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Cronista minacciato, sit in a Siracusa: stavolta la notizia siamo noi

EDITORIALE – Abbiamo sempre raccontato i sit in degli altri, raccolto le loro proteste, documentato tutte le istanze, anche quelle meno condivise. Stavolta in piazza ci siamo andati noi, i giornalisti. E siamo arrivati da ogni città della provincia, e pure da fuori provincia. Lo abbiamo fatto il 13 maggio, a Siracusa, 3 giorni dopo che hanno incendiato l’auto a Gaetano Scariolo. Un cronista del Giornale di Sicilia e dell’Agenzia Italia. Uno di noi, uno di voi. Perché sappiamo che le nostre firme accompagnano le vostre mattine prima che inizino le fatiche della giornata, alimentano le vostre discussioni, vi aiutano a riflettere. Contribuiscono a rendervi liberi di decidere perché vi aiutano ad informarvi.

Davanti il tempio di Apollo ci siamo ritrovati in tanti, anche per voi. Perché il fuoco non ha distrutto solo la vettura di un padre di famiglia che non se lo può permettere, questo lusso. Non ha tolto il mezzo di lavoro a un collega, a un amico. Ha intaccato la sua serenità, la nostra serenità. E la vostra opportunità di poter leggere il meglio di noi che possiamo darvi. Non abbiamo fatto comizi, non ci sono stati megafoni, né piattaforme di rivendicazione. Ci siamo stati solo noi.

Col nostro striscione dell’Assostampa, che ci rappresenta tutti. Coi nostri smartphone, tablet, fotocamere, telecamere e vecchi taccuini: i nostri strumenti di lavoro. Abbiamo documentato noi stessi. Oltre la firma ci abbiamo messo la faccia. Ci siamo mostrati tutti insieme. Ai turisti incantati dalle rovine greche alle nostre spalle. Alla società civile che ha sempre trovato in noi taccuini aperti. Alla politica che è venuta a stringerci la mano, e a quella che non si è fatta né vedere né sentire. Ai sindacati e alle categorie produttive che ci sono venuti a dare sostegno, e a quelli che non c’erano.

Gaetano ha parlato di “cordone di solidarietà che mi conforta”. E col disincantato cinismo di chi segue nera e giudiziaria, ha aggiunto che i colleghi si sono radunati a Largo XXV Luglioanche per difendere le loro auto, perché hanno capito che è un’intimidazione rivolta a tutti”. Sarà la Squadra mobile che ha raccolto la denuncia a scoprire, prima o poi, “chi” ha versato benzina sulla sua Fiesta parcheggiata sotto casa. Sarà più difficile individuare “colui” che gliel’ha comprata. Sul perché, forse, è più facile trovare risposta. Che poi è sempre la solita vecchia storia: attento a cosa scrivi, non approfondire, non scavare, limitati allo stretto indispensabile dei comunicati.

Ma c’è una città e c’è un giornalismo con radici sane. E da qui si va avanti”, constata il cronista intimidito ma non intimorito. “La reazione immediata di tutti i giornalisti siracusani mostra una categoria coesa e sana; oggi si è dimostrato che nessuna intimidazione potrà passare”, commenta Roberto Ginex. È segretario regionale dell’Assostampa, ed è arrivato da Palermo apposta per “portare una vicinanza non soltanto fisica, ma concreta”. Ci sono pure delegazioni da Ragusa e da Catania. “È la conferma che la stampa intende essere ancora baluardo coraggioso della verità e della legalità”, dice il nostro segretario provinciale Prospero Dente.

Il nostro consigliere Santo Gallo legge un messaggio di Giulio Francese. “Apprezzo l’idea del sindacato dei giornalisti siracusani di lanciare l’hashtag #incendiamolecoscienze, per invitare i cittadini a reagire e sostenere i giornalisti in questa battaglia di civiltà per una informazione libera”, ha scritto il presidente del nostro Ordine.

L’Unci non abbandona i colleghi minacciati e li sostiene nella battaglia per la legalità”, dichiarano in una nota il fiduciario provinciale Francesco Nania e il vicepresidente nazionale Leone Zingales. Siamo arrivati alla spicciolata intorno le 9,45, ritagliandoci un’ora fra un mattinale e una conferenza stampa. E allo stesso modo ce ne siamo andati, a seguire una notizia, a montare un servizio, a badare alla famiglia con un occhio alle mail. Perché oggi, domani, dopodomani, e poi il giorno dopo ancora, ognuno di voi che ci legge, ci critica, o ci condivide, possa ancora scegliere come e dove informarsi. In due parole, pensare liberamente.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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