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Costiera amalfitana: il trasporto pubblico che non c’è

Eppure la Costiera amalfitana dovrebbe essere considerata come un’isola: un’area che per le sue notorie difficoltà di “collegamenti” avrebbe dovuto avere quasi una “corsia preferenziale” dove il servizio pubblico doveva essere il mezzo principale di spostamento per cittadini e turisti, così come avviene in altre zone del mondo turisticamente importanti, nonché patrimonio dell’Umanità.

Eppure non è così, nonostante negli anni si siano susseguiti tanti annunci, tanti mirabolanti progetti come: navette continue da e per Salerno, per non parlare poi del settore “trasporto via mare”.

Ma qui, su questo territorio, siamo sempre fermi all’Anno zero, dove non c’è una visione sul “futuro”e ancora oggi non c’è certezza persino se all’indomani un servizio pubblico ci sarà. Immaginatevi per un momento nei “panni” di un turista: tutto ciò diventa incomprensibile.

E così accade che la Sita Sud, da sempre unico vettore  (in un vero e proprio monopolio) con due striminziti “comunicati”  (lunedì 5 maggio 2014, ndr) annuncia lo stop delle corse in Costiera amalfitana e in Campania. E avviene in seguito ad uno sciopero degli autisti, dopo l’ennesima notizia di stampa che la vertenza in atto tra Sita Sud da un lato, Regione Campania e Province di Salerno, Napoli e Avellino dall’altro, era ancora ad uno stallo e che l’azienda “minaccia” un licenziamento collettivo.

Al momento non è possibile sapere quando saranno ripristinati i servizi”. Tutto qua ciò che fa sapere la Sita ai suoi tanti utenti, sospesi in un quotidiano bailamme che si protrae nella rete, dove si alternano (comprensibili) contumelie ma anche messaggi di solidarietà per i 439 lavoratori che stanno rischiando il posto di lavoro. Perché la “vicenda Sita” si fa davvero seria ed è degenerata. Il motivo?

L’azienda non ha ancora nessuna certezza in merito ai chilometri da percorrere nel 2014 e così risulta impossibile ogni tipo di “programmazione aziendale e di gestione dei lavoratori”.

E così il confronto dei rappresentanti sindacali del comparto e interni all’azienda stessa non arriva a un nulla di fatto, se non alla scelta di uno sciopero. Perché sembra farsi largo la volontà dei vertici nazionali della Sita Sud di lasciare definitivamente il territorio campano a partire dal prossimo primo agosto. E di avviare la conseguente procedura di mobilità collettiva per tutti i 439 lavoratori.  Perché la procedura di licenziamento collettivo sembra essere praticamente già avviata. Ma cosa è cambiato dallo scorso anno?

“La situazione è ancora più nera e difficilmente recuperabile – ha commentato il direttore Sita Sud Campania Simone SpinosaAbbiamo fatto investimenti, abbiamo comprato gli autobus nuovi, per contro non abbiamo visto ancora un centesimo degli obblighi di servizio da agosto e ci stiamo solo continuando a rimettere. Adesso l’azienda si è stancata, anche perché non sappiamo nemmeno a che condizioni stiamo esercitando: se con l’obbligo di servizio, se con un futuro contratto di servizio. Non sappiamo veramente nulla”. In tutto ciò la politica ovviamente ha le sue colpe: rimandare le decisioni finché queste non diventano materia di scontro.

Tanti tavoli tecnici in Regione portarono l’anno scorso all’avvio dei cosiddetti “obblighi di servizio”: la Regione obbligava la Sita ad effettuare un numero minimo di chilometri diverso dal vecchio contratto di servizio scaduto che l’azienda aveva con ogni Provincia, pagando il servizio direttamente e entro poche settimane. Tutte condizioni che per i vertici aziendali della Sita Sud non si sono mai verificate. Tanti annunci, pochi fatti. E tutto ciò ai danni ovviamente della collettività (includendo i lavoratori) e di tutti coloro che ogni giorno, l’unica possibilità per andare a lavoro e a scuola, c’è solo quell’autobus da prendere.

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