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“Cronaca ansiogena”, Diem25 e Comitato Rodotà: no alla Covid-censura

Ultimo aggiornamento mercoledì, 3 Marzo, 2021   13:13

EDITORIALE“Basta bugie, menzogne e beceri tentativi di accreditare un’immagine virtuosa dell’Asp, anche attraverso video e dichiarazioni farlocche, che offendono la verità e l’intelligenza di tutta la nostra comunità”. Fortuna che la dichiarazione arrivata nelle redazioni il 4 aprile, dopo l’ennesimo caso di contagio all’Umberto Primo, è del segretario generale Cgil di Siracusa. Se Roberto Alosi fosse stato un giornalista, sarebbero piovute ogni tipo di accuse dalle cosiddette “fonti ufficiali”. Accompagnate da minacce più o meno larvate di “provvedimenti”, e dalle solite ben orchestrate campagne social. Possibilmente dagli stessi soggetti che per anni hanno furoreggiato contro la casta, dei cui metodi peggiori adesso sono diventati zelanti difensori. L’informazione istituzionale da stato totalitario è una deriva che non riguarda solo il piano locale. Tanto che ha trovato consensi unanimi la relazione di Giuseppe Schermi all’Assemblea nazionale delComitato popolare difesa dei beni pubblici e comuni Stefano Rodotà“. Dove il consigliere comunale Diem25 di Augusta, insieme a 380 delegati riuniti in streaming, sabato ha approvato la mozione sui rischi della democrazia nascosti dall‘emergenza Coronavirus. Pericoli evidenti nel tentativo di censura alla stampa.

Relazione di Schermi all’Assembla nazionale.

Giuseppe Schermi con Yanis Varoufakis.
copertina, foto tratta da Il Popolo veneto

“Sono già realtà le forti pressioni a limitare il diritto di cronaca e il diritto all’informazione”, ha relazionato Schermi. Raccontando come,“con la scusa delle fake-news e invocando in maniera più o meno esplicita rischi di procurato allarme, o addirittura di induzione all’ansia, si sta cercando di far passare come l’unica verità sia quella che promana dai comunicati stampa delle istituzioni”. L’unico consigliere siciliano del movimento transnazionale di Yanis Varoufakis, denuncia le “intimidazioni” ai cronisti siracusani. Destinatari di messaggi “trasversali” diretti a far credere “che sia fortemente a rischio da interventi dall’alto, qualunque giornalista faccia diritto di cronaca attraverso altre fonti, diverse da quelli dei comunicati stampa”. Una posizione che si riferisce al senso di alcuni interventi social “istituzionali”, ma anche a veri e propri documenti ufficiali improntati a dettare quello che definisce “il pensiero unico“.

Corecom: tutela salute prioritaria a valore informazione.

E’ di qualche giorno fa un comunicato stampa diramato dal Corecom Sicilia, riguardante il monitoraggio delle emittenti televisive locali sul Covid19, per un’informazione corretta, equilibrata e veritiera”. La nota datata 30 marzo, ricorda a tutti “fornitori di servizi media audiovisivi e piattaforme on line“, gli stessi principi guida del giornalismo di cronaca e d’inchiesta. Ricordando che in questi frangenti così delicati sotto il profilo sociale, c’è la necessità di usare una maggiore cautela sulle informazioni riguardanti le conoscenze scientifiche. Nonché di “evitare la diffusione di notizie non verificate o, peggio ancora, dirette a ingenerare confusione“. Ma è proprio il senso di questa nota, successivamente esplicitato, che ha poi ingenerato confusione nel giornalismo siciliano. “L’obiettivo è quello di proteggere le condizioni fisiche e psichiche degli utenti, e soprattutto dei soggetti vulnerabili, assicurando nel settore il rispetto dei diritti fondamentali della persona e, in particolare, del diritto alla salute, che nella condizione di emergenza in cui si trova il Paese assumono una posizione prioritaria e preminente rispetto anche al valore dell’informazione“. Una formulazione che all’apparenza stravolge gli equilibri fra le norme costituzionali. Subordinando la libertà di stampa a un non meglio precisato “benessere psichico” di incerta definizione scientifica, ma “arbitrariamente” definibile per via politica o amministrativa.

Astone: percolo da fake news, non dai giornali siciliani.

Il panel diffuso sulle pagine social “istituzionali”.
Si invita a “selezionare notizie da fonti ufficiali”.

La presidente del Corecom, Maria Astone, ha poi precisato meglio quel passaggio del comunicato stampa così carico di “suggestioni”. Spiegando alla “Edicola” di Canale 8 che il riferimento è alle fake-news diffuse dai social e da siti simil-giornalistici. Affermando invece che “le emittenti radiotelevisive siciliane e l’editoria cartacea stanno svolgendo un ruolo molto importante, nel fornire agli utenti tutte quelle informazioni che sono necessarie per potere anche auto-tutelarsi”. La professoressa di Diritto privato all’università di Messina ricorda però che restano ferme le raccomandazioni già emanate dell’Ordine. Cioè, che “i giornalisti devono preoccuparsi di fornire agli utenti una informazione che sia più possibile corretta, trasparente, completa e conforme a quelle che sono le conoscenze scientifiche relative al Covid-19. Questo è molto importante oggi, perché l’informazione che viene resa dai soggetti che professionalmente svolgono questa attività, deve essere il più possibile strumentale alla tutela del diritto alla salute di ciascuno di noi”. Ma è proprio il “diritto alla salute”, che il diritto di cronaca sta oggi tutelando dalla propaganda sulla promiscuità del reparto Infetti col resto del Muscatello.

“Forti criticità costituzionali in emergenza Coronavirus”.

Così come il diritto all’informazione” appare oggi la frontiera dove si sta combattendo per la sopravvivenza dei fondamenti democratici. La mozione del Comitato Rodotà apre col bisturi l’involucro dell’emergenza Coronavirus. Parla di forti criticità” costituzionali nelle misure che sospendono diritti fondamentali quali la libertà di circolazione e di soggiorno su tutto il territorio nazionale, di riunione e perfino di professione della fede religiosa, vietando l’accesso ai luoghi del culto”. Denuncia “l’attività emergenziale sostanzialmente priva di controlli formali“. E che “le varie e talvolta contraddittorie decisioni degli attuatori, che coinvolgono ingenti utilizzi di denaro pubblico, sono del tutto incontrollabili, con gli strumenti del diritto, da parte dei cittadini“. Il documento sottolinea che “anche il diritto di libera espressione, della scienza, della segretezza della comunicazione sono a rischio, quando l’approccio emergenziale si impadronisce, fuori controllo, dell’ordinamento giuridico”.

“Poteri emergenziali esercitati senza bilanciamenti”.

Il logo del Comitato (foto Fb)

“Per la prima volta dal dopoguerra ci si trova di fronte a una manifestazione di sovranità globale negli apparati medici dell’Organizzazione mondiale della sanità, legittimata dalla pericolosità e conseguente paura del virus. In questo stato di emergenza, una parte estremamente cospicua (se non la totalità) del potere politico è così esercitato da commissari speciali, da attuatori locali (presidenti delle Regioni), e dalla Protezione civile senza operare i necessari bilanciamenti. La copertura politica è offerta da Comitati tecnico-scientifici che surrogano la sensibilità delle istituzioni costituzionalmente legittime con una visione rigida, settoriale e unilaterale, perché non idonei a operare i bilanciamenti necessari alla politica e al diritto”. Nella sua analisi il Comitato Rodotà avverte come “si corra il rischio che solo una verità scientifica ufficiale, in violazione del principio pluralista, possa legittimare il diritto di espressione del pensiero”. Una scienza avallata come tale solo “ufficialmente”, ha già segnato momenti tragici della storia recente. Basti ricordare il “delinquente nato” individuato dalle caratteristiche somatiche, teorizzato dalla scuola lombrosiana. O il suprematismo, supportato da corposi studi anatomici degli “scienziati” teorizzatori della razza.

“Cittadini attivi non si trasformino in pazienti passivi”.

“Nonostante il virus, il popolo è fatto di cittadini attivi che non devono trasformarsi in pazienti passivi – recita il documento del Comitato. L’emergenza ha nei fatti sospeso la partecipazione politica della cittadinanza, che resta priva di canali istituzionali per contribuire alla cosa pubblica. Si tratta di una tragica necessità, forse, ma ancor più tragico è sostituire il dibattito politico con l’esercizio a volte irragionevole del potere di fatto. In cui le scelte sono determinate da vere o presunte verità scientifiche. La scienza non conosce verità, ma solo ipotesi falsificabili. Nei sistemi complessi non ci sono relazioni lineari di causa-effetto. I medici hanno il dovere di curare i malati, ma è la politica che deve metterli in condizioni di farlo. Tutto il corpo politico, il che include la cittadinanza attiva, deve poter contribuire al bilanciamento di interessi costituzionali in conflitto. Molte morti seguiranno inevitabilmente la distruzione dell’economia e delle relazioni sociali, così come molte sono seguite allo smantellamento della nostra sanità pubblica, oggi ridotta ad un terzo dei posti pro-capite in terapia intensiva rispetto alla Germania, e meno della metà rispetto alla Francia“.

Diritto di cronaca e l’arbitrio della “salute psichica”.

Sin dall’inizio i cronisti hanno messo in guardia sui rischi di un’informazione “centralizzata”. Che ha somministrato col contagocce notizie di rilevante interesse pubblico, nascondendosi dietro la necessità di governare l’emergenza Coronavirus. Ci sono voluti i “caduti sul campo” negli ospedali promiscui, e i numeri verdi squillanti a vuoto, per far capire a tutti che il Covid-19 è spesso una comoda scusa. Se non qualcosa di peggio. Chi detiene in questo momento un qualunque “potere“, mostra la tentazione di abusarne. Forte di una paura pandemia, che abbassa le difese immunitarie del senso critico. La strana insistenza per i soldati nelle strade desertificate, e il credito “ufficiale” che incoraggia la suburra social dei delatori da balcone, sono spie che segnano rosso. Il confine sul controllo della libera informazione si è spostato da una versione di comodo sull’allarmismo“, a quella ambigua di “tutela della salute psichica. E’ un salto di livello insidioso. Non basta più che una notizia sia sostanzialmente vera, e venga raccontata senza sensazionalismi superflui alla comprensione del fatto. Viene introdotto il limite di un potenziale stato ansiogeno“, impossibile da determinare perché varia da soggetto a soggetto. Si circoscrive il diritto di cronaca con un concetto che sfugge a qualsiasi oggettivazione scientifica, lasciandolo alla discrezionalità di chi occupa un qualsiasi ruolo istituzionale o amministrativo. Concedendogli una capacità decisionale che ricorda quella delle sentenze per il gulag.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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