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Estate 2020, il Faro passa all’Adsp: stessa spiaggia e addio mare?

AUGUSTA – Chiusa la stagione balneare, partono i lavori di ristrutturazione del faro Santa Croce. La lanterna ottocentesca di fondazione borbonica è stata ingabbiata per i lavori manutenzione esterna, preliminari alla trasformazione in un resort di lusso del fabbricato adiacente. E’ la stessa società concessionaria a farsi carico degli interventi, in quella parte della struttura rimasta nelle competenze della Marina. La Difesa a corto di fondi si affida quindi all’iniziativa privata, per risolvere almeno in parte il problema del restauro dei suoi immobili storici. Inizia quindi all’insegna della collaborazione, l’inedita coabitazione fra militari e albergatori nel punto più suggestivo della scogliera di Sant’Elena. Che la prossima estate, però, potrebbe non essere più la stessa di quella finora frequentata.

Errore cartografico, competenza all’Autorità portuale.

Il “Grand Hotel del Faro” non sarà l’unica novità che troveranno gli augustani, nell’unica zona balneare realmente fruibile da tutti. Quel tratto di costa dalle acque cristalline, insieme a quello meno balneabile del Golfo Xifonio, passerà alle competenze dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia Orientale. A darne notizia è stata la sindaca Cettina Di Pietro, nel corso di un’audizione con la commissione consiliare Urbanistica del 25 ottobre. La seduta era stata convocata per discutere su una “mozione di indirizzo a tutela della fruibilità pubblica del demanio marittimo“. A presentarla era stato Giuseppe Schermi, consigliere Diem25 ed ex vicesindaco dell’amministrazione M5s in carica.

La sindaca informa i consiglieri sulla svolta nel Pudm.

Nel verbale di quella riunione, la grillina racconta che “nel luglio 2015 arrivò una nota che segnalava un errore nella definizione dei confini di competenza dell’Autorità portuale, che erano stati calcolati male e dovevano arrivare fino a Capo Santa Croce. Questa pratica non è mai stata portata avanti, ultimamente ho avuto notizia che sulla base di una nuova procedura si stanno riattivando per fare una nuova delimitazione dei confini; quindi qualsiasi ragionamento oggi diventa ultroneo, se passa questa modifica che trasferisce le competenze“. Una dichiarazione spiazzante, considerate le implicazioni per il Comune. E per le sue asfittiche casse.

Il Comune senza Piano perde il 75 per cento degli oneri.

Augusta infatti non ha ancora in vigore un “Piano utilizzo del demanio marittimo“, nel quale sono indicate chiaramente le aree destinate alla fruibilità pubblica. Il che impedisce alla tesoreria comunale di poter incassare il 75 per cento degli oneri concessori, pagati da chi installa pontili e circoli nautici nelle coste augustane. Quelle somme finiscono nelle casse di altri enti. Di Pietro non si è presentata nel consiglio comunale del 30 ottobre, dove questa problematica era all’ordine del giorno. Ma ai consiglieri della commissione, alcuni giorni prima, aveva fatto sapere che “almeno una cinquantina di lettere sono state inviate dall’ufficio Urbanistica alla Regione, proprio per sbloccare il Pudm“.

La scogliera sotto il resort del Faro.

Amministrazione senza voce in capitolo sulle riviere.

La produzione cartacea degli uffici municipali non risolve però il problema di fondo, che ad oggi il Comune non può mettere bocca sulle concessioni rilasciate dal Demanio nelle coste augustane. Con risultati che diventano una vera e propria privatizzazione di quanto è sempre stato di pubblica fruizione. La vicenda della spiaggetta di Brucoli è il caso più eclatante, con i pontili turistici autorizzati dalla Regione proprio sull’arenile che i brucolani frequentano liberamente da secoli. Quei lavori si sono temporaneamente bloccati, dopo la sollevazione di mezzo paese e delle associazioni ambientaliste.

Verso la privatizzazione pure la spiaggetta Granatello.

Ma altri pezzi di costa starebbero per essere sottratti al libero accesso. Un attracco turistico sarebbe stato richiesto sulla spiaggetta cosiddetta “Federico”, fra il Circolo nautico del Granatello e i lidi militari di Punta Izzo. E anche stavolta il Comune non potrebbe fare nulla, perché la competenza è rimasta in capo al Demanio proprio per la mancanza di un Pudm. Come nulla potrebbe fare, secondo la tesi sostenuta dall’amministrazione, sulla concessione ottenuta a Brucoli da un privato su mezza piazza Belvedere. A rivelare la “privatizzazione” di uno degli scorci più belli della frazione marinara è stata proprio una consigliere grillina, Silvana Danieli, durante l’ultima seduta consiliare.

La maggioranza M5s boccia la mozione salva-coste.

Eppure, nonostante il “moVimento” dichiari posizioni di massimalismo ambientalista, al momento di votare atti consequenziali il gruppo 5 Stelle diventa estremamente “certosino”. E anche stavolta si è aggrappato al groviglio di competenze sulla materia pubblica amministrazione, per bocciare la proposta di Schermi che impegnava il Comune a revocare in autotutela qualunque proprio atto amministrativo, volto al favorevole rilascio di concessioni che risultano in contrasto con gli impegni già presi a tutela della fruibilità pubblica del Demanio marittimo”. Il rigetto della mozione salva-coste, cui ha contribuito pure l’astensione del gruppo di Attivamente, consente all’attuale amministrazione di tenere le mani ancora ben lontane dall’acqua calda.

Giuseppe Schermi, consigliere Diem25

Lontano dai riflettori i solarium privati a Sant’Elena.

L’inerzia del Comune nel balletto della ridefinizione dei confini fra Adsp e Demanio, lascia quindi la grana “privatizzazione coste” nelle mani di enti sottratti alla lente d’ingrandimento della pubblica opinione. Un burocrate lontano dai riflettori dell’opposizione deciderà al posto degli amministratori in vetrina se si potrà fare il solarium da 2 mila metri quadri, con annesso disco-bar, che una società ha chiesto nel 2015 sul promontorio dove Capo Santa Croce guarda verso l’Etna. O se il resort del Faro in corso di realizzazione, vorrà fornire alla facoltosa clientela pure un accesso al mare esclusivo e attrezzato nella sottostante scogliera, oggi frequentata da anziani e famiglie con bambini per una levigatezza degli scogli più unica che rara nella zona. 

Incognita sulle piazzette “abusive” del Faro: demolite?

Poi c’è la questione delle piazzette a Sant’Elena. Che nell’ansia di trasformarla in un’isola pedonale tanto impraticabile quanto impopolare, l’attuale amministrazione ha scoperto essere “abusive” perché realizzate senza il nulla osta della Soprintendenza. Di Pietro ci fece un’apposita conferenza stampa, sciorinando in favore di telecamere metri quadri di elaborati grafici come lenzuola a una televendita di corredi. Da allora nulla si sa di certo sulla futura sorte di quelle opere “senza autorizzazione”, che il Comune realizzò negli anni Novanta su terreno demaniale dato in concessione. Se saranno sanate e magari valorizzate con attività commercial-ricreative, o se verranno demolite per far posto a essenziali parcheggi, sarà la discreta Adsp Augusta-Catania a decidere.

Che c’entra Capo Santa Croce con il Core a Punta Cugno?

Cosa c’entra la più popolare, nonché unica, zona balneare della città con le strategie per sviluppare il commercio internazionale del porto Core europeo, è di difficile comprensione ai profani. E probabilmente anche agli esperti di trasporto marittimo. Un po’ meno oscure sono le ragioni di questa “competenza allargata” dell’Autorità portuale a chi traffica nel sottobosco della politica. A chi ancora va a fare i bagni a Sant’Elena approfittando di questo novembre tropicale, resta invece la domanda se la prossima estate “stessa spiaggia stesso mare”, al Faro, sarà solo il ritornello di una vecchia canzone.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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