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Mascherine Covid, scontro Asp-Ordine: e i medici di Augusta fanno da sé

AUGUSTA – Tutto gli indica che potrebbe arrivare uno tsunami, ma devono stare ad aspettarlo senza avere nemmeno un salvagente. Si sentono come bagnini dimenticati sull’ultima spiaggia, i dottori di famiglia che ad Augusta si preparano a fronteggiare il temuto picco del Coronavirus, senza avere attrezzature adeguate per evitare di essere contagiati. La rabbia con l’Azienda sanitaria provinciale è esplosa insieme ai colleghi di tutto il Siracusano, quando è sostanzialmente caduto nel vuoto il loro appello a essere riforniti delle specifiche mascherine, e degli altri dispositivi di protezione individuale. Al punto che il 20 marzo è dovuto intervenire pesantemente l’Ordine dei medici, presieduto proprio dal direttore sanitario dell’Asp. E’ stato infatti Anselmo Madeddu a scagliarsi contro il suo stesso direttore generale. Quando, il 16 marzo, quest’ultimo ha firmato una comunicazione alla prefettura, dove scaricava sugli ambulatori di base l’onere di rifornirsi. Fra l’altro affermando che volevano scappare dalle loro responsabilità. Così è colmata subito l’ampia misura che si erano imposti quanti si trovano in prima linea contro il Covid-19, facendo divampare la polemica nonostante il momento. Lo scontro è poi rientrato, quando Salvatore Ficarra ha “risposto prontamente” parlando di equivoco“.

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Niente forniture di protezioni: tocca agli ambulatori.

A innescare il caso è stata la missiva del direttore generale Asp, quando si lamenta con la prefetta Giuseppina Scaduto che “spiace ricevere la lettera da chi, invece di collaborare con le istituzioni, cerca esclusivamente di tenersi lontano da responsabilità civili e penali, anziché assumersi quelle morali e deontologiche“. Il riferimento, si comprenderà meglio nel comunicato poi diramato per siglare la pace con l’Ordine, è diretto solo a due medici. “A differenza di quanto si vuol far credere, la nota in questione non nasce da una mia iniziativa bensì da una ‘denunzia‘ fatta nei miei confronti e inviata al prefetto e al capo della Protezione civile che, ove fondata, avrebbe esposto l’Azienda che dirigo a responsabilità civili e penali in alcun modo riconducibili né alla funzione che svolgo né alla mia persona”. Ficarra aggiunge che non era assolutamente riferita “alla categoria dei medici, non fosse altro perché io stesso sono figlio, nipote e fratello di un medico”. Un pedigree familiare che tuttavia non lo aveva sottratto dal farsi recapitare un documento di “piena solidarietà ai colleghi”, diffuso dall’Ordine provinciale. Dove il presidente Madeddu chiedeva al proprio superiore in Azienda:“Il manager dell’Asp chiarisca la sua posizione”.

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I medici: aiutateci in questa situazione di emergenza.

“E’ certamente vero che l’Accordo collettivo nazionale di lavoro assegna agli stessi medici e pediatri di famiglia gli obblighi dell’acquisizione dei dispostivi di protezione individuale. Ma ciò può valere nella ordinarietà e non certo in una situazione straordinaria ed emergenziale come questa. Che ci deve vedere tutti uniti a garantire la massima protezione individuale ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari esposti in prima fila nella lotta contro il covid-19. Ivi compresi pediatri e medici di famiglia, che al Nord stanno pagando un pesantissimo tributo in ordine di vite umane”, puntualizza il comunicato della categoria. Ma da questo orecchio, l’Asp non intende sentirci. Il direttore generale scrive al suo direttore sanitario, nonché presidente dell’Ordine, rispondendo picche sulla fornitura di mascherine e altro. “Fermo restando che la nota carenza di Dpi rende necessario, in primis, equipaggiare il personale della dirigenza medica e sanitaria nonché il personale del comparto sanitario di questa Azienda che, come è ben noto, sta reggendo in modo encomiabile la prima linea, insieme al restante e indispensabile personale amministrativo e tecnico di supporto”. In quest’ultima lettera Ficarra esprime “la più profonda stima, nei confronti suoi e della categoria”. Ma non fa cenno a un eventuale passo indietro sulla “promessa” fatta nella prima, quando aveva assicurato che “sarà cura dello scrivente, per il tramite degli uffici preposti, porre in essere i necessari controlli di rito al fine di assicurare l’osservanza della vigente normativa”.

Sopra e copertina, l’ospedale Muscatello attrezzato per il Covid-19.
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Lupo, Pd: test diagnostici su tutto personale sanitario.

Aldilà dei toni, tutti originali, non è per mala volontà che l’Asp di Siracusa scarica sui medici di base l’onere delle forniture. Il problema, come sempre, parte dalla “testa dell’acqua”. Lo testimonia il comunicato stampa di Giuseppe Lupo, capogruppo Pd all’Assemblea siciliana. “La notizia di medici e personale sanitario risultati positivi al Coronavirus anche in Sicilia, rende ancora più urgente effettuare test diagnostici a tutti coloro che lavorano nelle strutture sanitarie”. Nel suo documento del 20 marzo aggiunge che “serve un’azione di prevenzione con esami mirati come screening anticorpali e tamponi, per tutelare la salute del personale che opera in ambito sanitario”. Puntualizzando che “occorre inoltre recuperare ritardi e disfunzioni nella consegna di guanti, mascherine e tute, affinché gli operatori sanitari possano lavorare senza rischiare di compromettere la loro salute, o di doversi sottoporre a quarantene che li sottrarrebbero alla cura dei pazienti in momenti di carenza di organico”.

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Gli odontoiatri chiusi cedono le scorte ai colleghi aperti.

Chi presidia 12 ore al giorno la salute delle famiglie di Augusta affidata alle sue cure, senza che nessuno glielo imponga, non he tempo né coscienza, di dedicarsi ai distinguo delle responsabilità locali o regionali. A quel sostanziale “arrangiatevi” arrivato dall’Asp siracusana, i medici di base si sono organizzati da soli. E qualche collega odontoiatra rimasto con lo studio chiuso, se non per i casi di emergenza, ha iniziato a distribuire la sua scorta di protezioni individuali agli ambulatori di medicina generale. Visto che la macchina sanitaria pubblica si inceppa persino su guanti e mascherine, i dottori si sono attrezzati a fare da soli pure per testare terapie. Le riviste scientifiche di settore hanno consentito l’accesso libero ai saggi sul Coronavirus e la Sars. Mentre in un gruppo Facebook chiuso, cui si accede con attente identificazioni professionali, 86 mila medici di tutta Italia mettono in comune le loro esperienze sul campo. In questi giorni si stanno confrontando sui risultati dei trattamenti Covid-19 con i farmaci antimalarici e contro l’artrite reumatoide, associati agli antibiotici specifici per le infezioni polmonari. Vanno a tentativi, e ogni caso fa storia a sé. Ma nella condivisione può saltare fuori un filo rosso.

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Congiuntivite-spia e i rischi del cortisone aerosol.

Grazie al collettivo scambio di informazioni mediche sul social, cui partecipano pure le case farmaceutiche, hanno per esempio scoperto che ai già noti sintomi del Covid-19 si possono aggiungere la congiuntivite, o la perdita del gusto e dell’olfatto. Timori sono sorti sull’uso del cortisone, specie per via aerosol. In sostanza si delinea il quadro di un virus ancora imprevedibile, che rende assolutamente necessario il ricorso al medico curante per qualsiasi disturbo, senza avventurarsi nelle cure fai-da-te tanto di moda dall’avvento di Internet. Se una prima lezione sta arrivando da questa pandemia, è proprio quella dell’importanza delle competenze. Che nei casi di emergenza sanitaria possono fare la differenza fra la vita e la morte. Il comunicato della segretaria regionale Fp Cgil, diffuso il 20 marzo, racconta che “i lavoratori siciliani dell’Igiene ambientale sono ancora fortemente in difficoltà per mancanza di mascherine e di dispositivi di sicurezza, adatti a proteggersi dai rischi di contagio. Attualmente per i lavoratori è difficile rispettare le direttive impartite dai decreti nazionali e regionali”.Un documento che mostra come la seconda lezione impartita dal Coronavirus, sia quella che la capacità competente fa la differenza pure in campi diversi da quello scientifico, ma altrettanto importanti sul piano sociale. Ma di questo ci sarà tempo e modo di parlarne, sperando che non si arrivi a farlo troppo tardi.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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