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Ad Eboli il Forno sociale di Vincenzo rigenera welfare e anima

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane”. Prendo a prestito questi versi di Franco Arminio  come traccia per raccontarvi di un bellissimo sogno che è Il forno di Vincenzo.

Vincenzo è un ragazzo di 26 anni affetto dalla sindrome dell’X fragile, malattia genetica che comporta difficoltà in ambito fisico, cognitivo e comportamentale.

Il pane del forno di Vincenzo

Il suo sogno nasce anni fa quando accompagnato dal papà Vito, Vincenzo, con un diploma in tasca dell’alberghiero vuole diventare panettiere.

Per fare il pane c’è bisogno della farina e così si comincia a seminare quel pezzettino di terra ereditato dal nonno nel prato a Eboli. Con la ricerca del grano da seminare comincia una nuova ricerca. Non un grano qualsiasi ma la “carusella” un grano antico di una varietà autoctona.

Con la semina del grano si apre un mondo fatto di attesa, speranza, gioia. 

Quando segui il ciclo naturale della natura, dalla semina del grano aspetti i primi germogli, osservi il campo,il riempirsi delle spighe rigonfie. Tutto ciò ti rimette in sintonia con il ciclo della vita: ”significa rallentare più che accelerare”

Nasce così la farina di Vincenzo.

Con il sacchetto della farina portato in giro per l’Italia si tessono  le prime “relazioni”, si conoscono persone e i progetti che in giro per il nostro paese cominciano a nascere attorno al “grano”.

Il forno sociale di comunità di Vincenzo

L’incontro con Terra di Resilienza, cooperativa sociale del Cilento segna un punto importante.

Così Vincenzo incontra contadini e poeti, gente che sa fare il pane, gente che ama gli alberi e riconosce il vento, ritratto perfetto de i “compari” della Rete che afferiscono al Monte Frumentario: Antonio, Ivan, Michele, Tazio, Angelo, Alex…

E così diventano “compagni”. Cum panis, commensali, partecipi dello stesso vitto.

Così si passa dalla farina al pane, e Vincenzo comincia a mettere le mani in pasta.

Due volte a a settimana, una volta a Calvanico con Michele e una volta a Eboli con Carmelo.

Vincenzo fa il pane e lo distribuisce personalmente a quanti ne hanno fatto richiesta andando a formare una prima comunità  di “sostenitori” “amici del Progetto Il forno di Vincenzo“.

Gli anni passano e l’esperienza cresce. Vincenzo diventa un esperto panificatore e così si comincia a sognare un posto tutto dedicato al suo sogno.

Qualche  giorno fa, nella sala della Biblioteca comunale di Eboli sono state consegnate, dal Sindaco Massimo Cariello le chiavi del locale che diventerà Il forno di Vincenzo.

Nella biblioteca comunale di Eboli la consegna a Vincenzo delle chiavi del forno

“Un’azione politica importante che sarà foriera della vera politica che saprà lavorar per dare consapevolezza di sé” . Dichiara, nel  suo commovente intervento  l’avvocato Salvatore Nocera,  decano della lotta per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità.

E ancora: ”Se oggi fosse passato Carlo Levi da Eboli avrebbe dato un altro titolo al suo libro: Cristo è ripartito da Eboli. La nascita di questo Forno sociale ha un’importanza enorme, oggi qui si compie un atto di Welfare generativo e rigenerativo”.

Tanti gli interventi che si sono susseguiti in una splendida mattinata che ci ha visti partecipi di un momento di grande commozione e intensità. E’ questa la Comunità che vogliamo e con Vincenzo il sogno piano piano diventerà realtà e l’agognata Rivoluzione  fatta di attenzione.

Antonella Dell’Orto e Vincenzo in un campo seminato a grano

Un pane di “comunità” che saprà ricostruire i fili di quelle relazioni che da tempo si sono interrotte perché è di questo che abbiamo estremamente bisogno:

Di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,  

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade,  

attenzione al sole che nasce e che muore, 

attenzione ai ragazzi che crescono, 

attenzione anche a un semplice lampione, 

a un muro scrostato. 

 Oggi essere rivoluzionari  

significa togliere più che aggiungere, 

significa rallentare più che accelerare, 

significa dare valore al silenzio

al buio, alla luce, alla fragilità

alla dolcezza.

(F.Arminio)

Antonella Dell’Orto*

*Sostenitrice del Forno di Vincenzo

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