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La Campania e la piaga degli incendi: più di 700 lo scorso anno

Ogni estate arrivano puntuali. Gli incendi estivi sono una vera piega soprattutto in Campania e in aree protette come la Costiera amalfitana, la Penisola sorrentina, il Vesuvio, il Cilento, aree dell’Irpinia. Quasi ovunque, sembra quasi che non ci sia una zona che ne sia immune. E così vanno al rogo migliaia di ettari di terreno, distruggendo parte della bellezza paesaggistica e causando danni incalcolabili con un continuo incidere sulla fragilità dei territori già duramente compromessi dal dissesto idrogeologico.

In Italia nel 2016, come ricorda Legambiente, sono stati distrutti 27.728 ettari di vegetazione mediterranea. Solo in Campania si registra il 16,4% dei roghi sul totale nazionale, che mandano in fumo più di 4 mila ettari di aree verdi. Un’apocalisse iniziata anche in questa estate torrida e senza pioggia da mesi. La quantità di ettari di boschi distrutti in pochi giorni – come è avvenuto ad esempio nel Parco Nazionale del Vesuvio rendendo necessario evacuare residenti e turisti – richiedono già un allarme, ne va della biodiversità di tutta l’area.

Troppi gli incendi in Campania

Gli incendi, per le loro caratteristiche, la loro diffusione e gli impatti che causano, oltre alle aggravanti già previste dal delitto regolato dall’art. 423 bis del Codice penale, andrebbero inseriti anche tra i disastri ambientali. Come sottolinea in una nota Antonio Gallozzi, direttore Legambiente Campania ricordando come tutto ciò costituisca “un pesantissimo e gravissimo affronto al patrimonio di natura e biodiversità della nostra regione”. In pochi giorni si sono registrati oltre 30 incendi, impegnando centinaia di dipendenti regionali, personale dei Vigili del fuoco e volontari, coordinati dalla Protezione civile regionale. Il tutto con una riduzione dei canadair messi a disposizione. Perché quando si parla di “riduzione dei costi” della spesa pubblica, sono soprattuto i servizi ad essere i più colpiti.

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