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Petrolchimico, vietati i sit in: così i disoccupati diventano invisibili ai turisti

SIRACUSA – Il governo gialloverde trova la soluzione per “abolire” la disoccupazione nel Petrolchimico: la rende invisibile. Con un’ordinanza che Articolouno ha definito “un segnale pesante di limitazione della libertà dei lavoratori, a poter scioperare per difendere il proprio lavoro”, la prefettura di Siracusa ha vietato le manifestazioni di protesta nella zona industriale. L’ordinanza prefettizia porta una data recente, 9 maggio 2019, anche se i contenuti sembrano retrodatati di un secolo. Perché, quanto disposto in osservanza alla “circolare diramata dal capo di gabinetto del ministero dell’Interno”, prevede che sulla ex Statale 114 non ci potranno più essere “assembramenti di persone e automezzi”.

Le proteste dei lavoratori allontanate dalle industrie.

Niente più manifestazioni di licenziati davanti le portinerie degli stabilimenti. Niente più sit in di cassintegrati nei piazzali antistanti le raffinerie. Niente più proteste di precari nei bivi e nelle rotatorie che portano alle industrie. Se qualcuno ha un pezzo di pane da difendere, o la necessità di farsi ascoltare su una vertenza, lo faccia da un’altra parte. Lontano da quelle ciminiere così scomodamente fotogeniche nei servizi giornalistici. Che danno spazio a narrazioni dissonanti sui miracoli regalati al Sud dal ministro padano specialista in selfie e magliette d’ordinanza, e dal suo socio napoletano nel contratto di governo.

Portinerie libere per “assicurare libertà d’impresa”.

La sterilizzazione delle proteste sul posto di lavoro, ovviamente, è robustamente motivata da interessi superiori. L’ordinanza prefettizia, di chiarissima impronta ministeriale nell’anno uno dell’era salviniana, li elenca doviziosamente. Ci sono i “ritardi nelle forniture di carburante ai porti e aeroporti della Sicilia orientale”. C’è la messa “a rischio per la sicurezza degli impianti, che richiedono costante manutenzione e non consentono ritardi agli ingressi”. Ma soprattutto, cosa che sta molto a cuore ai governanti “del popolo”, quelle proteste ledono “il diritto alla libertà d’impresa“.

Roberto Alosi (Cgil), Stefano Munafò (Uil) e Paolo Sanzaro (Cisl).

“Garantire l’ordine pubblico per la stagione turistica”.

Del correlato “diritto al lavoro” su cui addirittura pretende di fondarsi la Repubblica ancora vigente, ovviamente non c’è traccia nell’ordinanza della prefettura. D’altronde, è una questione che riguarda un ministero diverso dagli Interni. Alle cui competenze, invece, attengono le “iniziative di prevenzione e di contrasto di forme di illegalità nel settore della logistica“. Messa così, gli scioperanti sembrano una specie di contrabbandieri. Ma a colpire in questa ordinanza che ha sbagliato epoca storica, o forse la previene, è l’affermazione che “le manifestazioni in argomento assumono ulteriori profili di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche in considerazione della ormai avviata stagione primaverile/estiva”.

Diventi sulla ex 114 in vigore fino al 30 settembre.

Quegli assembramenti di manifestanti che un reddito lo vogliono da lavoro anziché “di cittadinanza”, non sono certamente un bel biglietto da visita per il “notevole flusso turistico in questa provincia”. Che porta un “incremento del traffico veicolare di ingresso alla città, proprio nelle vicinanze dell’area interessata dai blocchi”. Arrivare per assistere a un’antica tragedia greca, e ritrovarsi a vedere una moderna tragedia siciliana, non è il massimo per chi propaganda “prima gli italiani”ma ancora non spiega rispetto a che cosa. Comunque, libertà d’impresa e sicurezza degli impianti sono garantiti dai sit in, selvaggi o meno, fino al 30 settembre. Le disposizioni dell’ordinanza prefettizia sono infatti vigenti fino a quella data. E dopo?

I sindacati: pericolosa deriva regressiva sui lavoratori.

I sindacati il problema se lo sono posto, ma già a partire da ora. Cgil, Cisl e Uil, in una nota congiunta, ricordano che “ogni forma di manifestazione, ne converranno tutti, è organizzata a difesa dei lavoratori”. Ai quali “la Bestia” della social-propaganda ministeriale può darla a bere, fino a quando non arriva il 27 del mese. Perciò, scrivono Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò“in un momento particolarmente difficile per l’economia ed il mondo del lavoro della provincia, riteniamo assai rischioso innescare una pericolosa deriva regressiva dei diritti dei lavoratori e delle libertà sindacali”.

Pippo Zappulla, coordinatore regionale Articolouno

Articolouno: crescente tensione sulle libertà sociali.

Pippo Zappulla e Antonino Landro definiscono quel provvedimento prefettizio-ministeriale “un sintomo, che rischia di essere inquadrato in un clima di crescente tensione nel Paese sul terreno delle libertà civili e sociali“.Sono rispettivamente coordinatore regionale e segretario provinciale di Articolouno. E sarà perché il nome stesso del partito ricorda quanto sia costato quel costituzionale “fondata sul lavoro”, sembrano poco impressionati dalla motivazione prefettizia. Secondo la quale “sussistono gravi e urgenti motivi di necessità pubblica e di sicurezza della circolazione stradale” ,per allontanare i manifestanti dai luoghi di lavoro.

“Mai provvedimenti così gravi nella zona industriale”.

Il “che vadano a manifestare a casa loro” con cadenza meneghina sembra quasi udibile, in quell’ordinanza “con effetto immediato”.Perciò Art1 parla di “sconcerto e profonda preoccupazione“. E sottolinea che mai nella storia sindacale della zona industriale di Siracusa, neanche nei momenti di scontri sociali più duri, si sono assunti provvedimenti restrittivi e così forti e gravi“. Partito operaista e sindacati fanno concordemente appello “al buon senso”. Gli scioperanti chiedono pane e lavoro. La prefettura bada alla “legalità nella logistica”. Mentre il governo se ne guarda bene, in questo caso, di far diventare un boomerang il collaudato “aiutiamoli a casa loro”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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