Israeliani in black list a Brucoli, forfait di Zuppi a studi su diritti umani ERROR404.ONLINE PRIMO PIANO di Massimo Ciccarello Scritto sabato, 13 Giugno, 2026 20:28 AUGUSTA – Matteo Maria Zuppi non c’è per parlare su “La crisi dell’umano oggi”, in questa Augusta dove l’85 per cento dei residenti si dice molto “preoccupato per il futuro dei diritti umani nel mondo”. Il presidente della Conferenza episcopale italiana era atteso il 13 giugno, per il convegno internazionale di studio sul tema “Una nuova umanità perché avvenga la pace”, da tenere nella città dove la flotta Nato fa base insieme a quella pacifista della Global sumud flotilla. Invece tutto è rinviato a settembre. Forse. Perché è già la seconda volta che slitta l’iniziativa di Migrantes, fondazione della Cei per le questioni umanitarie. Nel porto che ospita Barca nostra, memoriale delle tragedie nel Mediterraneo, il portavoce dei vescovi italiani era atteso già lo scorso anno. Poi lo spostamento al 2026 imposto dalla morte di papa Francesco, che in diretta mondiale da San Pietro aveva benedetto questo relitto tenuto seminascosto nell’area off limits della Guardia costiera, diventato simbolo dell’umanità annegata alla ricerca di speranza e di una società affogata nell’indifferenza. Come ha messo in luce l’indagine demoscopica ugualmente presentata sabato a San Giuseppe Innografo, nonostante l’ennesimo forfait. Stavolta arrivato per “indisponibilità dei relatori”, fra i quali era previsto pure un esponente dell’Unione comunità islamiche d’Italia. PER APPROFONDIRE: Cei: Zuppi al summit internazionale di Augusta su crisi dell’umanità Cei rinvia convegno con Ucoii mentre gruppo israeliano in black list Onu fa vacanza a Brucoli sopra e capitolo sotto, foto ricordo dal Mangia’s resort postate sulla pagina Facebook della Ashtrom group Ma più che dall’Ucoii, dove la nuova presidenza è ritenuta orientata su posizioni più nette riguardo Gaza, sembra che l’indisponibilità decisiva sia giunta dal cardinale Zuppi. Super impegnato proprio nei giorni in cui Report lancia la notizia che una corporation israeliana, inserita nella black list dell’Onu per i suoi business nei Territori palestinesi in contrasto sia coi diritti di quell’antica gente che col diritto internazionale, sta usando il luxury resort di Brucoli per le ferie blindate dei dipendenti. Centinaia di vacanzieri sotto scorta, a godersi la pacifica ospitalità senza confini della Sicilia. La pagina Facebook dell’azienda mostra spensieratezza nel villaggio vacanze lontano dai missili dell’Iran in risposta ai bombardamenti Usa, dai razzi della contro reazione scita all’invasione Idf del Libano, e dall’infamante collasso umanitario inflitto ai gazawi. Tutto a pochi chilometri dal porticciolo sul golfo Xifonio, dove ancora sono ormeggiati alcuni malmessi velieri con la bandiera della Palestina sull’albero maestro. Avarie che li hanno salvati dall’assalto degli incursori con la stella di Davide sulle altre barche, al largo della Grecia, con gli inoffensivi equipaggi sequestrati in alto mare e malmenati durante la diretta social del ministro della Sicurezza nazionale di Israele. PER APPROFONDIRE: Global sumud flotilla, sequestrato pure il pacifista di Barca nostra Maleducati, diffidenti e prigionieri dei social: indagine demoscopica sul senso di comunità perso Antonella Bundu durante il sequestro in Israele, foto precedente mentre celebra il 25 Aprile ad Augusta. Anche senza l’ombrello cardinalizio (e nonostante le aziende portuali stranamente non abbiano garantito gli abituali contributi), don Giuseppe Mazzotta non si è fermato. Così l’annuale festa della Stella maris la aprono due teologi, chiamati a presentare uno studio sulla società augustana. Che è risultata molto preoccupata del presente globale e fortemente sfiduciata sul futuro delle prossime generazioni. Una popolazione locale che ha smarrito il senso di comunità, nella sua accezione più alta. Dove prevale la maleducazione e la gente si fida molto poco del prossimo, restando intrappolata nel solipsismo dei social. Delegando a politica, scuola e mass media il compito di contrastare una deriva che il volontariato da solo non riesce ad arginare. E’ questo in sintesi lo spaccato emerso dalla ricerca statistica condotta dalla parrocchia di frontiera al Monte, analizzando le circa 350 risposte raccolte da un questionario, diffuso il mese scorso fra i parrocchiani e online. Un campione che dal punto di vista della scienza statistica forse è poco significativo, visto che 3 riscontri su 4 sono arrivati da ultracinquantenni, la maggior parte già impegnati o interessati all’impegno sociale. Ma che è comunque indicativo sul sentire comune. Come sottolinea Giovanni Basile, docente di filosofia alla Facoltà teologica di Sicilia, parlando di “campione significativo per la sua coerenza interna”. Dal quale emerge una società cittadina meno permeabile di quanto immaginato alle narrazioni mediatiche sulla ritrovata grandeur. Più che consenso unanime sembra emergere assenso apatico, figlio di un individualismo disfunzionale incapace di elaborare la complessità del contesto, orientato a delegare pure sulle scelte basilari. PER APPROFONDIRE: Augusta è solo Di Mare & Co: la Lega ha il primo sindaco in Sicilia? Egoismo e indifferenza dietro regressione di empatia e solidarietà ma si chiede soluzione a politica monsignor Maurizio Aliotta.in copertina, don Giuseppe Mazzotta, Giovanni Basile, Enzo Parisi. Il tema della ricerca era la regressione dei tradizionali valori di solidarietà, percepita dal 86 per cento degli intervistati. Accompagnata da un trend discendente sulla “capacità di capire gli altri”, perché il 70 per cento si dice molto o fortemente d’accordo sulla “impressione che l’empatia stia diminuendo”. Ma alla domanda su “chi ha maggiore responsabilità nel contrastare questa crisi”, il 68 per cento mette al primo posto “istituzioni e politica”. Solo a seguire c’è la scuola, e poi i media. All’ultimo posto la voce “singoli individui”, con un ribaltamento della gerarchia logica, visto che una società solidale è espressione collettiva di un sentire individuale. Considerato che un ente, soprattutto elettivo, può solo dare forma concreta a una sostanza preesistente. Eppure, al quesito su “quali siano i fattori principali che contribuiscono a questa crisi di umanità”, quasi il 60 per cento indica elementi strettamente personali come “egoismo e indifferenza”. Soltanto in subordine li attribuisce a cause gestibili esclusivamente per via istituzionale, come appunto – nell’ordine – “conflitti, disuguaglianze economiche, mancanza di educazione, consumismo”. In sostanza, l’augustano tipo è consapevole di una radice individuale del problema, ma vuole che a risolverlo ci pensi lo Stato. Interessante che al terzo posto, quasi il 42 per cento individua come origine un “uso eccessivo dei social”. PER APPROFONDIRE: Augusta, non solo Nato: la Flotilla ricorda Barca nostra e va a Gaza “Social isolano persona, senso comunità più debole”: radiografia città a San Giuseppe Innografo spettacolo per i bambini allestito a San Giuseppe Innografo In questo campione statistico fortemente ancorato al volontariato – più di 9 su 10 si dichiarano impegnati o disposti a impegnarsi “per migliorare la coesione sociale” – il 78 per cento ha la percezione netta che i “social media isolano le persone”. Meno del 12 per cento pensa che invece “aiutino a connettersi davvero”. Nonostante le costose rigenerazioni urbane, che nelle intenzioni vogliono rivitalizzare la socializzazione nei quartieri, più di 2 augustani su 3 quindi pensa che “il senso di comunità sia più debole rispetto al passato”. Quasi il 70 per cento diffida di chi non conosce bene, mentre più della metà afferma che “nelle interazioni quotidiane prevale la maleducazione”. Un dato che non sorprende il professore Basile. “La crisi di empatia è la cancellazione del volto dell’altro, visto come rischio anziché opportunità, che inconsciamente pone dentro un registro di guerra con la dicotomia amico-nemico tipica delle del pensiero aziendale: l’incontro viene orientato al consumo”. Pure secondo monsignor Maurizio Aliotta, docente di Teologia dommatica ed ex rettore della Facoltà siciliana, “è importante superare la crisi della relazione” fra persone che si rapportano come merci self-service. Don Mazzotta avverte che “sta morendo la speranza nei giovani, che un tempo avevano una loro proiezione verso il futuro magari sbagliando, mentre oggi invece non c’è più niente e questa rassegnazione mi preoccupa”. Anche se “la domanda di pace non si è estinta, e cercare è in qualche modo trovare”. 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