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Catasto sconosciuto a Regione? Mappa Zes con Marina e saline Migneco

AUGUSTA – Errore marchiano, come sospetta Legambiente, o in silenzio si sta “ridisegnando” lo sbocco di Augusta sul Golfo megarese a scapito delle vecchie vasche per il sale, come teme Italia Nostra? L’unica cosa certa è che, stando alla cartografia allegata al Piano di sviluppo strategico per la Zes, il water-front urbano sul porto nei prossimi anni può venire stravolto. Nella Zona economica speciale è stata infatti inserita un’ampia porzione delle ex saline Migneco-Lavaggi, zona umida che dal secolo scorso è riconosciuta come Sito di interesse comunitario. E nella mappatura delle aree che beneficeranno di una corsia preferenziale, per derogare vincoli urbanistici e paesaggistici, c’è stata pure infilata l’installazione della Marina nei pressi della stazione ferroviaria. Eppure, sia le zone naturalistiche Sic che le basi militari dovrebbero essere escluse.

Italia Nostra: un ricorso contro inclusione aree Sic.

Copertina, la base della Marina inserita nella mappa Zes (foto sopra) insieme alle adiacenti saline Migneco-Lavaggi

Italia Nostra, con un comunicato datato 23 agosto ma pervenuto in redazione 3 giorni dopo, ha annunciato che “presenterà a breve un ricorso avverso la proposta di istituzione della Zes”. Legambiente invece si affida al buonsenso dell’amministrazione comunale, per adempiere rapidamente alla richiesta regionale di trasmissione delle particelle catastali. Perché, in quella mappa pubblicata il 22 agosto sul sito ufficiale della Regione, di “svarioni” ce ne sono parecchi. Ed era stata proprio una singolare “svista” cartografica, che aveva cancellato le saline di Punta Cugno dai nulla osta per la loro cementificazione con nuovi piazzali. Quelle vasche sopravvissute alla costruzione delle banchine commerciali, erano sparite persino dalla documentazione inviata a Bruxelles.

Si ripete il “giallo” delle cartografie usate a Palermo.

Ora la storia rischia di ripetersi, se il Comune non provvede rapidamente a chiarire un “equivoco” che fa sorgere parecchie domande. Su quali mappe lavorano alla Regione, quando devono adottare strumenti normativi sul territorio? Chi gliele trasmette? E’ possibile che si debba arrivare alla pubblicazione per accorgersi degli “errori”, senza che nessuno li faccia preventivamente rilevare nelle lunghissime fasi preparatorie? Ovviamente, sempre che di “sbagli” effettivamente si tratti.

Inserita nella Zes pure un pezzo di base della Marina.

Un’area militare in quella “riserva” prettamente produttiva non dovrebbe starci, a termini di direttive europee dalle quali queste Zone esentasse traggono origine. “Precipua funzione delle Zes è infatti quella di individuare e valorizzare i nessi economico-funzionali tra infrastrutture portuali ed aree produttive”. Se quel pezzo di base della Marina è stato inserito, potrebbe essere stato fatto in previsione di una futura smilitarizzazione. Cosa che darebbe un senso anche all’inclusione delle adiacenti saline, che si prolungano fino alle pendici del parco dell’Hangar. E’ davvero così? E, nell’ipotesi, quali progetti si hanno per quel tratto di rada portuale?

Cosa si potrebbe fare nelle ex saline Migneco-Lavaggi?

Nella tabella 5.1 del Piano regionale, riguardante “le attività ammesse alle agevolazioni per la Zes (Ateco 2007)”,c’è un po’ di tutto: dalla “estrazione di sale”“fabbricazione di saponi e detergenti”. Considerato lo stato dei luoghi, sono attività sicuramente improbabili. Un po’ meno lo sono quella di“magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti”, e quella di “riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature”.

Nessun beneficio per attività professionali e tecniche.

Un indizio interessante su cosa bolle nel pentolone lo offre la tabella 5.3“Le agevolazioni per le Zes (valori cumulati 2019-2021)”. Lo specchietto divide fra Sicilia orientale e occidentale, e dà un’idea del modello di sviluppo che negli uffici regionali hanno in mente. A spiccare è lo zero accanto la voce “attività professionali, scientifiche e tecniche”. Augusta perciò si può scordare che da questo “toccasana” economico ne possa beneficiare il suo patrimonio intellettuale e di competenze specialistiche, formatosi in mezzo secolo di elevate frequentazioni universitarie e alto tasso di specializzazione nell’indotto della raffinazione.

Previsti investimenti nella raffinazione e nella plastica.

In compenso, l’economia augustana può sperare di rientrare nella torta dei 14 milioni previsti per “cokerie, raffinerie, chimiche, farmaceutiche”. E, meglio ancora, nei 46 milioni preventivati per la “fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi“. Poiché, per queste fabbriche, la tabella 5.4Investimenti indotti dalle agevolazioni le Zes (valori cumulati 2019-2021)” prevede l’impiego di capitali per 141 milioni. E’ una cifra calcolata sull’ottimismo della ragione, oppure a Palermo hanno notizia di piani industriali?

Regione prevede un boom di export da petrolio lavorato.

La domanda su eventuali programmi di investimento in cantiere sembra meno retorica di quello che sembra, se si considerano le cifre della tabella 5.6 riguardante “Esportazioni estere indotte dalle agevolazioni per le Zes (valori cumulati 2019-2021)”. Le fabbriche di gomme, plastiche e derivati del petrolio dovrebbero “esportare” prodotti per 235 milioni di euro. Mentre sono 348 i milioni preventivati per raffinerie e simili. Un calcolo agevole, quest’ultimo. Visto che “il valore complessivo delle esportazioni è stato pari a 5,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente del +47 per cento grazie soprattutto alla ripresa dell’export degli idrocarburi”. D’altronde “la provincia rappresenta il 61 per cento dell‘export regionale e il 12 per cento dell‘intero Mezzogiorno; l‘84 per cento è rappresentato dai prodotti petroliferi, il 13 dai prodotti chimici”.

Di Pietro replica a Schermi: il confronto si fa in consiglio.

Fra tabelle da “approfondire” e macroscopiche sviste cartografiche, questo Piano di sviluppo meriterebbe certamente un ampio dibattito alla luce del sole. In considerazione anche della generale attenzione sulle tematiche riguardanti il difficile rapporto industria-ambiente. Invece, i contenuti sono stati stati resi noti solo a cose fatte. L’ex vicesindaco Giuseppe Schermi, dopo la pubblicazione, aveva “sfidato” la sindaca Cettina Di Pietro a un confronto pubblico. La grillina gli ha risposto che un consigliere comunale, sia pure all’opposizione con Diem25, una discussione del genere la deve chiedere nella sede naturale di Palazzo San Biagio.

Ma sulla Sonatrach il dibattito fu accordato 6 mesi dopo.

Una replica formalmente ineccepibile, quella della pentastellata. Se non fosse che nell’aula intitolata al pioniere dell’ambientalismo Giacinto Franco, dove presidenza, vicepresidenza, presidenze di commissioni e la maggioranza dei seggi sono targati 5 Stelle, molto raramente interpellanze e mozioni degli oppositori arrivano in tempi utili. Come avvenne con l’improvvisa cessione della Esso alla Sonatrach. Quando le segreterie nazionali dei sindacati ancora si chiedevano cosa stesse accadendo, Di Pietro riceveva a Palazzo l’amministratore delegato dell’azienda di Stato algerina. Una “visita di cortesia” che accese subito la curiosità dei consiglieri di minoranza riguardo i contenuti del colloquio, cui fece seguito la richiesta di una seduta monotematica sul destino delle bonifiche e sul futuro occupazionale. Di Pietro, convocata, si presentò in aula: sei mesi dopo.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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