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Algeri, arresti a Sonatrach per l’acquisto Augusta: troppo cara per i vincoli

AUGUSTA – Nubi nere si addensano sulla zona industriale di Siracusa, ma le ciminiere stavolta non c’entrano. A rendere cupa l’atmosfera sul Petrochimico sono le voci che si rincorrono su una ripartenza con tutte le caratteristiche di una fuga dagli investimenti. Alla corda tirata da Assindustria sul Piano qualità dell’aria, osteggiato fin dal suo nascere e ora messo radicalmente in discussione, si aggiungono le notizie rimbalzate dall’Algeria. Che riportano di un’inchiesta aperta dalla magistratura algerina, sull’acquisto dello stabilimento Esso da parte della Sonatrach Spa. Secondo quanto riferisce un lancio dell’agenzia Nova del 3 luglio, il tribunale di Bir Mourad Rais ha iniziato a convocare i dirigenti dell’azienda di Stato coinvolti nell’affaire Augusta. E dopo un interrogatorio durato fino a notte fonda, secondo quanto riferisce Algerie Part, gli inquirenti hanno arrestato l’ex vicepresidente Ahmed Mazighi. Il manager dirige da gennaio il settore “analisi di mercato e pianificazione” della multinazionale nordafricana, ma nel 2018 era fra i più stretti collaboratori dell’allora presidente Abdelmoumen Oud Kaddour. L’accusa è quella di abuso d’ufficio, sperpero di fondi pubblici e concessione di privilegi ingiustificati.

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Davanti giudici algerini i manager dell’affare con Esso.

foto sopra, il giornale d’inchiesta Algerie Part sul caso Augusta.
copertina, serbatoi della raffineria col tricolore durante il lockdown (foto Sonatrach).

L’agenzia stampa rivela che “secondo quanto appreso da una fonte algerina vicina al dossier, nelle prossime ore verranno ascoltati diversi altri funzionari di Sonatrach per svelare maggiori dettagli su questo caso che ha destato scalpore in Algeria. ‘Gli investigatori sono interessati al costo dell’operazione e alle condizioni in cui questa raffineria è stata comprata’, ha rivelato la fonte”. La custodia cautelare nel carcere di El Harrach del dirigente responsabile per la commercializzazione, fa pensare a un filone investigativo concentrato sulle clausole del contratto con la società americana. Già nei mesi scorsi, il giornalista d’inchiesta Abdou Semmar aveva rivelato che Sonatrach “si appresta a lanciare un’offerta pubblica per acquistare 90 mila tonnellate di bitume, quando la raffineria di Augusta ha venduto tutta la sua produzione di bitume alla Esso, attraverso un contratto elaborato da Mazighi che permette al gigante americano di comprarlo a un prezzo inferiore di circa 50 dollari la tonnellata, rispetto al prezzo praticato nel mercato mondiale”.

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Raffineria costata oltre un miliardo di dollari.

In primo piano da destra Oud Kaddour, dietro Rosario Pistorio.
“Il vice prefetto vicario di Siracusa, dottor Filippo Romano, accompagnato dal vice prefetto, dottor Giuseppe Sindona, ha effettuato la sua prima visita istituzionale presso la raffineria Sonatrach di Augusta”, recita la didascalia nella foto commemorativa dell’azienda.

In Algeria non avevano tardato a montare le polemiche, per un prezzo di acquisto ritenuto troppo elevato. Perché i 750 milioni di dollari pagati alla Esso, per lo stabilimento di Augusta comprensivo dei terminali costieri di Palermo e Napoli, era stato ritenuto spropositato. Anche perché sul costo reale della raffineria si dovevano aggiungere “le somme importanti che devono essere investite per renderla conforme alle norme ambientali“, secondo quanto aveva subito avvertito la stampa di settore. Inoltre gli impianti siracusani non erano adattati per la lavorazione del petrolio algerino, dalle caratteristiche diverse da quello del Golfo Persico, per il quale erano stati progettati. Era finita con un prestito di 250 milioni di dollari contratto con la saudita Arab petroleum investment corporation, per gli ammodernamenti e l’acquisto di greggio adatto dalla Saudi Aramco, che ha fatto lievitare un miliardo di dollari l’esborso per l’intera operazione: troppi, per qualcosa che dal 2015 la Esso tentava inutilmente di piazzare sul mercato internazionale. Lo scandalo si è spostato dai giornali di settore nei palazzi del governo, quando le nuove elezioni di fine 2019 portano Abdelaziz Djerad a diventare primo ministro. Si era già espresso per l’apertura di un’inchiesta sul “mauvaise affaire” siciliano. E come ministro per l’Energia nomina Ferhat Aït Ali Brahim, l’analista finanziario che aveva contestato pubblicamente una scelta “controcorrente” rispetto l’andamento del mercato.

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L’arrestato era nello stesso Cda dell’attuale presidente.

Toufik Hakkar, presidente Sonatrach Spa da febbraio scorso.

Secondo i media nordafricani, nonostante l’inchiesta giudiziaria sia ancora ai primi passi, “le conseguenze saranno drammatiche per la compagnia nazionale di idrocarburi”. Anche perché l’arrestato Mazighi sedeva nello stesso consiglio di amministrazione con l’attuale direttore generale Toufik Hakkar, quando gli impianti siracusani sono passati di mano. Da quella transazione, che alcuni analisti incolpano di far affondare i bilanci di tutto il gruppo, è nata “Sonatrach Raffineria Augusta“. Si tratta di una Srl totalmente controllata dalla Spa di Algeri, ma con un proprio management italo-algerino. L’amministratore delegato è Rosario Pistorio, già direttore dello stabilimento quando apparteneva alla Exxon Mobil“Abbiamo gestito il passaggio di consegne e al contempo eseguito con successo un’accurata manutenzione straordinaria della raffineria, una delle più complesse, fra le poche a produrre le basi lubrificanti e con depositi fra i più all’avanguardia nel settore”, scrive il quarantenne ingegnere su Linkedin. Formatosi per 14 anni con la multinazionale statunitense, ha assicurato continuità. Non solo manageriale, ma anche di consolidate relazioni nel territorio, coltivate con un’accorta politica di sponsorizzazioni. Infatti, il suo curriculum riporta che è pure “vicepresidente con delega alle politiche ambientali di Confindustria Siracusa“. Un incarico che lo proietta dentro le polemiche sulla radicale revisione al Piano qualità dell’aria, chiesto all’improvviso dai raffinatori in questi giorni, proprio quando i dirigenti algerini finiscono in manette per i costi degli adeguamenti non ponderati durante le trattative con gli americani.

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Comuni hinterland coalizzati: Piano aria non si tocca

da sinistra, Cettina Di Pietro, Sarah Marturana, Pippo Gianni (foto repertorio).

Assindustria non si è fatta vedere alla mobilitazione delle 3 amministrazioni comunali del Petrolchimico, durante la seduta consiliare informale svoltasi il pomeriggio del 3 luglio a Priolo, insieme ai rappresentanti dei consigli di Melilli e Augusta. Una sessione disertata in massa anche dalla deputazione siracusana, forse subodorando un circo di tigri da cavalcare elettoralmente. Irritando non poco il sindaco anfitrione Pippo Gianni. Cui è particolarmente bruciata l’assenza del capogruppo 5S all’Assemblea siciliana, il compaesano Giorgio Pasqua, definito “un ragazzo che ho visto crescere”. Sulla Qualità dell’aria, inoltre, già in mattinata si erano fatti sentire i Chimici della Cgil. Con una doccia fredda per il movimento ambientalista, che difende prescrizioni sulle emissioni ottenute dopo lunghissime lotte. Il segretario provinciale Fiorenzo Amato, infatti, aveva inviato un comunicato della Filctem dove diceva che “il riordino dei mercati fortemente ridimensionati, la ristrutturazione dei grandi gruppi, e le nuove e recenti norme regionali sui limiti delle emissioni determinati dal Piano regionale i cui limiti non hanno eguali con il resto del Paese, sono fattori che portano le aziende a rivedere le loro strategie”. Una formulazione che molti hanno letto come una lancia spezzata in favore delle ragioni economiche addotte dai raffinatori, per evitare di farli scappare dopo il crollo dei consumi mondiali a causa della pandemia.

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Marturana, 5S: voci licenziamenti ma sindacati silenti.

“Troppo silenzio dai sindacati, possibile che le voci preoccupanti sull’occupazione nella zona industriale le senta solo io? Cosa sta succedendo?”, ha chiesto Sarah Marturana durante l’assemblea priolese. La presidente del consiglio comunale di Augusta ha assicurato che tornerà diffusamente sull’argomento, quando approderà a San Biagio l’ordine del giorno approntato in sinergia con i Comuni del Petrolchimico. A Confindustria chiederà “spiegazioni sui licenziamenti che verranno in questi mesi, sulle voci che molte aziende dell’indotto saranno costrette a mandare via persone con contratti a termine. Si parla anche di riduzioni di stipendio, di cassa integrazione, e di slittamento di alcune fermate di settembre”. La grillina ha esortato a “evitare questo scontro fra lavoro e ambiente”, senza tuttavia astenersi dal polemizzare sul fatto che “per adeguarsi al Piano aria ci vogliono 200 milioni: a tanto quantifichiamo la salute dei cittadini”. Già durante il lockdown, Assindustria aveva messo le mani avanti su “una nuova politica industriale sostenibile“. Ma la politica che esibisce vicinanza all’ambientalismo aveva taciuto, contando sull’equivoco di un termine che agli ecologisti suona come “economia green“, mentre gli imprenditori intendono mani libere dai vincoli.

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Prestigiacomo: è legge il Patto sulla raffinazione.

la video-conferenza di Assostampa con Bivona (in basso al centro).

Quanti adesso si mobilitano sul Piano regionale erano però stati in rigoroso silenzio anche quando il presidente Diego Bivona aveva chiarito il punto di vista degli industriali, durante una video-conferenza di Assostampa insieme alla prefetta Giusi Scaduto e al sindaco di Siracusa, Francesco Italia. Il quale aveva persino messo in dubbio la sottolineatura del cronista sulle diversità nel concetto di sostenibilità, chiedendo una “interpretazione autentica”. Che quando è arrivata lo ha gelato in diretta streaming, senza tuttavia spingerlo a una presa di posizione netta. Così come non hanno ritenuto di mettere le mani avanti nemmeno Augusta, Priolo e Melilli. Mentre al centro anziani si riuniva un terzetto di amministrazioni che se la cantano da soli a ridosso delle comunali d’autunno, Stefania Prestigiacomo faceva passare a Montecitorio il suo emendamento sul Patto Stato-Industria della raffinazione”. Un comunicato della deputata forzista spiega che “il provvedimento punta a dare respiro al Mezzogiorno, dove gli investimenti da parte delle imprese del settore della raffinazione e della bioraffinazione avverranno attraverso quota parte del gettito delle accise e dell’Iva“. L’ex ministra di Forza italia in tanti governi Silvio Berlusconi, dice che “si tratta di un modo concreto per incentivare lo sviluppo industriale, oltre che per sostenere i livelli occupazionali di un’area del Paese troppo a lungo abbandonata a sé stessa, e alla quale il governo non ha sempre guardato con la giusta attenzione”.

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Confindustria, Bivona: ora azione corale per il futuro.

Il risultato alla Camera è stato subito festeggiato da Bivona. “L’emendamento fortemente voluto da più rappresentanti del nostro territorio e fatto proprio dall’onorevole Prestigiacomo, punta a sostenere la crescita, gli investimenti per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del nostro territorio. Assicurare un futuro alle nostre produzioni e sostenere l’occupazione, in questo periodo post-Covid, rappresenta un risultato di enorme rilevanza. Adesso chiedo di mantenere l’azione corale e il gioco di squadra per il raggiungimento di obiettivi di crescita e sviluppo condivisi”, dice il presidente di un’Assindustria che però si defila dai consigli comunali in odore di ambientalismo. D’altronde, proprio a Priolo avevano applaudito quel Sergio Costa in visita ufficiale nel Polo, quando era esploso in un “me ne strafotto dei petrolieri”, molto partenopeo e poco da ministro all’AmbienteIl grillino di governo aveva promesso di stare dietro alle questioni del Petrolchimico, ma ancora non ha proferito verbo sulla questione Piano aria. Magari si rifarà a Roma, considerato che “entro 30 giorni il ministro per lo Sviluppo economico dovrà attivare il tavolo tra le parti per rendere attuativo il provvedimento”, come avverte Confindustria.

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Centrosinistra, Triberio: fanno la Zes e loro chiudono?

Di Pietro con Kaddour Ceo Sonatrach

Il sindaco priolese Gianni, comunque, dice che “sarà l’inizio di una battaglia lunghissima” per non far toccare il Piano aria. Il capogruppo del Centrosinistra augustano, Giancarlo Triberio, invece nota “il paradosso della coincidenza fra la paventata crisi della zona industriale e dell’avvio delle Zone economiche speciali. Che sono una opportunità ma devono essere governate con lungimiranza, per evitare uno sviluppo incontrollato anche dal punto di vista urbanistico”. Ma queste Zes miracolose, nate perché “ce lo ha chiesto l’Europa” come retroterra di sbocco per i porti Core, di ricco hanno solo le tantissime deroghe burocratiche per i progetti che vi ricadono. Di incentivi economici ne hanno invece molto pochi. Per funzionare sul serio come volano, devono essere più piccole di come le ha “sdillabrate” la Regione, in modo da non dividere in mille rivoli le esigue risorse. La sindaca di Augusta evidentemente non la pensa così. Cettina Di Pietro, infatti, ha raccontato al microfono che “quando ci sono state le aree da mettere a bando, ho chiamato il commissario del Comune di Pachino dicendogli che domani scade questa cosa: presentate anche voi un bando, perché è un peccato che tutta l’attività agricola del famoso pomodorino rimanga tagliata fuori. Mi ha ringraziato, anche Pachino ha partecipato”. 

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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