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Dossier Sonatrach Augusta, i media arabi: fare pulizia su vicenda opaca

Ultimo aggiornamento Wednesday, 5 February, 2020   12:25

AUGUSTA – Il destino dello stabilimento di Augusta ora è nelle mani del governo di Algeri. C’è grande attesa per la conferenza stampa dal nuovo ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, annunciata dopo aver diffuso la nota del 2 febbraio, dove comunica che la raffineria in Sicilia è già entrata in produzione. Parole che fanno intravedere la volontà di restare in Italia, nonostante lo scandalo Sonatrach si stia allargando a macchia d’olio nel Paese nordafricano. Una storia dove si intrecciano manager dalla dubbia fedeltà, patti leonini con le multinazionali del petrolio, investimenti destinati a generare perdite, e una montagna di dollari. Quasi un miliardo, secondo la stampa algerina che da mesi sta scavando a fondo sull’acquisto dei vecchi impianti dalla Esso. L’operazione che sta facendo affondare i conti dell’azienda di Stato, l’ha iniziata nel 2018 l’allora amministratore delegato Abdelmoumen Ould Kaddour. Subito licenziato dopo l’elezione di Abdelmadjid Tebboune alla presidenza della Repubblica.

Prestito di 250 milioni da Apicorp per la raffineria.

El Watan con l’articolo sul prestito “scandaloso” contratto per la raffineria di Augusta.
Copertina, il fondo sul dossier Sonatrach pubblicato da The Arab Weekly.

I media arabi ormai parlano apertamente di dossier Augusta“, delle perdite strutturali” che quegli impianti si portano dietro, e dei 25 milioni di dollari al mese che sta provocando alla Sonatrach la gestion hasardeuse” dello stabilimento siciliano. Comprata su due piedi per una cifra stimata intorno i 750 milioni di dollari dalla multinazionale americana, che dal 2015 cercava inutilmente di piazzarlo, quella fabbrica ne ha subito avuto bisogno di altri 250 per lavorare. Secondo quanto rivela L’Economiste maghrébin, in un articolo del 23 dicembre firmato da Imen Zine, l’azienda algerina li ottiene in prestito dalla Arab petroleum investments corporation. La finanziaria saudita glieli concede in 2 rate. La prima, da 100 milioni di dollari“servirà alla manutenzione della raffineria in Italia”. La seconda tranche accordata da Apicorp di fatto ritorna in casa, perché è per “l’acquisto del greggio dalla Saudi Aramco“. Ed è proprio questo “cavallo di ritorno” in versione alta finanza, che ha fatto scoppiare “l’affaire” ad Algeri. La raffineria augustana era stata infatti comprata per rendere indipendente una nazione che estrae petrolio, ma deve importare i carburanti per far marciare il Paese.

Petrostrategies: costava meno comprare benzina da altri.

“Gestione azzardata” per lo stabilimento augustano secondo Energy services experts.

A cose fatte, fra l’altro con delibere societarie la cui regolarità il nuovo management sta passando al setaccio, i giornali algerini scoprono che il loro nuovo stabilimento non può lavorare il greggio di casa. E’ di qualità troppo light“, per impianti siciliani progettati in gran parte per “medium” e heavy. La raffineria neo-algerina che deve farsi prestare i soldi dai sauditi per lavorare il loro stesso petrolio, spinge Energy services experts a fare due conti. Il 26 gennaio, un articolo firmato da Meissa Cheikh riprende un report della Petrostrategies. La prestigiosa rivista di settore sostiene che la Sonatrach “avrebbe potuto compensare il deficit (di carburanti, ndr) importando prodotti o lavorando il greggio all’estero. Questa soluzione sarebbe costata circa 15 dollari a tonnellata, e per il trasporto andata/ritorno fra 12 e 13 dollari a tonnellata; vale a dire un totale di 90 milioni di dollari all’anno, all’inizio, che doveva diminuire nel tempo e scomparire nel 2024″. In 5 anni, a partire dal 2019, ha calcolato che l’azienda di Stato avrebbe avuto bisogno fra i 400 e i 500 milioni di dollari“che sono meno della metà del costo di acquisto, a cui si aggiungono le perdite operative ricorrenti”.

Stabilimento aumenta i dipendenti e investe il doppio.

L’Agenzia Nova con le dichiarazioni
del nuovo ministro algerino Arkab

Invece Sonatrach fa una scelta diversa. Lungimirante, secondo i sindacati italiani. Incosciente, secondo molti media del Maghreb. Nella raffineria di Augusta gli algerini investono, quando altri petrolieri si defilano. Dalla Esso rilevano tanto gli impianti, quanto i 638 dipendenti. Entrano in pieno possesso dello stabilimento nel dicembre 2018. E un anno dopo i lavoratori interni sono diventati 705, addirittura 15 in più della pianta organica. E altri 29 stanno per entrare in servizio la prossima settimana. A loro dovrebbero aggiungersi ancora 20 unità fra ingegneri e figure specializzate, per le quali stanno già selezionando i curriculum. Mentre ad Algeri si addensano le ombre sull’intera operazione con la Esso, e sui contratti di fornitura alla multinazionale Usa di bitume scontato, nonostante in patria ne devono importare a prezzo di mercato, la raffineria di Augusta inizia una corposa operazione di manutenzione. Avevano stanziato 90 milioni di euro e doveva concludersi in 45 giorni. E’ durata invece 4 mesi, ed è costata 160 milioni di euro. Ai quali si sono dovuti aggiungere altri 20 milioni di euro, per le operazioni di bonifica e adeguamento ambientale rese urgenti da una precedente inchiesta della Procura di Siracusa.

Triberio, Centrosinistra: notizie subito in consiglio.

Le Matin parla di ennesimo scandalo.

Investimenti e assunzioni nonostante il trend discendente dei raffinati dal petrolio, avevano riportato l’ottimismo in un Polo petrolchimico da anni in crisi strutturale. Le notizie dello scandalo rimbalzate dall’Algeria hanno perciò stordito sindacati e forze politiche, chiusi in un incomprensibile silenzio dalle molte letture. Unico ad alzare la voce è il capogruppo del Centrosinistra al consiglio comunale di Augusta, Giancarlo Triberio. Il 3 febbraio ha “presentato richiesta urgente di ordine del giorno sulle vicende che stanno riguardando lo stabilimento Sonatrach. È necessario discutere nel senato della città una questione che causa preoccupazione sia per i risvolti occupazionali, ma anche per la questione ambientale che, nello specifico, interessa le bonifiche di competenza”. Il consigliere proveniente dal principale sindacato italiano, la Cgil, chiede all’amministrazione municipale “di riferire immediatamente quali azioni e interlocuzioni ha avviato, al fine di conoscere la situazione a tutela del nostro territorio”. La sindaca Cettina Di Pietro e il parlamentare della città, Pino Pisani, appartengono ai 5 Stelle, lo stesso partito del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il quale agli inizi di gennaio è stato in visita proprio ad Algeri, quando i giornali di laggiù parlavano già del dossier Augusta“.

“Dossier Augusta e lotta fra clan minacciano Sonatrach”.

Ora si spera che attraverso il senatore augustano – uno dei pochi su cui si regge l’attuale governo italiano – il ministero faccia sentire la sua posizione ai governanti algerini. Anche perché si teme che a soffiare sul fuoco con la stampa dell’Africa francofona sia proprio la francese Total, che si dice fosse in trattativa per la raffineria. Non è una situazione facile nemmeno per il governo nordafricano. “Lo scandalo Sonatrach è un test di prova per la nuova presidenza“, titola The Arab Weekly nel numero uscito il 2 febbraio. A firmare l’articolo sul prestigioso settimanale in lingua inglese è Francis Ghilés, professore associato al Centro per gli Affari internazionali di Barcellona“Il popolo algerino è stato derubato a occhi chiusi e, se i nuovi leaders non fanno pulizia su questa vicenda opaca, allora la credibilità politica sarà seriamente danneggiata”, scrive l’editorialista. “Una nuova lotta fra clan minaccia la stabilità e l’avvenire di Sonatrach a causa del dossier raffineria di Augusta“, è invece la titolazione di Algerie Part del 26 gennaio. Sintetizza, come meglio non si potrebbe, quanto questa potenziale tangentopoli d’Oltremare penda come un mattone sulla testa di centinaia d’incolpevoli lavoratori siciliani.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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