleans di riprovarci. Solo che stavolta il governatore Nello Musumeci dovrebbe far svolgere un migliore lavoro preliminare, anziché affidarsi all’opera raffazzonata dell’assessorato. Considerato che il bruciante verdetto nasce proprio da un suo rapporto 2015 dove “evidenzia come molte delle stazioni di misurazione non raggiungono i valori di efficienza previsti dal decreto legislativo 155/2010. Nello stesso Piano si indica che oltre il 50 per cento dei dati rilevati dalle stazioni nell’area di Siracusa, non raggiungono l’obiettivo di validità del 90 per cento”.

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La sentenza: istruttoria palesemente inadeguata.

La zona industriale da Google maps

Le centraline obsolete e “fuorilegge”, i cui dati già vecchi in partenza sono stati “ulteriormente elaborati da una controversa modellistica”, sono state la leva che ha fatto crollare come un castello di carte il Piano aria“Istruttoria palesemente inadeguata”, l’ha definita il Tar. Infilandoci nel mezzo pure la zona unica denominata area industriale”. Secondo il Tribunale regionale, il blocco unico senza distinguo sarebbe una scelta in contrasto con la zonizzazione richiesta dalla legge. La quale si deve basare su una mappatura dettagliata delle sostanze inquinanti predominanti, oltre che sugli aspetti geografici e climatici. In sostanza, la sentenza ha sposato una delle tesi avanzate dagli stabilimenti. Che lamentavano il tutta l’erba un fascio, mentre ognuno ha emissioni specifiche e non si vuole accollare pure quelle degli altri. Nell’aula palermitana è apparsa fondata. Anche perché non tutti gli enti territoriali si sono presentati in udienza, per mostrare alla corte le foto di Google maps con i 20 e passa chilometri di industrie e paesi senza soluzione di continuità. Il Comune di Augusta ad esempio non c’era, quando si è discusso il ricorso proposto da Esso e Sonatrach.

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Legambiente: sforamenti indicati anche da dati nuovi.

Enzo Paris al consiglio sulle bonifiche Sonatrach.

C’era però Legambiente. La quale ha spiegato come la zona unica” coincideva con quella che, in blocco, è stata classificata Sito di interesse nazionale. Non è servita nemmeno la spiegazione che quando qualche ciminiera sbuffa, la puzza la sentono tutti, vicini e lontani. E che di puzze industriali se ne sono sentite troppe, pure dopo il 2015. Quando cioè le industrie hanno scritto di aver migliorato le proprie emissioni, rispetto i dati su cui è stato tarato il Piano. Comunque, immaginando che i magistrati non prendessero in giuridica considerazione i rilevamenti a mezzo naso, gli avvocati degli ecologisti li hanno invitati a dare un’occhiata alla centraline di Libero consorzio e Arpa. Che per quanto obsolete e “fuorilegge”, ancora il loro onesto lavoro lo svolgono. “Tanto che in una miriade di casi, puntualmente elencati nel contro-ricorso, avevano registrato superamenti in quasi tutti gli inquinanti”, sottolinea Enzo Parisi, portavoce storico dell’associazione ambientalista. Quindi, se lo scopo di un Piano aria è tutelare la salute della popolazione, ragioni ce n’erano per tenerlo in piedi. Ma chi indossa una toga deve anche essere messo in condizione di sentenziare ai sensi di legge. E se la Regione si presenta con un atto dalla “istruttoria palesemente inadeguata”, allora gli industriali hanno anche i loro buoni argomenti.

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I petrolieri contestavano il conto presentato solo a loro.

I petrolieri lamentavano che facevano pagare l’inquinamento di tutti, solo ad alcuni. E che inoltre dovevano sborsare centinaia di milioni per adeguamenti dall’efficacia dubbia riguardo la soluzione del problema. Mentre gli enti pubblici se ne uscivano puliti con semplici “prescrizioni programmatiche”, riguardo l’inquinamento da tubi di scappamento e caldaie. Anche se agli ecologisti da battaglia sembra Golia che incolpa Davide, in realtà il biblico sasso è arrivato durante il lockdown. Quando le auto chiuse nei garage hanno permesso di calcolare la polluzione di esclusiva natura industriale. Con risultati sorprendenti per alcune parti della “zona unica”. Macchine e camion hanno un peso eccome, ma per la politica è stato più facile caricare tutto sugli stabilimenti. Salvo poi creare le condizioni perché questi avessero motivi vincenti per ricorrere.

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Il Tar alla Regione: in futuro fate rilevamenti attendibili.

“In conclusione i ricorsi devono essere accolti, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati nella parte in cui il Piano dell’aria impone alla società misure e attività che, a prescindere dalla loro concreta fattibilità, comporterebbero oneri ingenti e del tutto sproporzionati a fronte di dati non conformi ai necessari presupposti normativi e finanche rispetto al beneficio ambientale perseguito“. La motivazione del Tar Palermo è lapidaria. Anche se “considerata la rilevanza degli interessi pubblici sottesi (atti di primaria importanza essendo diretti a garantire un bene fondamentale quale la salubrità nel rispetto di parametri rigidamente fissati dal diritto Ue) il Collegio ritiene opportuno sottolineare come sia preciso dovere della Regione procedere con solerzia ad adeguare la rete di rilevamento e ad aggiornare i dati secondo le previsioni normative avvalendosi dell’Arpa“. I magistrati concludono con una solenne tirata d’orecchi, intimando al governo regionale “di prevedere per il futuro tutte le misure che risulteranno eventualmente necessarie per raggiungere i valori limite, sulla scorta di dati di rilevamento finalmente attendibili e periodicamente aggiornati secondo le previsioni normative”.

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Uil soddisfatta: ora pronti a un tavolo con industrie.

Luisella Lionti, Uil

La sentenza lascia pochi margini a un appello. Perché non si può pensare di mandare in fallimento le raffinerie, specialmente in questo momento di crisi economica dalla portata ancora incalcolabile, così tanto per fare bella figura con l’elettorato. Dateci centraline con dati più legalmente certi e colpiamo chi dobbiamo colpire senza sparare nel mucchio, sembrano dire i giudici. Non a caso i sindacati hanno plaudito alla sentenza, nonostante il rischio impopolarità fra una popolazione martoriata dal cancro. “Apprendiamo con soddisfazione l’esito ddel Tar. Adesso siamo pronti a sederci insieme attorno a un tavolo per il rilancio dell’industria”, afferma Luisella Lionti, commissario straordinario della Uil Siracusa-Ragusa-Gela“Insieme con l’intero Settore Industria del suo sindacato, dichiara il “tutti concordi sul fatto che adesso si apre un nuovo capitolo. Siamo sempre stati dell’opinione che industria non debba essere necessariamente associata alla parola inquinamento ma sviluppo economico nel pieno rispetto delle regole”.

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Cisl, Carasi: non servono gli isterismi ambientalisti.

La Cisl rincara la dose contro i fotoamatori delle ciminiere fumiganti. “Queste tematiche non si affrontano con isterismi e ambientalismi esasperati e fuori da ogni logica”, dichiara la segretaria territoriale Vera Carasi. Insieme a Femca, Fim, Filca, Fit, Gisacat, Flaei, dice che “bisogna mettere in campo scienza e coscienza. La cosa importante è capire che bisogna andare oltre. Non sono più possibili alibi e scuse – vale soprattutto per le aziende – e mettere in campo investimenti e progettualità. Quello che sempre abbiamo sostenuto, con l’aiuto della tecnologia, investimenti e programmazione si ottengono risultati che sono, poi, ricadute economiche e occupazionali per il nostro territorio”. Anche i cislini sostengono che “la sentenza diventa adesso il punto di partenza per un nuovo impegno di tutte le parti. Subito un tavolo, sindacato e politica a salvaguardia del lavoro e ambiente”. A questa richiesta sindacale di un “tavolo” gli industriali non si tirano indietro, pure se ciò significa discutere di assunzioni e appalti per le manutenzioni. Soldi che, a differenza dei filtri sui camini, sono disposti a spendere perché subito recuperabili in produttività

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Confindustria: un Piano serve, ma costi siano sostenibili.

Studio di Assindustria sulle Pmi della zona industriale.

“Il Tar che accoglie tutte le motivazioni delle aziende conferma quanto affrettate e ingiustificate, ma soprattutto lesive fossero alcune prescrizioni impartite alle aziende stesse”, dichiara Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa. Lamenta che “da mesi invochiamo un franco confronto con i tecnici dell’Assessorato ambiente con l’obiettivo comune di apportare dei correttivi al Piano, affinché le misure fossero realmente efficaci per la salute e tenessero conto della sostenibilità economica dei costi relativi”. Assindustria ci tiene a “ribadire che è importante e imprescindibile che la Regione si doti di un Piano aria che sia rispettoso di tutte le norme comunitarie e nazionali; auspichiamo che presto si possa avviare un tavolo tecnico che prenda in esame quanto rilevato nella sentenza”. Il comunicato confindustriale conclude con l’assicurazione che “le Aziende interessate si impegnano, nel contempo, a proseguire i propri progetti di miglioramento e adeguamento previsti nelle Aia“. La parola torna ora alla politica, la quale deve fare i conti con una popolazione chi vuole lavoro e pure salute. Un binomio facile solo per quelli che poi non si presentano alle udienze Tar.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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