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Stella, le Stelle e le stelline che #perAugusta 2020 guardano altrove

LA NOTA – Ma dove vuole arrivare Marco Stella? Se lo sono chiesti in molti, nell’ambiente politico locale, dopo la conferenza stampa fiume del presidente di CambiAugusta. Nonché main sponsor della sindacatura Peppe Di Mare, consigliere in pista per la federazione #perAugusta, ma non ufficialmente. Perché, stando a quanto il suo vecchio capogruppo in consiglio ha dichiarato ai giornalisti, convocati nel suo ufficio il 6 giugno, quella candidatura a Palazzo sarebbe frutto solo d’una anticipazione di stampa. Chiaramente non falsa, ci mancherebbe. Ma nemmeno tale da accusare il suo campione di fughe in avanti, suscettibili di far rifiutare in partenza gli inviti a sedersi nello stesso tavolo.

A settembre la quarta lista per Di Mare sindaco.

Perché alla fine, dopo una lunga e articolata analisi del voto europeo, nonché degli scenari che prefigura per le comunali 2020, i ragionamenti di Stella vanno a finire lì: cercare alleati che vadano a rinforzare un progetto politico già lanciato verso quel traguardo, ma che fatica rimpolparsi col buon vecchio ceto politico. Perché da uno che ci ha provato due volte a diventare sindaco, senza successo, un bel po’ di esperienza sul campo se l’è fatta. E comprende che mettere le basi del risultato finale non bastano gli effetti speciali dell’entusiastica presentazione di “100 per Augusta“. E nemmeno l’annunciato lancio settembrino di una quarta gamba, che si sommerà ai giovani di Destinazione futuro.

Amato rimette in pista Forza italia per il centrodestra.

Per non rischiare di arrivare alle urne solo con candidati di molte belle speranze, ma di incerto contenuto numerico, serve una buona iniezione di capi elettori dal seguito in voti storicamente accertato. Solo che qui iniziano le dolenti note. Il pirotecnico debutto dei centisti,“che in realtà sarebbero più di 200”, ha svegliato tutti i cacicchi del voto (più o meno) sicuro. Paolo Amato si è ripreso in mano Forza italia, pare su esplicito invito del senatore Bruno Alicata, e sta puntando a ricostruire un centrodestra dei partiti. Dove far sedere anche la Lega, ma con l’avviso che si discute partendo da zero. Perché i voti andati a Salvini sono di Salvini, e gli altri non bastano a Massimo Casertano per pensare di fare il primo della classe.

Il centrosinistra cerca alternative al civismo di Stella.

Il centrosinistra – ma la definizione è solo per comodità espositiva – ha iniziato per conto suo a cercare il bandolo della matassa. Con l’unico dato attualmente certo che Di Mare non può essere un ombrello per tutti. Anche se i suoi segnali sono stati chiarissimi – con lo show del 31 maggio a palazzo san Biagio dove l’unico avversario erano i pentastellati – la proposta di un centrismo “baricentrico” acchiappa-tutti ha lasciato parecchio freddi. Stella perciò fa la sua mossa, prima che nei vari tavoli si passi dalle presentazioni alla scelta del menù. Sintetizzabile nell’assioma del civismo senza colori, dove poter imbarcare tutti.

I 5 Stelle a caccia di nomi per due liste a supporto?

In nome di un programma condiviso – persino “con Marco Niciforo che è un interlocutore privilegiato col suo movimento Augusta 2020” – il presidente di CambiAugusta è pronto a lanciare nella scommessa delle primarie l’intera federazione con l’hashtag. Se qualcuno è invece affezionato al simbolo del partito tradizionale sulla scheda elettorale, allora ben venga ma Di Mare sindaco non si discute nemmeno. Per convincere i più recalcitranti, tira fuori il pericolo di un bis del moVimento che gli hashtag li ha inventati. Così rivela di noti professionisti “che sono stati contattati dai 5 Stelle per costruire una o due liste civiche a supporto di quella col logo, coma da nuovo indirizzo indicato da Di Maio”.

Di Pietro e i frondisti interni al nodo assessore Ecologia.

Artefici di questa grande strategia per un M5s uno e trino nei post elettorali, sarebbero fantomatici oppositori interni alla sindaca Cettina Di Pietro. Che di raccogliere mugugni e scontenti, sia dentro casa che fuori, ne ha fatto una vera arte. Ma sa anche che può permetterselo – sicuramente fra i suoi – perché non ci sono personalità da impensierirla alcunché. Se Stella ha visto giusto, i frondisti pentastellati dovrebbero farsi sentire quando l’avvocata tirerà fuori dalla manica il nome del nuovo assessore all’Ecologia. Altrimenti, con una probabilità che sfiora la matematica certezza, tutto sarà come in ogni azienda che è guidata da un “capo”: business as usual.

I timori di un nuovo sindaco M5s che sparigli i giochi.

In realtà il presidente di CambiAugusta, a cui “non piace la parola leader e ancor meno capo”, fa leva sul timore che i camaleontici grillini escano dal cilindro un candidato della società civile. Dal volto pulito e, soprattutto, non “compromesso” con attuale amministrazione. Finora i 5 Stelle non hanno mai ripresentato i sindaci uscenti. E i loro sostituti presi dalla giunta hanno fatto flop. Perciò, o cambiano strategia e provano a puntare su un nome apparentemente terzo, tipo il premier Conte. Oppure Di Pietro sarà la loro prima eccezione.

“Europee successo sindaca”, e non gli scappa da ridere.

Nel qual caso, stando ai numeri del 26 maggio, la sindaca uscente andrà al ballottaggio sicuro, nonostante la fragilità delle sue caviglie in percorsi cittadini lunghi altri 5 anni. “Perché quel risultato europeo è il suo risultato; conferma la fiducia dell’elettorato sul suo operato. Bisogna prenderne atto”. Ma è solo grazie ai lunghi anni in politica, che a Stella riesce di mantenere l’impassibilità necessaria, senza farsi scappare una smorfia traditrice.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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