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Logo anarchico sfregia sede FdI, condanne unanimi. Ma l’anarchia vera è per il 2020

AUGUSTA – Una “A” cerchiata di nero e la sagoma a testa in giù che ricorda piazzale Loreto. Ha scosso la politica di Augusta, lo sfregio che nel “nel tardo pomeriggio” del 9 aprile ha deturpato la sede di Fratelli d’Italia. Non è la prima volta che i locali di via Limpetra vengono presi di mira dai “rivoluzionari” con la bomboletta. Ma è un inedito inquietante che il simbolo degli anarchici insurrezionalisti venga affiancato da una silhouette in grado di suscitare emozioni forti. Con senso di responsabilità, la dirigenza FdI locale disinnesca subito il “caso”. E lo riconduce a “mentecatti frustrati”.

E’ dagli anni di piombo che in città non si registrano provocazioni di natura ideologica così smaccati. Sporadicamente, un po’ di vernice rosso-nera è stata sprecata nelle sedi maggiormente rappresentative le ideologie novecentesche. I “colpevoli” non sono mai stati trovati, o comunque non se n’è saputo nulla. Perciò si è trattato probabilmente di balordi con un barattolo da consumare. Stavolta però qualcosa non quadra. Sia per l’impatto emotivo dell’offesa, sia perché il clima politico locale non sembra fomentare tentazioni di gesti eclatanti. “Augusta si è sempre distinta per civiltà e rispetto anche nei momenti più bui della politica nazionale“, scrive il coordinamento cittadino di FdI.

La segreteria dei meloniani è condivisa fra l’ex generale dei carabinieri Enzo Inzolia, e lo studente di giurisprudenza Marco Failla. La vecchia destra missina insieme la giovane destra sovranista, si ritrovano anche concordi pure nel ricondurre tutto “a qualcuno che ha poca dimestichezza con la democrazia e la pluralità delle idee”. L’entusiasmo giovanile dell’aspirante avvocato lo spinge ad aggiungere che“continueremo con la stessa determinazione”. L’esperienza dell’ex tutore dell’ordine lo ingiunge invece a spiegare che c’è “un clima generale che non è il caso di alimentare“.

Marco Failla e il dirigente nazionale Pietro Forestiere con Giorgia Meloni e Enzo Inzolia insieme ai militanti di Augusta durante la manifestazione anti-immigrazione alla darsena

In effetti, non ci capisce in quali ambienti augustani si possa annidare l’anarchia dello spray. La sinistra è evaporata da un pezzo, figurarsi i suoi estremismi. Il dissenso sinistroide con la barba malrasata e il look disordinato ha preso la strada dell’impegno sociale, sempre composto e civile. Appare improbabile che il “vignettista” macabro possa uscire da quell’area impegnata in battaglie molto più produttive di un muro rovinato. Fra l’altro si battono per recuperare l’ambiente, non per insozzare intonacature intonse. Quindi, è stato un raid arrivato da fuori?

A Catania c’è da qualche tempo una escalation di scontri fra “centri sociali” di opposti colori. In FdI non hanno elementi per ipotizzare una poco cortese “visita” forestiera alla loro sede. Però è anche vero che quella augustana è la più “visibile” nella provincia. Occupa da molti anni la saletta che un tempo ospitava una barberia; un punto fermo, politico e ideologico, quando tutto il resto apre e chiude a ogni stormir d’elezioni. Per qualcuno che volesse impartire una “lezione” di pessimo disegno murale, a chi espone ancora con convinzione simboli dell’archeologia politica del Ventesimo secolo, l’unico punto facile da trovare è la sede di Augusta. Anche perché la sua azione politica è viva e continuativa, sia nel mondo virtuale dei social che in quello reale, a prescindere dal modesto successo nelle urne.

Perciò Giuseppe Napoli si arrischia ad affermare che “il vile atto intimidatorio è un chiaro attacco a tutta la dirigenza siracusana, al solo fine di limitarne l’azione politica nel territorio”. Il coordinatore provinciale conclude dicendo che FdI “continua il proprio lavoro più di prima”. Anche l’alleato sovranista della Lega per le amministrative 2020 si è fatto sentire, con Massimo Casertano.“L’evocazione di immagini e simboli del passato non siano oggetto di strumentalizzazioni per orientare il consenso”,scrive il segretario cittadino di “Salvini premier“.

La federazione #perAugusta, che pesca in quell’area più per la provenienza della dirigenza che per le sue politiche di destra, si è fatta anche lei sentire. Il suo candidato sindaco, Peppe Di Mare, interviene dicendo che“riteniamo che il dibattito sia vitale per ogni città, soprattutto per chi vuole riappropriarsi di un’identità condivisa“. E’ un passaggio che presta il fianco a interpretazioni collaterali dalla semplice condanna degli “inaccettabili atti vandalici, di qualunque entità siano”. Il documento del consigliere eletto con CambiAugusta li considera “un elemento di disturbo della democrazia e del dibattito politico cittadino”. Puntualizzazione che sembra contenere considerazioni attinenti ai posizionamenti pre-elettorali, unico elemento di vera anarchia in questo momento politico.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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