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Augusta #iorestoacasa, Stato latitante: forze dell’ordine arruolano i social

AUGUSTA – Portatevi sempre dietro una penna per quando vi fermano a un posto di blocco. “Diamogli una mano che stanno facendo un lavoro strepitoso. Meritano tutto il nostro ringraziamento. Passate parola”. In altre ere geologiche lontane qualche settimana appena, quest’appello agli internauti per aiutare le forze dell’ordine avrebbe raccolto commenti “coloriti” di ogni tipo. Invece il 17 marzo nessuno ha trovato da ironizzare, quando si è trovato questo post sul gruppo Facebook Sei augustana/o se“. Perché quella biro da tenere in tasca insieme all’autocertificazione per giustificare gli spostamenti di necessità, può fare la differenza fra restare in salute o beccarsi il Coronavirus. Anche, e soprattutto, per chi rischia di prendersi il Covid-19 proprio perché cerca di evitare il contagio agli altri. E così accade che ai tempi della pandemia, i social di Augusta si scoprano salvagente per una prima linea mandata allo sbaraglio da uno Stato impreparato.

Una penna per tante mani, serio rischio per le pattuglie.

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Nico Cirillo
conduttore radio e influencer (foto Facebook)
Copertina, nella città muta parlano i muri.

“Mi è successa una cosa bellissima. Uscito per andare a comprare qualcosa e fermato dalle forze dell’ordine. Ovviamente tutto ok perché avevo l’autocertificazione già compilata ma la cosa bella è che il carabiniere mi ha riconosciuto, perché segue il gruppo, e m’ha chiesto di passarvi un messaggio. Cerchiamo di portare con noi oltre all’autocertificazione anche una penna. Mi ha riferito che la maggioranza delle persone fermate non ne sono dotate ed è un rischio enorme dover consentire l’utilizzo della loro penna”. Il post di Nico Cirillo ha il tono lieve dell’ex conduttore radiofonico over-size, che si ritrova improvvisamente nei panni attillati dell’influencer social riconosciuto per strada. Ma quanto racconta di leggero non ha nulla, perché mostra le falle di un sistema che costringe un appuntato a rivolgersi a Facebook per tutelare la salute di tutti. L’episodio resterebbe una piccola nota di colore, nelle cronache di una città annichilita da una temuta “apocalisse”, se non fosse che un comunicato stampa arrivato nelle stesse ore dal gruppo Pd all’Assemblea siciliana, getta una luce particolare su quell’episodio.

Barbagallo, Pd: preoccupanti ritardi per esiti tampone.

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“Sono molto preoccupato del ritardo con cui vengono esitate le richieste di tampone nel territorio della regione siciliana dove centinaia di cittadini, pur in presenza dei sintomi, attendono da settimane. A dichiararlo è Anthony Barbagallo, deputato all’Ars e candidato alla segreteria regionale del Partito democratico. Nel documento dove “lancia l’allarme e chiede chiarimenti sulle procedure seguite dal sistema sanitario regionale”, scrive che “ad aggravare ulteriormente il ritardo è la singolare circostanza che sono pochissimi i laboratori accreditati per l’analisi dei tamponi“. Il parlamentare regionale avanza un dubbio che fa raggelare:“Sarebbe paradossale scoprire che il numero contenuto di casi positivi di Covid-19 in Sicilia sia la conseguenza dell’enorme ritardo nell’effettuazione dei tamponi, piuttosto che della effettiva diffusione dell’epidemia“. Nel suo comunicato dice che dall’amministrazione Nello Musumeci “ci aspettiamo misure indifferibili come l’implementazione del personale nei servizi di epidemiologia, e laboratori satellite per velocizzare l’esame dei campioni prelevati”. 

Tempi lunghi analisi aumentano rischi dei falsi negativi.

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Anthony Barbagallo, deputato regionale Pd
(foto Fb)

C’è poi la questione aperta dei cosiddetti “falsi negativi“, che angustia gli ambienti dei medici di famiglia. Il doppio tampone serve proprio ad evitare la possibilità di errori sulla diagnosi Coronavirus. Ma i tempi lunghi denunciati dall’onorevole Barbagallo sui risultati degli esami, possono dare a quei ritardi degli esiti mortali. Non solo per i pazienti che scoprono troppo tardi di essere ammalati di Covid-19, ma per tutti coloro che sono rimasti in contatto con loro sapendoli immuni. Stato e Regione si stanno muovendo, ma sembrano inseguire piuttosto che governare la complessità dell’emergenza Coronavirus. La ricetta cinese importata pedissequamente si sta scontrando coi limiti delle istituzioni democratiche, e con il grado di tollerabilità in una società pluralista. I giochini da villaggio turistico con i cori alla finestra e i flash mob dal balcone, possono funzionare all’inizio per “tenere sù il morale”. Poi riporta alla realtà il carabiniere preoccupato, costretto a chiedere l’aiuto social del “signor Rossi” incappato nella paletta.

Programma solidarietà del Corecom per accesso al web.

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“La crisi sanitaria determinata dal virus ha amplificato e rafforzato il ruolo delle tecnologie informatiche e della rete telematica“, spiega Maria Astone, presidente del Comitato regionale per le comunicazioni“Oltre a essere luogo di scambio di informazioni, di opinioni e anche di disinformazione, da qualche settimana il web è diventato strumento per la diffusione di cultura, di insegnamenti, di didattica e di lavoro“. Il Corecom Sicilia ammette che “tutto ciò porta ad una riconsiderazione del rapporto tra internet e società“. E lancia un programma solidarietà per facilitare economicamente a tutti l’accesso mobile alla Rete. Ma a quale “web” si connetteranno, quanti oggi lo frequentano poco perché non arrivano a fine mese? Proprio il 17 marzo, Giornalisti Italia ha dato la notizia di una ventisettenne “denunciata per procurato allarme a Catania. L’articolo riporta un lancio Ansa, dove si spiega che “ha diffuso sui social la falsa notizia di 7 casi di contagio in Sicilia“, clonando il logo di una tv locale. Questa falsa informazione si è avvalsa dei gruppi, per diffondersi come un virus negli smartphone dei “confinati” in casa. 

L’influencer Cirillo: responsabilità dei gruppi Facebook.

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“In questi tempi di emergenza, come amministratore sento la responsabilità di coinvolgere i moderatori e gli amici del gruppo in una sorta di etica social, attraverso l’educazione a riconoscere le fake-news e contrastarne la diffusione”, spiega Cirillo. Perché Facebook ha costruito dal nulla e portato al potere alcuni grandi partiti politici. Ha pure distrutto reputazioni spesso ingiustificatamente, e quasi sempre irrimediabilmente. Ma adesso la paura Covid-19 sta facendo entrare i suoi attori-utenti nella fase 2.0: quella della comunicazione responsabile. Lo stanno sperimentando molti dei gruppi augustani, che hanno abbandonato autonomamente la linea della zuffa virtuale contro tutti e tutto. Per riconvertirsi in strumenti al servizio dell’informazione utile alla gestione dell’emergenza, anche a costo di rimetterci qualche like. Una metamorfosi che ha trasformato la piazza privilegiata per manifestare il malcontento, nell’amplificatore dei messaggi governativi.

Baffo “spegne” le polemiche su Tribuna politica.

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Salvatore Baffo, amministratore Tribuna politica (foto Fb)

“Cerco di evitare le polemiche e di divulgare le ordinanze di particolare interesse pubblico”, dice Salvatore Baffo. Per un gruppo come il suo che si chiama “Tribuna politica“, è una scelta coraggiosa ma necessaria. “Perché l’opinione di un amministratore è più seguita di altre, perciò lascio da parte la vis polemica per dare spazio alla politica che ha l’approccio della proposta concreta. Resta “lo scambio di idee, ma adesso molti scoprono il senso di responsabilità nell’uso del linguaggio“. Il che non è male, per social che tradizionalmente sono stati una terra franca di legge. Ma l’emergenza Coronavirus rischia di far ammalare pure la democrazia, che col confronto anche aspro si alimenta. “Io e i moderatori sentiamo questa responsabilità di fare attenzione a collaborare allo sforzo collettivo, senza dover nascondere nulla”, ammette Cirillo. Che giornalista non è, anche se un tempo accarezzava questa idea. E ora si ritrova all’improvviso, insieme con gli altri “colleghi” Facebook, di fronte allo stesso bivio che ogni giorno incontrano i cronisti di professione. Quel crocevia dove pubblicare di una penna, che il carabiniere ti chiede di aiutarlo a non farla passare di mano in mano, racconta di uno Stato alle corde. Tenuto in piedi “con fortissimo stress, da chi non può permettersi di stare a casa come tutti”.

Una biro e il lusso di stare a casa.

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LA NOTA: Chi segue con attenzione quotidiani e testate giornalistiche, può osservare come si stia facendo strada l’ipotesi di un’emergenza sanitaria più lunga della scadenza 3 aprile. Addirittura molto più lunga. I “contenuti” della comunicazione ufficiale fanno acqua da molte parti, e gli “addetti ai lavori” se ne rendono conto ogni giorno che passa. Arriverà il momento adatto per fare i “processi“: almeno quelli giornalistici, politici e storici. Adesso serve solo che #iorestoacasa non sia solo un hashtag di moda. Ma non diventi nemmeno un sedativo allo spirito critico, che mantiene vitale la democrazia e questa Nazione. Magari proprio quella biro d’ordinanza che ognuno è pregato di portarsi dietro, insieme la giustificazione per la signora maestra Stato, fa capire quanti onesti lavoratori ritengano fortunato chi gode del “lusso” di potere stare in casa.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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