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Economia coronavirus: Pmi in rosso, Sonatrach Spa dimezza investimenti

AUGUSTA – L’epidemia Coronavirus sta facendo “ammalare” l’economia del Siracusano. Sonatrach Spa rivede i suoi piani tagliando 7 miliardi di dollari. Un quarto delle Piccole e medie imprese ha avuto un calo del fatturato compreso fra il 90 e il 100 per cento. Un quinto di aziende, invece, ha registrato una flessione fra il 70 e l’80 per cento. Mentre un altro quinto ancora ha subito una contrazione fra il 50 e il 60 per cento. Tradotto più semplicemente, due terzi della capacità produttiva espressa dall’imprenditoria locale si trova in ginocchio. E’ il quadro traumatico che emerge da uno studio tendenziale di Assindustria Siracusa, su un campione rappresentativo di 60 associati rilevato nell’arco di tempo compreso fra il 31 marzo e il 4 aprile. I dati elaborati sono stati diffusi il 9 aprile, con un comunicato dove si annuncia che “l’indagine verrà riproposta dal 27 al 30 aprile, per avere un quadro aggiornato della situazione”. Intanto, però, “è quasi l’unanimità degli intervistati a chiedere immediata liquidità per affrontare questa emergenza”. Lo studio orientativo con gli aderenti a Confindustria arriva in un momento in cui un’altra pesante mazzata sta per abbattersi sulle micro-imprese della ristorazione, che un’incomprensibile ordinanza della Regione costringe a chiudere pure per il servizio a domicilio durante le feste di Pasqua e Pasquetta. Con un crollo che gli aderenti a Cna Augusta hanno preventivato intorno il 50 per cento, calcolato su quel restante 10 per cento che era sopravvissuto al #iorestoacasa.

Sopra, copertina e sotto: grafici dello studio Pmi Assindustria.

Crisi economica da epidemia: la Regione ci mette del suo.

Luca Baffo.

Alimentari e ristorazione a domicilio erano le ultime sopravvissute nella categoria del terziario non direttamente legato alle lavorazioni del petrolio“Prima è arrivata la chiusura domenicale, che ci ha tolto un giorno in cui si fatturava quasi quanto il sabato. Adesso il blocco della domenica e del lunedì pasquali, cui potrebbero aggiungersi il sabato del 25 aprile e domenica successiva”, lamenta Luca Baffo, imprenditore leader nel settore della movida fra Augusta e Brucoli. La decisione del governatore Nello Musumeci ha trovato un coro di critiche pure nell’Assembla siciliana. “Bisognava tenere in considerazione le legittime aspettative degli operatori fermi da un mese, che vedevano nei due giorni un’occasione per riprendere fiato“, dice il deputato regionale 5S Giovanni De Caro“contestando l’ultima ordinanza del presidente della Regione”. Per il collega Pd all’Ars, Giovanni Ferrante“è quantomeno contraddittorio da parte di Musumeci, parlare di sostegno alle piccole imprese mentre, parallelamente, si soffocano i pochi spiragli di economia ancora presenti. Soprattutto nel caso specifico dal momento che le consegne a domicilio si stanno rivelando fondamentali per contenere gli spostamenti. Dica chiaramente che le restrizioni progressive celano la confusione che da un mese regna sovrana nel governo, e l’incapacità di garantire il minimo di economia ancora possibile”.

Assindustria: piccole imprese resistono massimo 2 mesi.

Il prolungamento dell’emergenza Coronavirus copiata di botto dal modello Lombardia, comincia a produrre danni collaterali alla fragile economia del Sud. Dove ci si interroga se si sarà in grado di resistere tanto a lungo quanto le imprese del Nord. “Grazie a un notevole salto qualitativo nelle capacità manageriali acquisite grazie al know-how gestionale delle grandi aziende, le piccole e medie dell’indotto industriale e para-industriale siracusano riusciranno a resistere per un mese ancora, massimo due“. Cosa accadrà poi, Sebi Bongiovanni non ha necessità di precisarlo. Come presidente di Piccola industria, segue con attenzione l’evolversi della situazione. Che al momento viene fronteggiata sul piano occupazionale “con il ricorso alla cassa integrazione per il 60-70 per cento della forza lavoro”. Ma è evidente come la situazione non sia sostenibile a lungo. “Il 60 per cento ci ha dichiarato di avere difficoltà di liquidità, anche rispetto a qualche anno fa sono stati superati i problemi della mancanza di capitalizzazione”. Quasi 4 Pmi su 5 ha “dovuto utilizzare, o intende farlo”, la Cig. Oltre il 40 per cento di queste aziende vi ricorre almeno per il 90 per cento del personale. Chi si trova con zero fatturato e zero dipendenti in attività “fa parte del comparto turistico“, puntualizza Bongiovanni. Il “lockdown” ha cancellato l’economia di un intero settore, con prospettive di risalita che non appaiono di breve periodo. “Ma anche la cantieristica edile e metalmeccanica è in grande sofferenza, legata soprattutto alle difficoltà di garantire il distanziamento sociale, praticamente irrealizzabile in alcune lavorazioni. E alla quasi impossibilità di reperire mascherine e protezioni individuali, lamentata da oltre il 90 per cento degli intervistati.

Bongiovanni: voglia di ricominciare al più presto.

Sebastiano Bongiovanni (foto Twitter)

Su un orizzonte temporale limitato, Assindustria non avverte pessimismo sulla ripresa. Che però va in qualche modo sostenuta, con “il differimento del pagamento di contributi e tasse pure per le aziende che superano i 2 milioni di fatturato. Ponendo comunque un tetto massimo e con la possibilità di pagarli con rate senza interessi e more, nell’arco di 12 mesi”. Insieme alla “possibilità di accedere a prestiti e finanziamenti con garanzia del 100 per cento da parte dello Stato, con tempi di erogazione veloci e costi d’interesse bassi“. Infatti, oltre il 40 per cento delle piccole e medie aziende “con il diffondersi dell’epidemia ha avuto problemi accesso al credito“. Il comunicato firmato da Bongiovanni sottolinea che “dall’indagine è emersa la voglia di resistere ed affrontare le criticità, cercando di pianificare il dopo Coronavirus con la voglia di ricominciare a pieno ritmo nel più breve tempo possibile”. Anche perché, spiega nell’intervista a commento del documento, non si registrano perdite di mercato in favore della concorrenza e gli investimenti della grande committenza si muovono su orizzonti temporali ampi, per i quali non incide qualche mese di rallentamento nel piano previsionale”. 

Algeri riduce da 14 a 7 miliardi le spese programmate.

Un ottimismo sugli inalterati piani aziendali delle multinazionali petrolifere, dalle quali Augusta potrebbe però ricevere una cocente delusione. Sonatrach dimezza gli investimenti 2020“, titola un report di Quotidianoenergia.it pubblicato il 2 aprile. Nell’articolo si dice che “l’emergenza Coronavirus ha indotto anche Sonatrach ha ridurre gli investimenti. L’amministratore delegato della compagnia di Stato algerina, Toufik Hakkar, ha infatti annunciato un taglio del 50 per cento delle spese programmate per il 2020″.  Il dimezzamento da 14 a 7 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dall’Agenzia Nova il 30 marzo, è stato deciso direttamente dal governo di Algeri. Alla quale il ceo della Corporation nordafricana si è adeguato, nell’ottica di una ridefinizione nella politica sulle esportazioni di gas naturale. La quale prevede. ha spiegato in un‘intervista al quotidiano “El Khabar, di “diversificare i clienti attraverso l’ottimizzazione degli impianti di liquefazione del gas trasferito in Asia, dove è possibile ottenere prezzi migliori rispetto al mercato europeo che è destinato a un periodo di stagnazione“. Ora resta da vedere se avrà riflessi sulla raffineria siracusana il nuovo business plan all’insegna dell’austerity, considerato che la casa madre vi ha investito 200 milioni per la sicurezza e le interconnessioni nel Petrolchimico.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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