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Da Morigerati alla Germania e ritorno: le storie degli emigranti diventano un film per raccontare un paese e il suo futuro

Ci sono ragazzi di quindici o sedici anni che salutano la propria famiglia e partono verso un Paese sconosciuto. Ci sono le grandi fabbriche della Germania del dopoguerra, le baracche messe a disposizione dagli imprenditori, i primi stipendi inviati a casa per aiutare i genitori e costruire, mattone dopo mattone, una casa nel proprio paese. E poi c’è il ritorno, spesso non scelto ma imposto dalla vita: la malattia di una madre, la morte di un padre, il richiamo della famiglia. Sono queste le storie che stanno emergendo da “Morigerati Rural Lab – Stories in Motion“, il progetto che dal 12 al 26 giugno 2026 vede undici giovani studenti tedeschi e italiani impegnati a Morigerati per raccontare il profondo legame che unisce questo piccolo borgo cilentano alla Germania.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra ACARBIO e un gruppo di studenti della Bauhaus-Universität Weimar ed è cofinanziata dal Corpo Europeo di Solidarietà (European Solidarity Corps) dell’Unione Europea.

A Morigerati un gruppo di studenti della Bauhaus-Universität Weimar per raccontare l’emigrazione

Morigerati e la sua frazione Sicilì contano oggi 699 abitanti. Eppure la loro storia recente è strettamente intrecciata con quella dell’emigrazione verso la Germania. Secondo le testimonianze raccolte nel corso della ricerca, una parte consistente della comunità locale ha vissuto o lavorato per anni oltre le Alpi. Molti emigrati si sono stabiliti soprattutto nel sud della Germania, tra Baden-Württemberg e Baviera. A Geislingen an der Steige, nel Baden-Württemberg, vive ancora oggi una comunità di origine morigeratese particolarmente numerosa, al punto che qualcuno sostiene che i morigeratesi residenti lì siano più di quelli rimasti nel paese d’origine.

Al centro del progetto c’è la realizzazione di un film collettivo e di un documentario etnografico che raccoglie le testimonianze di chi ha vissuto questa esperienza. Le videointerviste, molte delle quali realizzate direttamente in lingua tedesca, restituiscono un patrimonio umano di straordinaria intensità. Dai racconti emerge un filo conduttore comune. La prima generazione di emigrati, partita negli anni Sessanta e Settanta, trovò occupazione soprattutto nelle fabbriche della Germania in pieno boom economico. Erano spesso giovanissimi. Lasciavano il proprio paese con la speranza di costruirsi un futuro migliore e contribuire al sostentamento delle famiglie rimaste in Italia. Con sacrificio e risparmi riuscirono a costruire case, garantire un’istruzione ai figli e migliorare le condizioni economiche delle proprie famiglie. Molti di coloro che decisero di restare in Germania avviarono negli anni attività imprenditoriali proprie: pizzerie, gelaterie, ristoranti e negozi specializzati in prodotti italiani. Altri invece tornarono a Morigerati. Ma un elemento accomuna quasi tutte le testimonianze raccolte: nessuno degli intervistati racconta di essere rientrato per una libera scelta personale. Il ritorno è quasi sempre legato a eventi familiari importanti, come la malattia, l’invalidità o la morte di un genitore. Un passaggio spesso doloroso. Dopo anni trascorsi in un sistema caratterizzato da lavoro stabile, servizi efficienti e maggiori opportunità economiche, molti rientrati si trovarono a fare i conti con la disoccupazione e con prospettive molto diverse rispetto a quelle lasciate in Germania. Alcuni raccontano periodi senza lavoro durati anche oltre due anni.

Abbiamo scoperto che dietro i numeri dell’emigrazione esistono storie profondamente umane, fatte di coraggio, sacrificio e legami familiari che attraversano i confini – spiega il gruppo di lavoro – molte di queste persone hanno costruito due vite, una in Germania e una a Morigerati, e continuano ancora oggi a sentirsi parte di entrambe“. Una volta completato, il documentario entrerà a far parte della collezione di Transluoghi – Ecomuseo del Bussento Contemporaneo, diventando una risorsa permanente per la comunità e per le future generazioni. Il progetto rappresenta anche un investimento sul futuro. L’obiettivo è infatti costruire relazioni durature tra la comunità di Morigerati e la Germania, creando occasioni di scambio culturale, artistico e formativo per i giovani.

Undici giovani studenti tedeschi e italiani impegnati a Morigerati per raccontare il profondo legame che unisce questo piccolo borgo cilentano alla Germania.

Promotrice dell’iniziativa è Acarbio – Associazione Costiera Amalfitana Riserva Biosfera -organizzazione no profit impegnata da anni nella realizzazione di programmi internazionali che uniscono tutela ambientale, valorizzazione delle tradizioni locali, partecipazione giovanile e cooperazione europea. Nata in Costiera amalfitana, l’associazione opera oggi in diversi territori della provincia di Salerno, dalla Costiera amalfitana alla Penisola Sorrentina, dalla costa cilentana alle aree interne, attraverso progetti dedicati alla biodiversità, al volontariato internazionale, alla conservazione del patrimonio culturale e alla costruzione di nuove opportunità per le comunità locali.

Le aree interne non sono luoghi da compiangere, ma comunità vive da accompagnare verso il futuro – dichiara Vincenzo Sannino, presidente di Acarbio –. Portando a Morigerati giovani volontari e studenti europei vogliamo dimostrare che la memoria non appartiene soltanto al passato. Le storie dell’emigrazione, del lavoro e del ritorno possono diventare uno strumento per costruire nuove relazioni internazionali e nuove opportunità per chi oggi vive nei piccoli borghi. “Stories in Motion” trasforma la memoria dell’emigrazione in un ponte vivo tra Morigerati e la Germania, e in una prospettiva concreta per le nuove generazioni”.

L’esperienza degli studenti della Bauhaus-Universität Weimar rappresenta così il primo capitolo di una collaborazione che guarda lontano: un progetto che parte dai ricordi degli emigranti per immaginare il futuro di una comunità che, pur contando meno di settecento abitanti, continua a dialogare con l’Europa. È anche in questo che si misura il valore dei progetti europei: nella capacità di creare incontri, generare nuovi sguardi, custodire la memoria dei luoghi e trasformare il racconto delle vite individuali in un patrimonio condiviso, capace di restare vivo e parlare alle nuove generazioni.

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Autore

Redazione
Articoli redatti dalla redazione di e'Costiera
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