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Siracusa, un legale aiuta i cronisti a denunciare chi insulta e minaccia

Giornalismo sotto ricatto

SIRACUSA – L’ultima goccia a fare traboccare il vaso è stata versata il 3 giugno. Quando uno sconosciuto senza pettorina né badge identificativi ha messo le mani addosso a un cronista, che sul piazzale della stazione di Siracusa aveva preso il cellulare per scattare una foto al “commissario Montalbano” durante un sopralluogo sul set. Non si è mai saputo chi fosse lo “sceriffo” che aveva sorriso di scherno al tesserino dell’Ordine, esibito per identificarsi. Con le scuse dell’ignara produzione la vicenda si è subito chiusa. Ma non si è placata la rabbia dei giornalisti, per l’ennesimo assalto ai chi ancora cerca le notizie fuori dal copia-incolla dei comunicati.

L’Agirt: diamo ai giornalisti il modo di contrattaccare.

E’ stata l’Associazione dei giornalisti radiotelevisivi e telematici a capire per prima che ormai non bastano più i comunicati di solidarietà. E che le denunce verso chi attenta alla libertà d’informazione non devono fermarsi alle pagine dei giornali. Con un’iniziativa senza precedenti, l’Agirt ha messo a disposizione un legale per aiutare i giornalisti a denunciare minacce e soprusi subiti a causa della professione. “Dare ai colleghi gli strumenti per contrattaccare, esercitando fino in fondo il proprio diritto a informare liberamente”, spiega il presidente Pippo Cascio.

Il presidente Cascio: portare in tribunale tutte le derive.

Giornalista professionista di lungo corso, direttore di Canale 8 Tv, conosce perfettamente le derive che stanno minando il giornalismo nelle sue fondamenta. Perciò adesso dice che portare in tribunale ogni intimidazione subita, senza timori reverenziali, “è l’unica strategia possibile per fermare la deregulation che sta travolgendo il mondo dell’informazione. Mettendo a rischio, anche fisicamente, i giornalisti e il ruolo che svolgono nella società”.

Giornalisti telematici i più esposti agli effetti del far web.

Sono proprio i cronisti che operano sul web, i più esposti a quelle aggressioni social che fanno da brodo di coltura per le intimidazioni “reali”. La crisi della carta stampata e delle tivù locali, accompagnata da un’emorragia nelle redazioni che appare senza fine, hanno costretto moltissimi professionisti e pubblicisti a ripiegare sull’online. Trasformati in editori di sé stessi, queste micro-redazioni economicamente fragilissime sono diventate vittime ideali da colpire.

Carte bollate per fermare campagne d’odio alla stampa.

Accurate e interessate campagne di delegittimazione hanno scientificamente creato le condizioni per trasformarli in bersagli, che politici opachi e intrallazzisti di ogni risma possono facilmente indicare. E’ grazie a questo humus pre-confezionato, che il fallito di turno può facilmente trovare qualcuno su cui scaricare le proprie frustrazioni. Pensando, fra l’altro, di godere dell’ovazione dalla tifoseria social.

Lasciar correre sui social alimenta gli abusi “reali”.

World Press Freedom Day

L’insulto gratuito su Facebook che si è educatamente ignorato, è poi degenerato in calunnie e diffamazioni. Sulle quali si è quasi sempre sorvolato per quieto vivere, anche sotto il profilo delle precarie finanze familiari. Ma questo approccio responsabile e professionaleimpiego il tempo a cercare notizie invece che passarlo a presentare denunce – alla fine hanno indotto il primo pinco pallino a mettere le mani addosso a un cronista. Per bloccargli il cellulare mentre frotte di turisti e viaggiatori scattavano indisturbati le stesse foto “vietate”.

Lo studio legale Giuca per dare assistenza gratuita.

Difendere i giornalisti minacciati, rilanciare l’esercizio della democrazia. Per questo, l’Agirt ha stipulato una convenzione con lo studio legale del noto penalista Giovanni Giuca. Per dare assistenza a tutti quei colleghi che, sentendosi minacciati, o materialmente aggrediti, vogliono denunciare le pressioni che subiscono. Lo studio svolgerà il proprio lavoro gratuitamente, in un contesto di “banca del tempo” in cui le due categorie, giornalisti ed avvocati, lavorano su fronti comuni per difendere la libertà d’informazione”.

Ordine Sicilia offre già civilista e penalista per le cause.

Una sinergia che l’Ordine dei giornalisti di Sicilia ha già avviato. Un civilista e un penalista erano già a disposizione degli iscritti che subiscono querele pretestuose, o cause civili temerarie. Ma dopo l’incendio doloso alla vettura di un cronista dell’Agi, che il 14 maggio per la prima volta ha visto scendere in piazza i giornalisti di Siracusa, i contatti con gli Ordini forensi si sono accentuati. Proprio per rafforzare l’assistenza nei territori, dove i piccoli redattori-editori sono maggiormente esposti agli assalti.

Convenzioni per assistenza legale nelle periferie.

“E’ chiaro che non si può andare avanti così”,commenta il pubblicista siracusano Santo Gallo. Consigliere regionale dell’Ordine, con incarichi di responsabilità coperti nel recente passato anche nell’Ordine nazionale dei giornalisti, parla di “passi avanti per aiutare la categoria soprattutto nelle periferie”.Così, dopo lo sportello legale di Palermo, a Messina è stata attivata una convenzione con gli avvocati per prestazioni a onorari sostenibili pure dalle piccolissime redazioni. Iniziative analoghe sono in preparazione anche nel capoluogo di regione e a Catania.

Il “Sistema Siracusa” esordì con querele ai cronisti locali.

E pure a Siracusa. Città di provincia nota per essere stata culla di antiche tragedie greche, e del moderno “Sistema” che in questi giorni sta sconquassando il mondo della magistratura italiana. I reportage nazionali sui torbidi intrecci fra politici, faccendieri e magistrati intorno il Csm e la procura di Roma, non ricordano che tutto iniziò anni addietro proprio con pesanti denunce intimidatorie verso alcuni cronisti locali. Tentavano di raccontare cosa stava accadendo, e per fermarli venne usata la legge in modo distorto. Quella stessa legge che volevano difendere dagli abusi, adesso i giornalisti la invocheranno per sé. Per essere difesi da aggressioni che non intendono più tollerare. In alcun modo.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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