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Sonatrach Augusta non c’è al consiglio sulla bonifica, ira ecologista sui 5S

AUGUSTA – Sonatrach si sottrae al confronto con il consiglio comunale di Augusta, che il 17 febbraio si era riunito per avere assicurazioni sul futuro occupazionale nella raffineria, e sulle onerose bonifiche che la società algerina si è accollata dopo aver acquistato lo stabilimento dalla Esso. La dirigenza di “SRI Srl“, società controllata al 100 per cento dall’Azienda di Stato nordafricana, ha liquidato la questione affidandosi a un succinto dossier dell’amministratore delegato, Rosario Pistorio. Il documento, letto nell’aula del senato cittadino, sostanzialmente ricalca le vaghe assicurazioni rilasciate dal nuovo board della controllata italiana attraverso un comunicato stampa, diffuso la settimana dopo l’insediamento ad Algeri, circa la prosecuzione del piano d’investimento nel Siracusano. Il carteggio del Ceo locale ha soddisfatto l’amministrazione guidata da Cettina Di Pietro, sindaca del partito 5 Stelle, lo stesso in cui militano i ministri degli Esteri, dello Sviluppo economico e dell‘Ambiente. Ma ha lasciato fortemente perplesse e insoddisfatte le più forti associazioni ambientaliste dell’area industriale, invitate alla seduta, per l’assenza di qualsiasi riferimento su tempi e costi delle operazioni di disinquinamento ereditate dalla multinazionale americana.

Enzo Parisi, dirigente Legambiente Sicilia
Copertina, la raffineria di Augusta (foto tratta dal sito ufficiale)

Il ceo Pistorio sbriga tutto direttamente con Di Pietro.

Giuseppe Patti. ex dirigente nazionale Verdi.

La sindaca ha raccontato di “aver incontrato Pistorio venerdì scorso”, e dalle sue risposte si è ritenuta soddisfatta. “Credo che il nostro governo sia impegnato su dei fronti più importanti“, ha risposto Di Pietro a Giancarlo Triberio. Il consigliere, con un passato di sindacalista Cgil, aveva chiesto di discutere in consiglio “quali interlocuzioni governative fossero state avviate” per garantire lavoro e investimenti contro l’inquinamento, dopo le notizie sullo scandalo che in Algeria ha investito la Sonatrach per l’acquisto della raffineria. L’ottimismo dell’amministrazione 5 Stelle non è stato condiviso dagli ambientalisti. Alessandra Tizzone, a nome del Comitato Ambientale Melilli, ha letto un documento dove chiede “quali contenuti siano stati oggetto di accordi, tra l’amministratore delegato protempore della Sonatrach e i sindaci dei Comuni di Augusta e Melilli“. Enzo Parisi, dirigente di Legambiente Sicilia, ha detto che “non basta un comunicato stampa di Pistorio per tranquillizzarci: siamo preoccupati che ci sia un accordo fra industriali e pezzi della politica per depotenziare il piano di qualità dell’aria“.

La Cisl: se chiudono, quante panetterie restano aperte?

Cinzia Di Modica, Stop veleni

Cinzia Di Modica, portavoce del gruppo ecologista Stop Veleni sostenuto dall’arciprete Palmiro Prisutto, ha ricordato che “le bonifiche servono a tutelare la salute della popolazione: sarebbe giusto da parte dell’azienda metterci la faccia e venire a dialogare”. Dei sindacati presenti alla seduta del Consiglio comunale, ha parlato solo il rappresentante della Cisl“Se chiude tutto voglio vedere quante panetterie resterebbero aperte. L’ambiente è una materia da maneggiare con cura. Le amministrazioni devono governare i fenomeni, non assecondarli”, ha detto il responsabile sindacale del settore Industria, Emanuele D’Ignoti Parenti“Non vogliamo essere contro, ma vogliamo avere conto: chiediamo risposte”ha però ricordato Giuseppe Patti, ex dirigente nazionale dei Verdi. La sindaca Di Pietro ha ribadito che “il documento Sonatrach può essere definito tranquillizzante sotto il profilo occupazionale”, e in merito al dibattito sulle bonifiche ha considerato scorretto “discuterne di una sola azienda assente, quando tutte quelle del Polo petrolchimico sono responsabili”. Ma sull’assenza della Raffineria pesa anche il giallo sull’invito. La presidente 5 Stelle del consiglio comunale, Sarah Marturana, non ha risposto alle domande riguardanti la convocazione del management. La sensazione è che i vertici dello stabilimento abbiano rifiutato in partenza il confronto pubblico con gli esperti ambientalisti, durante l’interlocuzione informale avuta con gli amministratori vicini al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio

Ingaggio biennale Esso all’ex ceo Sonatrach: fake-news?

Alessandra Tizzone, Comitato Ambientale Melilli

In Algeria l’affaire Augusta continua intanto a riempire le cronache, con rivelazioni e smentite che rivelano il forte scontro in atto nell’establishment, uscito in buona parte rivoluzionato dalle elezioni presidenziali di dicembre. Ora a far discutere è lo “scoop” di Albert Farhat sull’ingaggio biennale che il vecchio amministratore delegato di Sonatrach Spa, Abdelmoumen Ould Kaddour, avrebbe ottenuto dalla ExxonMobil dopo essere stato cacciato dall’Azienda di Stato. La notizia, pubblicata l’11 febbraio sul blog tenuto dal giornalista algerino nella testata francese Mediapart, è stata prima ripresa da “Algerie eco e “Algerie patriotique“. Ma poi quest’ultimo giornale l’ha smentita il 14 febbraio, citando “una fonte vicina al dossier”Secondo questo informatore, tenuto riservato, la multinazionale americana non avrebbe messo sotto contratto l’ex Ceo a partire dal 1 gennaio 2020. Anzi, come ha precisato Algerie Part, il “controverso” artefice del contestato acquisto in Sicilia “lavora come consigliere presso il ministro dell’Energia del QuatarIl direttore della testata, Abdou Semmar, osserva pure che “le fake news sono diventate effettivamente una vera epidemia nel panorama mediatico algerino”.

Lotte di potere in Algeria: stampa protagonista e vittima.

PER APPROFONDIRE: Scandalo Sonatrach Augusta, Algeri assicura: andiamo avanti. Davvero?

Alla fine del 2018, Semmar era stato arrestato e imprigionato con l’accusa che Algerie Part è una organizzazione criminale”. Del caso se n’era occupato il quotidiano francese Liberation, che il 28 novembre di quell’anno ospitava il reportage-memoria del cronista scarcerato, con il titolo allusivo “Perché il giornalismo indipendente cessi d’essere un crimine in Algeria”. Il giornalista d’inchiesta è poi stato il primo, lo scorso settembre, a scrivere come Sonatrach perde più di 25 milioni di dollari a causa della cattiva gestione della raffineria di Augusta“. Un report della francese Petrostrategies, influente rivista di settore, a fine gennaio ha confermato e arricchito quello scoop, scoperchiando un pentolone che in Algeria non ha ancora smesso di bollire. Perché, a prescindere se la fonte di Farhat sia attendibile o gli abbia rifilato una “polpetta avvelenata”, i legami fra l’ex amministratore delegato Sonatrach e il mondo degli affari americano si trovano persino nella sua biografia su Wikipedia.

Kaddour “amico di Cheney” torna in sella in era Trump.

PER APPROFONDIRE: Dossier Sonatrach Augusta, i media arabi: fare pulizia su vicenda opaca
Kaddour con la sindaca Di Pietro a maggio 2018
fu ricevuto ad Augusta lo stesso giorno
in cui venne annunciato l’acquisto dalla Esso

Il blog su Mediapart del noto giornalista algerino, ritenuto vicino ad ambienti che contano nel Paese nordafricano, ha ricordato l’amicizia del vecchio Ceo con uno degli uomini forti del Partito repubblicano Usa, Dick Cheney“Di passaggio ad Algeri nel 1996”, il direttore di Halliburton non ha esitato a farsi vedere dappertutto con Kaddour, persino in città”. Il petroliere era già stato Segretario della Difesa con Bush senior, e di lì a qualche anno sarebbe diventato vicepresidente degli Stati Uniti con Bush junior. Per la sua “guida turistica” ad Algeri, invece, nel 2007 arriverà una condanna a 2 anni e mezzo per spionaggio industriale in favore degli americani. A marzo 2017, cioè 3 mesi dopo che il repubblicano Donald Trump si insedia alla Casa Bianca, il manager nordafricano con master al Mit di Boston viene nominato alla guida di Sonatrach. E a maggio dell’anno successivo rileva la raffineria di Augusta, che la Esso cercava inutilmente di vendere dal 2015. Una transazione comprensiva dei terminali di Palermo e Napoli, conclusa a dicembre 2018 e costata complessivamente oltre un miliardo di dollari, fra prezzo d’acquisto e prestiti bancari per renderla pienamente operativa.

Il nodo della Zee algerina fin sotto il mare di Sardegna.

PER APPROFONDIRE: Nubi nere su Sonatrach, ecologisti Augusta e Melilli in consiglio comunale
Thoufik Hakkar, presidente e direttore generale Sonatrach Corporation
(foto tratta dal sito ufficiale)

In queste settimane ad Algeri si sta combattendo una guerra – neanche tanto sotterranea – intorno un’Azienda di Stato considerata “il polmone dell’economia” nazionale, visto che “fornisce al Paese il 60 per cento delle risorse in bilancio“. Scoop e smentite, fake-news reali o insinuate tali solo per intorbidare le acque, fanno parte del gioco in ogni Paese del mondo dove si formano nuovi assetti di potere. Sonatrach da metà febbraio ha un nuovo presidente, il quarto in un anno: Toufik Hakkar. Il 12 febbraio ha presentato le linee guida del Gruppo. Il sito di informazione Africa Business Intelligence riporta che punta a un “l’allargamento dei perimetri di esplorazione e sfruttamento”, nonché alla “moltiplicazione delle sue operazioni su tutto il nostro spazio geografico nazionale, con tutti i depositi energetici offshore e onshore”Per gli addetti ai lavori, spazio geografico” non coincide con i confini terrestri e nemmeno con le acque territoriali. Ed è proprio sull’entità di questo ambito di sovranità, che i progetti algerini potrebbero andare a collidere con gli interessi dell’Italia. Il vicepresidente di Assocompliance, Alessandro Carboni, in un suo intervento su Linkedin spiega che “l’Algeria, per atto unilaterale, ha deciso di estendere la sua Zona economica esclusiva fino a 12 miglia dalle coste sarde“.

Occupazione e bonifiche ostaggi della geopolitica?

PER APPROFONDIRE: “Augusta in perdita e strapagata”, lo scandalo Sonatrach scuote l’Algeria

Tradotto più concretamente, la Zee dilatata fino a ridosso dei mari italiani significa “libertà di sfruttamento degli idrocarburi, oltre che della pesca e delle altre risorse marittime”. Per gli algerini l’acquisto della raffineria siciliana si porta dietro ombre che richiamano Tangentopoli, ma sulla permanenza di Sonatrach ad Augusta potrebbero aggiungersene altre di natura più geopolitica. Se i 705 dipendenti diretti dello stabilimento ex Esso diventeranno “ostaggi” di una trattativa diplomatica, molto più complessa dell’occupazione e delle bonifiche nel Siracusano, forse non si saprà mai. L’unico fatto certo, al momento, lo sintetizza efficacemente Algerie Patriotique“Aldilà del reclutamento o meno di Abdelmoumen Ould-Kaddour, il problema dell’acquisto fuori luogo e irragionevole di una raffineria in fin di vita ad Augusta, in Italia, continua ad alimentare discussioni e sollevare degli interrogativi sulle ragioni che hanno portato il patron di Sonatrach a impegnare la compagnia petrolifera nazionale in una tale transazione, quando numerosi esperti avevano messo in guardia contro il carattere incongruente di una tale acquisizione”.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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