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Fonti interdette e campagne social, allarme Unci sulla libertà di stampa

SIRACUSA – “Libertà di cronaca significa libero accesso alle fonti, tema su cui la legislazione negli ultimi 30 anni ha fatto passi importanti, molti meno la burocrazia”. E’ col messaggio del presidente nazionale Alessandro Galimberti, che l’Unione cronisti apre i lavori dell’ultimo seminario per la formazione continua dei giornalisti. Il 28 settembre, per il quarto anno consecutivo, l’Unci si è data appuntamento a Siracusa per affrontare le tematiche più calde di una professione “a rischio continuato”. L’edizione 2019 organizzata dalla sezione provinciale nell’aula magna del liceo “Corbino”, tocca il tema “Indipendenza del cronista e libertà di stampa”. Una questione apertissima, per l’attacco concentrico della politica e dei social media. Che “soffrono” l’ostinata perseveranza di una categoria professionalizzata nell’intermediazione dell’informazione di pubblica utilità, come l’ultimo ostacolo all’obiettivo della propaganda senza filtri.

Zingales: Unione cronisti presente dove serve sostegno.

Quando Leone Zingales apre i lavori, il suo acquerello “Ai confini della libertà di stampa” campeggia come logo sul maxi-schermo messo a disposizione dalla preside Carmela Fronte. Perché, spiega il vicepresidente nazionale dei Cronisti italiani, “l’Unione è presente per dare sostegno ovunque si trovi in pericolo”. E’ infatti nelle periferie geografiche dell’informazione, lontane dai riflettori dei grandi network editoriali, che la lotta si fa più dura. Ed è proprio nel contesto locale, chiariscono gli analisti elettorali, che si forma quell’orientamento di fondo sul quale poi si esprime il voto alle nazionali. Quando si tenta di fare terra bruciata intorno un giornalista “di paese”, non sempre è questione di rapporti difficili con gli amministratori di turno. Spesso è una strategia mirata, che talvolta parte pure da molto lontano.

La preside Carmela Fronte con Leone Zingales, vicepresidente nazionale Unione cronisti.

Lentini terra di frontiera con le intimidazioni a La Fata.

Nello La Fata ha il “vizio” di andare in giro per Lentini col suo smartphone usato come una telecamera, per riempire il suo “La Notizia.tv” con contenuti dissonanti dai comunicati stampa ufficiali. Gli è costata una feroce campagna di delegittimazione a mezzo Facebook, ad opera di un profilo falso che si esprime come fosse un ultras dell’amministrazione in carica. Attacchi infamanti poi sfociati nell’ambigua minaccia “tanto bastano 50 rose” che il fiduciario provinciale Unci, Francesco Nania, ha subito condannato con un documento di solidarietà. Il giornalista, invitato al microfono, racconta ai colleghi l’escalation di insulti intimidatori sostenuti da “like” più eloquenti di una firma.

Al microfono Nello La Fata, direttore di La Notizia.tv

Ciccarello: scoperto il tariffario Usa per le fake-news.

La sofisticata strategia che si nasconde dietro questa macchina del fango a mezzo social, troppo sbrigativamente liquidata come semplice malcostume, è invece spiegata da Massimo Ciccarello. Chiamato a relazionare sul tema centrale del seminario, il direttore di Error404.online illustra i risultati di un’indagine svolta da una importante società californiana in sicurezza informatica. Il report The Fake News Machine: How Propagandists Abuse the Internet and Manipulate the Public“, pubblicato nel 2017 da Micro Trend, ha rivelato che una campagna di notizie false finalizzate alle elezioni e lunga 12 mesi, costa 400 mila dollari. Una shit-storm per istigare proteste di strada, costa 200 mila dollari. E mille firme su una petizione di Change.org costano 400 dollari, mentre con 6 mila se ne comprano 100 mila.

Amnesty: screditare un giornalista costa 55 mila dollari.

Screditare un giornalista con un buon seguito di lettori costa 55 mila dollari“, sintetizza il cronista di Augusta, citando lo studio americano. “Il caso esemplificativo analizzato da Amnesty international è accaduto in Messico. Una volta a settimana è stata pubblicata una fake-news che metteva in cattiva luce il cronista. Poi, al prezzo di mille dollari per 500 commenti, veniva generata una discussione artificiale. Per renderla credibile, conteneva una percentuale di commenti neutri e positivi. Il traffico di opinioni finte generava poi 4 mila post veri, che grazie all'”effetto carovana” si orientava contro il giornalista. Al termine di 4 settimane, fra re-tweet, like e link che rimandavano a fake-news costruite per dare credibilità ai post negativi, si era generata una rete di contenuti apparentemente frammentata e proveniente da fonti diverse: era stata creata quella ‘voce di popolo’ che toglieva autorevolezza su qualunque altra cosa scrivesse”.

Il relatore Massimo Ciccarello e Alberto Cicero, presidente Associazione siciliana stampa.

Cicero, Assostampa: precariato mette a rischio libertà.

Forse nessuno potrà mai appurare se qualcuno abbia ingaggiato società specializzate per distruggere la reputazione di un corrispondente in provincia. O se invece siano imitazioni artigianali di tecniche messe a punto in altri contesti. Magari trovate dentro quelle “echo-chambers” create da forze politiche organizzate nella propaganda online. E’ più facile invece affermare che la scelta di un giornalista come bersaglio ha la stessa facilità di sparare sulla Croce rossa. Lo spiega meglio Alberto Cicero, presidente dell’Associazione siciliana della stampa, quando tocca il tasto contratti di lavoro. “I contrattualizzati sono sempre meno e con sempre minore reddito, mentre i precari aumentano esponenzialmente e difficilmente raggiungono l’autosufficienza economica. Questo mette a serio rischio l’autonomia professionale e non solo, perché l’informazione di qualità costa”. Prima di imbarcarsi sulla “carovana” della finta opinione prevalente, perciò, chiunque farebbe bene a chiedersi perché qualcuno spende – talvolta parecchio – per produrre notizie false da distribuire gratuitamente. 

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Redazione
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