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Fakecrazia e coronavirus, saggio di Mantineo sull’informazione contagiata

Ultimo aggiornamento Saturday, 20 June, 2020   12:45

SIRACUSA – Fakecrazia“, ovvero “l’informazione e le sfide del Coronavirus“. Fra i tanti instant ebook che il mainstream del momento produce ogni volta nel panorama editoriale italiano, forse il pamphlet del giornalista professionista Aldo Mantineo si caratterizza per una particolarità: il luogo di nascita. Le 95 pagine del saggio sul difficile rapporto fra notizie vere e bufale seducenti, infatti, vede la luce in quella Siracusa che le cronache sul Covid-19 hanno trasformato in un luogo simbolo delle sfide che la pandemia si è portata dietro, nei rapporti fra stampa indipendente e “fonti ufficiali“. Un decennio di demolizione del giornalismo professionale attraverso sapienti campagne orchestrate sui social, hanno trovato adesso il punto d’arrivo in una comunicazione fuorviante che di fatto si è “istituzionalizzata”. 

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Media&Books regala l’ebook per la Giornata mondiale.

Non a caso l’editrice Media&Books ha scelto il 3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa, per far uscire gratuitamente l’edizione elettronica. Ne seguirà una cartacea, con gli aggiornamenti su un fenomeno che si comporta proprio come un virus. Le vere fake-news, come ricorda il saggio, spesso nascono in “laboratorio“. Vengono costruite cercando i punti deboli nel sistema immunitario dell’opinione pubblica, e ne infettano le convinzioni attraverso narrazioni suggestive realizzate innestando pezzi di codice falsi nel Dna di fatti veri. La diffusione diventa virale con le potenzialità di moltiplicazione offerte dai social. E come per un’epidemia sanitaria, anche quella virtuale viaggia grazie a un uomo che contagia altri. Fakecrazia si legge tutto d’un fiato e non è rivolto solo agli addetti ai lavori: i frequentatori di social e di web troveranno molti elementi per saperne di più, e valutare la qualità della notizia imparando a evitare le insidie di quelle false”, spiega Mantineo.

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L’autore: reputazione è migliore difesa del giornalismo.

Il sessantenne autore, cronista siracusano con una vita spesa fra l’Ansa e la Gazzetta del Sud, è stato testimone e protagonista di un cambio epocale nel mondo dell’informazione. “È profondamente cambiato lo scenario: viviamo in un mondo circolare dove c’è qualcuno che produce la notizia, qualcun altro che la riceve e un altro ancora che la diffonde sui propri canali personali”, osserva Mantineo. Quando le Olivetti hanno lasciato il posto alle tastiere, “i giornalisti sono diventati un ingranaggio di questo meccanismo, parte di una catena che deve svolgere il proprio ruolo sempre con grande responsabilità”. Ancora più di ieri “sono chiamati a fare la loro parte. Come non mai, oggi, la reputazione è il miglior elemento distintivo per l’informazione di qualità”. In questa sorta di guida per autostoppisti della galassia virtuale, non c’è nessuna demonizzazione delle critiche verso la stampa. E nemmeno l’esaltazione corporativa di una categoria, con troppi buchi neri di quanti ne possano sopportare i veterani delle redazioni che furono. C’è la constatazione che “occorre, però difendersi dal rischio sempre più in agguato di informazioni senza controllo”. E quindi bisogna “offrire ai lettori, ai telespettatori, ai naviganti della rete strumenti in grado di offrire una protezione dall’altra pandemia, quella della disinformazione globale“.

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“Non confondere la libertà con il disinformare ad arte”.

Non è retorica. Con mezzo mondo chiuso in casa, responsabilizzato sui rischi del contagio ma allo stesso tempo impaurito con metodo sapiente, la formazione di opinioni e convinzioni è stata confinata nell’uso passivo dei mass media. Con tutti i pericoli di manipolazione che comporta il flusso unidirezionale delle notizie essenziali. “La libertà d’informazione è l’elemento principe di qualsiasi democrazia, occorre però che non si confonda la libertà di informare con la libertà di disinformare, magari con finalità oscure”, commenta Mantineo. Aggiungendo che “il contagio della disinformazione, spesso per fini manipolatori, è un rischio molto forte. Soprattutto considerando la necessità per i cittadini di avere un’informazione corretta, tempestiva e affidabile al tempo del coronavirus“. Ed è proprio su questo che Siracusa è emblematica delle insidie connesse a una “centralizzazione” delle fonti informative. E’ finita nelle tivù nazionali la vicenda dell’infermiere mascherato che denunciava la disorganizzazione al pre-triage dell’Umberto Primo, subito seccamente smentito con un comunicato dell’Asp poi risultato completamente inattendibile. Un caso diventato punta dell’iceberg “fonti ufficiali”, che hanno visto nei giornali di approfondimento un nemico da combattere, anziché una risorsa da utilizzare.

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Assostampa: fake-news anche da comunicati ufficiali.

“Note e comunicati diffusi da enti e istituzioni, in molti casi, sono anch’essi potenziali fake news. L’esaltazione della propria attività, delle proprie competenze, dei propri investimenti, sono spesso incontrollabili”. C’è una nota amara nel commento di Prospero Dente, in merito al dibattito che il saggio di Mantineo ha amplificato dentro l’Assostampa. Il segretario provinciale dei giornalisti viene dalla cronaca, anche se oggi dirige l’ufficio stampa della Cisl. Perciò conosce bene i pericoli da entrambi le parti di una barricata che in un mondo perfetto non dovrebbe esistere, e che nell’imperfezione di questi tempi pandemici si è scoperta più alta del temuto. “Ho sempre sostenuto che Garcia Marquez avesse ragione: non bisogna mai scambiare la verità col corpo 12, e bisognerebbe insegnare a leggere il giornale a partire dalla scuola elementare. Ma oggi ci sono i professionisti della disinformazione. Spesso sono al soldo di gruppi di potere, altri inondano la rete di notizie false che, grazie all’improvvido click di ognuno di noi, genera guadagni per loro”. Qualcuno possibilmente è riuscito anche a prendere il tesserino di giornalista, magari con una pratica da pubblicista snaturata dalla deregulation arrivata col web. Sfruttando le maglie aperte in una legge preistorica, ora fornisce una sorta di bollino doc all’informazione avvelenata.

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Dente: giornalisti “costretti” a maggiore ricerca critica.

Prospero Dente
segretario Assostampa

Dente spiega ancora che “alle notizie false, a quelle generate per indirizzare opinioni, il genere umano è abituato da sempre. Oggi la nostra vulnerabilità è sicuramente maggiore. Questa presunta verità è messa a rischio dalla rete, dalla veicolazione continua di notizie che possono essere utilizzate per destabilizzare sistemi politici, economici, sociali. Si scambia la verità con un post o con un tweet”. Per questo, quando il segretario Assostampa dice che “come categoria siamo costretti a una maggiore e costante ricerca critica”, e che “andare in profondità e scuotere le fake news è uno dei compiti più ardui di questa epoca”, non sembra riferirsi solo alle bufale di Facebook. Chi ancora si ostina ad approfondire i comunicati stampa, spesso si è imbattuto in colleghi che cadevano dalle nuvole nonostante li avessero firmati. Raramente le richieste di dettagli hanno poi trovato riscontro, considerato che il web era già inondato dal contenuto rilanciato acriticamente. Non a caso l’istant book si apre con contributo di Giancarlo Tartaglia, segretario generale della fondazione per il giornalismo “Paolo Murialdi“. Nella prefazione scrive che “la moltiplicazione dei mezzi di informazione e la facilità di accedervi ha indotto a sostenere che, essendo tutti soggetti del processo informativo, non ci sia più bisogno dei giornalisti e della loro intermediazione. Tutti produciamo informazione. Il che ha favorito la crescita esponenziale nella circolazione delle fake news“.

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Prefazione di Tartaglia: stop ai falsi, ma niente Orwell.

Tartaglia però mette in guardia da un nuovo e più insidioso pericolo. “Se la diffusione di false notizie ci preoccupa, deve anche preoccuparci come esse vengono controllate ed eliminate, con quali criteri, con quali meccanismi. Chi lo decide? Dobbiamo stare molto attenti a non costruire un futuro in cui, con lo scopo di tutelare i cittadini dalle false notizie si finisca per creare un ministero della Verità, come in 1984 di Orwell. Una prospettiva inquietante“. Il rimedio al solito “quello che i giornali non vi dicono” si sta orientando a diventare una cura peggiore del male. Ora che molti di quei vecchi anti-casta sono diventati “Casta” in molti angoli del globo, si sono posti la questione di arginare le “fake-news“. Ma con una maliziosa distorsione del concetto. Nel pamphlet di Mantineo c’è un intero capitolo, dal significativo titolo “Se tutto è fake-news, niente è fake news”. L’autore scrive che “in questi ultimi tempi un preoccupante fenomeno è andato emergendo, quello di etichettare come fake news qualsiasi notizia che marchi una differenza rispetto a una verità omologante che si vorrebbe imporre. È un meccanismo molto pericoloso, che lascia per terra troppe vittime: la verità oggettiva dei fatti, le vite delle persone coinvolte e la stessa credibilità delle strutture professionalizzate di comunicazione”.

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Guai a vedere giornali e uffici stampa come megafoni.

Mantineo, nella sua “Fakecrazia“, nota che si sobbarca il compito dell’informazione professionale si trova “sempre più spesso stretto tra l’incudine di chi ritiene che un ufficio stampa o una testata sia poco più di un megafono da utilizzare a proprio piacimento, e il martello di una deontologia professionale che impone a ogni giornalista di servire la verità”. La bufala, meglio se “istituzionale”, non ha codici da rispettare. Perciò corre veloce e ha facile presa, grazie anche al suo rilancio acritico. Magari dagli stessi giornali online che la fanno propria, conferendole una patina di attendibilità controllata. Invece, sottolinea il vecchio cronista diventato saggista,“sottoporre a verifica una notizia è cosa tutt’altro che agevole”. Richiede contatti, esperienza e preparazione sempre aggiornata. E soprattutto richiede ore, talvolta giorni. “Lo sa bene ogni giornalista che non sempre riesce ad avere tempo a sufficienza e ogni strumento utile per condurre al meglio questa delicatissima ed essenziale operazione”. 

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Il sottosegretario: epidemia pretesto per colpire cronisti.

L’emergenza pandemia, con i suoi rubinetti informativi ufficiali aperti e chiusi a convenienza, ha portato alla luce una deriva in atto già da tempo. “La drammatica diffusione del Coronavirus ha fornito il pretesto in diverse realtà per colpire cronisti che con le loro inchieste rivelavano verità non gradite, e per ottenere pieni poteri da utilizzare per mortificare diritti e libertà, a cominciare proprio da quella di stampa“. Lo scrive Andrea Martella, sottosegretario all’Editoria, nel messaggio in occasione della Giornata mondiale. Da esponente del governo ovviamente si riferisce ad altri Paesi, citando “il caso più evidente dell’Ungheria di Orbàn“. Ma forse, se guardasse con un po’ più di attenzione, magari si accorgerebbe che l’Italia oggi inizia ad avere in comune coi magiari qualcosa in più dello stesso tricolore nella bandiera.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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