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Il Sin si è fermato a Biancavilla, Priolo e Milazzo “bonifiche da rimodulare”

AUGUSTA – La Sicilia mette mano al risanamento dei Siti di interesse nazionale, ma inizia dal Catanese. Sembra più un esempio di “geopolitica” che un inizio di soluzione, il comunicato apparso il 4 maggio sul sito istituzionale della Regione. Perché il documento che parla del “via agli accordi con Roma per le grandi bonifiche“, in realtà di notizie sul Petrolchimico di Priolo non ne contiene affatto. Lo cita, ma solo come uno step successivo. Quando, insieme a Milazzo“si procederà con una rimodulazione” i cui tempi e contenuti sono lasciati indefiniti in modo troppo sospetto. Lo ha notato la Cisl, scrivendo che “suona più come un nuovo prender tempo e non affrontare, invece, un tema che resta strategico per il rilancio del nostro territorio”. Se n’è resa conto anche Legambiente che “mancano i dettagli; è una mera enunciazione senza che ci siano atti concreti e certi”. Mentre la segreteria regionale di Articolouno, senza girarci troppo attorno, teme che quell’annuncio sia “un bluff intorno la tematica aree Sin“.

I 15 milioni per l’ex cava nel collegio elettorale catanese.

I 15 milioni di un accordo col ministero “prossimo ormai alla definizione, mancano solo le ultime firme”, servono per l’ex cava di Monte Calvario. Era stata usata per ogni genere di rivestimento edilizio prima di scoprire che conteneva fluoro-edenite, i cui effetti sono simili alle fibra di amianto. I suo risanamento indubbiamente fa molto bene alla salute pubblica nella zona, dove si sono registrati molti casi di asbestosi. Ma allo stesso tempo fa pure bene al bacino elettorale del governatore etneo Nello Musumeci. Se questo primo risanamento farà bene anche al Siracusano, segnando lo sblocco di finanziamenti ancora impantanati, è invece una questione ancora tutta da chiarire. “Attendiamo fiduciosi i successivi, annunciati, incontri con il ministero per poter dire che il piano delle bonifiche può ripartire”, scrive la segreteria provinciale Cisl di Siracusa e Ragusa.

D’Ignoti Parenti, Cisl: 150 milioni, quanti a Priolo?

Emanuele D’Ignoti Parenti.
copertina, il porto petrolchimico.

Nel comunicato a commento dell’annuncio palermitano, la segretaria territoriale Vera Carasi evidenzia che “restano alcune perplessità evidenti che, speriamo, possano essere sgomberate da relazioni certe e confronto con le parti sociali“. La più forte di queste perplessità cisline è che “il provvisorio accordo posticipa qualsiasi intervento sugli altri siti, e tra questi quello di Priolo“. Il collega di segreteria Emanuele D’Ignoti Parenti osserva che “di annunci roboanti ne abbiamo avuti tanti, da quando nel 2005 è stato siglato il patto di programma“. Ma da ex segretario Femca ricorda anche che, finora, “si è fatto solo qualcosina”. Una di queste “cosine” sono le cosiddette guardie idrauliche, sotterrate su parte del litorale per impedire l’infiltrazione del mare nella falda acquifera. In pratica, nulla più di un inizio simbolico di progetti per il risanamento Sin più vasti e complessi. Perciò, l’esperto sindacalista si interroga su “come andranno ripartiti questi 150 milioni fra Milazzo e Priolo“. E’ una domanda che si pone anche la politica d’opposizione a Musumeci.

Zappulla, Art1: dove sono i 100 milioni già dati?

Pippo Zappulla.

“All’accordo di programma fatto nel 2005 ne è seguito uno specifico nel 2008, per investire nelle bonifiche 720 milioni fra capitale pubblico e privato”, ricorda Pippo Zappulla. Da ex deputato del collegio, ricorda anche che “nella scorsa legislatura erano stati trasferiti più di 100 milioni dallo Stato alla Regione“. E come ex segretario provinciale Cgil si chiede “che fine hanno fatto quei fondi già versati nel biennio 2014-2015“. Che oggi, fra l’altro, eviterebbero un bel po’ di temuta cassa integrazione da “lockdown“. Come segretario regionale di Art1 non può non notare che “ora questa montagna partorisce il topolino; le risorse individuate sono assolutamente inadeguate”. Visto che il comunicato da Palazzo D’Orleans enfatizza questo “via agli Accordi di programma tra Regione e ministero dell’Ambiente per consentire di utilizzare subito i 150 milioni di euro destinati alla bonifica di grandi siti inquinati“, da responsabile di un partito all’opposizione in Sicilia vuole capire “quale è il cronoprogramma e su cosa si interviene”. E questo lo vorrebbe capire meglio anche l’ambientalismo siracusano.

Parisi, Legambiente: via al Sin ma dove sono i bandi?

Enzo Parisi.

“Gli interventi di Regione e Stato sono effettuati in conformità al principio ‘chi inquina paga‘ e dunque in danno dei soggetti responsabili”, sottolinea il documento del governo regionale. Solo che non risulta ci siano bandi, né progetti”, osserva Enzo Parisi. A Legambiente, come testimonia questo suo esponente, “non risultano inoltre movimenti su opere di bonifica che siano in capo a Stato e Regione. Solo le aziende sono andate avanti, lentissimamente”. Ma coi tempi cupi che si profilano nell’economia italiana e mondiale, pensare che mettano mano ancora al portafogli per la questione ambientale sarebbe da ingenui. Fra l’altro hanno già segnato un punto su un’interpretazione troppo estensiva del “chi inquina paga“. Sulla bonifica dei fondali nel porto, infatti, non si devono automaticamente caricare i costi dello specchio acqueo antistante i propri stabilimenti“Hanno ottenuto di poter verificare prima quale tipo di inquinamento hanno causato”, spiega l’ecologista storico del Petrolchimico. Praticamente, le nuove società che hanno rilevato le raffinerie devono sobbarcarsi la bonifica solo di quello che i vecchi proprietari avevano direttamente provocato, e non di altro. “L’unica cosa accaduta per il risanamento della rada Megarese è la ripresa dalla discussione sull’opportunità di dragare o tombare il qualche modo i sedimenti inquinati, e lì si è fermata”, conclude l’ambientalistaRicordando anche “i 30 milioni dati a suo tempo dall’Isab e ancora inutilizzati”.

“In questo 2020 annunci a effetto sono insopportabili”.

Il comunicato della Regione assicura che “dopo l’approvazione del bilancio sarà pubblicato un nuovo avviso da 20 milioni di euro, per i siti dove è stato effettuato il Piano di caratterizzazione e l’analisi di rischio finalizzata alla bonifica definitiva“. Altri dettagli non ne conoscono né il sindacato, né gli ambientalisti. Perciò Carasi dice che “aspettiamo di conoscere nel merito il contenuto di questi accordi; nel 2020 sarebbe insopportabile dover registrare soltanto ennesimi annunci a effetto“. O annunci-paravento, considerato che l’unica notizia data dal governo regionale è quella sull’ex cava nel Catanese. Senza ulteriori dettagli da Palermo, D’Ignoti Parenti trova più che naturale chiedersi “quale logica ci sia dal cominciare con Biancavilla“. Sicuramente non è di natura strettamente sanitaria, che di questi tempi è il viatico per far passare qualunque decisione a “scavalco”. I tanti casi di asbestosi registrati in quella zona etnea avevano indotto ad aprire una “succursale” del Centro regionale amianto, che lo stesso governatore Musumeci aveva inaugurato in pompa magna ad Augusta

Asbestosi: bonifica a Catania, centro sospeso ad Augusta.

Il Centro amianto “chiuso per Covid”.

Questa struttura di osservazione epidemiologica realizzata al Muscatello per le patologiche tipiche come mesotelioma e asbestosi, ora è sospesa. I suoi due pneumologi sono stati spostati in forza al reparto Covid“Era l’unica in Sicilia a essere dotata di broncoscopio“, conferma Calogero Vicario, responsabile siciliano dell’Ona. La scrupolosità legata alla sua carica non lo spingono a commentare senza dati certi, sull’impatto che provoca quella “sospensione” in termini di prevenzione. Però sa anche che “all’Inail di Siracusa sono oltre 25 mila le richieste per esposizione all’amianto“. E che il servizio di patronato offerto dalla sua associazione, “solo a Priolo ha assistito oltre 400 utenti”. Ad Augusta dovrebbero perciò essere più di mille i pazienti ai quali il Centro amianto non può più effettuare l’ordinaria diagnostica. Eppure questo servizio di prevenzione è fondamentale per prendere in tempo quelle malattie, ben più mortali dello stesso Coronavirus. Anche se, di questi tempi, non si conquistano gli stessi titoli nei giornali.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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