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Nubi nere su Sonatrach, ecologisti Augusta e Melilli in consiglio comunale

AUGUSTA – I preoccupanti interrogativi sul futuro della raffineria arrivano nel consiglio comunale di Augusta, proprio mentre il governo algerino cambia nuovamente il vertice della Sonatrach dopo appena 3 mesi, nominando il suo quarto direttore generale in un anno. La discussione nell’aula del senato cittadino è stata programmata per il 17 febbraio, quando da Algeri non era ancora arrivata la notizia che rende ancora più stretti i nodi delle prospettive occupazionali, e sul destino delle bonifiche ambientali. La seduta a palazzo San Biagio, comunque, è già diventata un caso prima di iniziare. Nessuno infatti ha confermato che a quel dibattito saranno presenti gli interlocutori principali. Cioè i rappresentanti della “SRI Srl” proprietaria dello stabilimento ex Esso, nonché dei terminali petroliferi di Palermo e Napoli. Tutto rischia di ridursi alle comunicazioni della sindaca Cettina Di Pietro, e alle eventuali interlocuzioni avute con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, col quale ha avuto stretti legami nel partito 5 Stelle sin da quando è stata eletta.

Legambiente e Comitato chiedono audizione in aula.

Al faccia a faccia coi petrolieri Legambiente invece vuole esserci, e ha già fatto sapere che chiederà espressamente di essere invitata. Lo stesso ha comunicato il Comitato ambientale di Melilli, che riunisce circa 250 attivisti della città confinante, dove sorgono parte degli impianti ex Esso. Gli ecologisti si stanno mobilitando per avere risposte dal management della raffineria, ma sembra alla Sonatrach non verrà nemmeno richiesto di partecipare a un dibattito pubblico su cui c’è molta attesa. Tanto la presidenza del consiglio comunale, quanto le Pubbliche relazioni della raffineria, al momento di andare in pubblicazione hanno lasciato senza risposta la richiesta di informazioni, sulla presenza della Sonatrach al confronto con consiglieri e ambientalisti. L’unico pronunciamento degli algerini resta pertanto il comunicato rassicurante arrivato dal nuovo consiglio di amministrazione della “SRI”.

Il Gruppo Sonatrach cambia il presidente a sorpresa.

Il neo-presidente Sonatrach, Tewfik Hakkar (foto tratta da Cap Algerie.Dz)
Copertina, la Raffineria di Augusta (foto dal sito ufficiale SRI)

Il board della società italiana appartenente al gruppo algerino che ne è il socio unico“, già martedì scorso ha scritto che “primo obiettivo è quello di continuare il percorso di sostenibilità intrapreso mantenendo i più elevati standard di sicurezza e controllo, e di migliorare la profittabilità mediante adeguate strategie commerciali e gestionali. Il documento, che riferisce di una riunione svoltasi la “settimana scorsa ad Algeri, annuncia per marzo una visita ad Augusta dei “componenti del Cda, insieme a dirigenti Sonatrach“. Ma a quali “dirigenti” si riferisce il comunicato stampa datato 4 febbraio, se il 5 febbraio i giornali algerini sono usciti con la notizia dell’ennesimo terremoto al vertice della loro azienda di Stato? La “società nazionale per la ricerca, la produzione, il trasporto, la trasformazione e la commercializzazione di idrocarburi”, che il sito d’informazione marocchino “Le 360 afrique” ha definito “la più grande impresa del continente africano”, da mercoledì scorso è guidata da Tewfik Hakkar.

Un nuovo Ceo dopo 3 mesi, il quarto in un anno.

PER APPROFONDIRE – Scandalo Sonatrach Augusta, Algeri assicura: andiamo avanti. Davvero?

Il nuovo presidente, nonché direttore generale, è un ingegnere di 49 anni. Viene considerato “giovane” per il ruolo ricoperto, ed “è stato in precedenza vicepresidente incaricato del settore sviluppo e commercializzazione, come riporta l’Agenzia Nova. Con la sua nomina, il neo-eletto Capo dello Stato nordafricano, Abdelmadjid Tebboune, ha dato un altro colpo di spugna sulla Sonatrach. L’azienda, considerata “il polmone dell’economia algerina che ha fornito al Paese il 60 per cento delle risorse in bilancio”, aveva rinnovato il vertice appena lo scorso novembre. Ne era diventato presidente Kamel Eddine Chikhli, che a sua volta aveva preso il posto di Rachid Hachichi, insediatosi ad aprile dello stesso anno. Il quale a sua volta era subentrato a Abdelmoumen Ould Kaddour, licenziato nottetempo e altrettanto velocemente riparato all’estero, dopo essere stato travolto da accuse e sospetti. In questo turnover dirigenziale, che “Algeriepatriotique” titola come “Valzer dei presidenti Sonatrach: genesi di una instabilità plasmata dagli scandali”, Augusta entra come prima ballerina.

“Raffineria non adatta né ad Azienda né ad Algeria”.

PER APPROFONDIRE – “Augusta in perdita e strapagata”, lo scandalo Sonatrach scuote l’Algeria

“Ci sono troppi scandali per essere tutti riportati in un articolo, ma l’ultimo a riempire le prime pagine dei media di Algeria è l’acquisizione da parte di Sonatrach di una vecchia raffineria della ExxonMobil, conosciuta come raffineria di Augusta. Le pressioni sono particolarmente montate sul ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, che è stato sfidato a portare maggiore trasparenza sul caso. L’impianto fu acquistato dal precedente Ceo, il controverso Kaddour. L’acquisizione è costata 725 milioni di dollari, che non include i necessari lavori occorrenti per mettere il sito in conformità, sia tecnica che ambientale. Dopo l’ammodernamento, il costo dell’impianto è stimato superare il bilione di dollari. I critici dicono che non è adatto né alla strategia di crescita internazionale di Sonatrach, né ai bisogni interi dell’Algeria per la raffinazione di idrocarburi”. Lo scrive “The North Africa Journal“, nel suo reportage del 5 febbraio dove analizza la nomina del nuovo direttore generale. 

Già nel 2018 dubbi su convenienza dell’acquisto da Esso.

PER APPROFONDIRE – Dossier Sonatrach Augusta, i media arabi: fare pulizia su vicenda opaca

Giuseppe Carta, sindaco di Melilli, con “il controverso ceo Kaddour” nel maggio 2018.

Il giornale in lingua inglese che copre l’informazione in mezzo continente, dal Burkina Faso all’Egitto, ricostruisce pure “il contesto in cui il caso della raffineria di Augusta si è sviluppato”. Nonostante una precedente condanna a 2 anni e mezzo per spionaggio industriale in favore dei soci statunitensi, nel 2017 Kaddour era stato riabilitato e messo al vertice di Sonatrach come amministratore delegato. A piazzarcelo era stato “un’altra controversa figura, l’ex ministro dell’Energia Chekib Khelil, che era stato implicato in numerosi scandali per corruzione, e la sua nomina era stata vista come sospetta”. Quando il 9 maggio 2018 aveva annunciato all’improvviso la compravendita con la Esso, in molti c’erano cascati sul “très bonne affaire” dell’Azienda statale. Ma già dopo qualche settimana c’era già chi metteva in guardia sull’operazione. Lo ha fatto ad esempio “Le 3690 Afrique“, in un articolo apparso il 24 maggio di due anni fa dal titolo significativo Secondo due esperti, la raffineria italiana di Sonatrach è un finto buon affare“.

Avvertimenti su Augusta dall’analista controcorrente…

Quel sito d’informazione che copre l’Africa francofona, dal Marocco al Gabon, riprendeva un dibattito apparso il 22 maggio sull’algerinoTSA“. Dove Abdelmadjid Attar, già ministro per l’Energia nonché ex presidente e direttore generale di Sonatrach, discute con un analista finanziario molto noto nel settore energetico, Ferhat Ait Ali. L’economista algerino racconta ai suoi connazionali, entusiasti della bandiera nazionale sventolante su uno stabilimento europeo comprato addirittura agli americani, come quello mollato dalla Esso sia un pacco con sorpresa. Racconta dell’inchiesta della procura di Siracusa del giugno 2017, che “ha proceduto alla chiusura parziale del sito, con l’ingiunzione di presentare entro 90 giorni un piano di limitazione delle emanazioni tossiche della raffineria, sia delle fuoriuscite di prodotti gassosi sia delle vasche in cattivo stato. Per la decontaminazione del suolo chiesta dai politici e dalla Ong Legambiente, dubito che i responsabili di Sonatrach ne fossero al corrente prima di aver visitato il sito e aver incontrato le èlite locali“.

…poi diventato il nuovo ministro Industria e Miniere.

Nel dibattito col politico-manager Attar, l’esperto di finanza fa poi l’analisi dell’andamento del mercato della raffinazione, e dei costi di adeguamento di uno stabilimento che ritiene abbia effettuato l’ultimo ammodernamento un decennio prima. Opinioni decisamente “contro-corrente” nel maggio 2018, quando Abdelaziz Bouteflika era saldamente alla presidenza della Repubblica, e i media erano pieni della versione ufficiale sulla prospettata indipendenza dall’import di prodotti raffinati all’estero col petrolio algerino. Quelle analisi sono diventate un’amara verità nel novembre dell’anno dopo, quando un’inchiesta giornalistica di Algerie Part ha rivelato le prime magagne di quell’acquisizione. A fine dicembre 2019, la stampa algerina parla ormai apertamente di scandalo Augusta. Fra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2020“l’affaire” dilaga sulle pagine di tutta l’Africa francofona. Nel frattempo, il 4 gennaio scorso, Ferhat Aït Ali Brahim, l’analista finanziario dall’occhio lungo, che due anni prima si era subito scagliato contro l’acquisizione dello stabilimento siciliano, diventa il nuovo ministro dell’Industria e delle Miniere.

L’economista Ferhat Aït Ali Brahim, ministro dell’Industria dal 4 gennaio 2020.
Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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